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Responsabilità medica: per le cure salva-vita non serve il consenso del paziente

La responsabilità di assicurare le terapie necessarie è del personale medico-sanitario e il consenso del paziente non può essere sostituito da quello dell'amministratore di sostegno
un cuore con uno stetoscopio su un tavolo

di Valeria Zeppilli – Il consenso informato del paziente, che è un elemento fondamentale nella corretta gestione del rapporto che lega medico e assistito, non è indispensabile nel caso in cui sia necessario praticare delle cure salva-vita.

Il principio è stato di recente ribadito dal Tribunale di Modena con decreto del 18 gennaio 2018 (qui sotto allegato), che ha subordinato l'esonero dal consenso alla presenza di una situazione di urgenza o di uno stato di necessità in capo a un paziente in stato di incoscienza.

Rapporti con l'amministrazione di sostegno

Nella medesima pronuncia, il giudice ha anche precisato che se il paziente si trova in stato di necessità, il personale medico-sanitario deve assicurare le cure necessarie alla sua sopravvivenza senza che il consenso informato possa essere in qualche modo surrogato dall'amministratore di sostegno al quale il paziente stesso sia affidato.

La vicenda

Nel caso di spece, l'amministratore aveva chiesto al tribunale l'autorizzazione a procedere a tracheotomia nei confronti del beneficiario, affetto da distrofia miotica di Steinert in fase avanzata, con il quale non era più possibile dialogare, rilevando tuttavia che il paziente, quando era ancora nel pieno delle sue facoltà mentali, aveva in più occasioni espresso la volontà di non sottoporsi a tale operazione ma di voler continuare a vivere. Per garantirgli la sopravvivenza, però, la tracheotomia era l'unica opzione disponibile.

Alla luce di tale volontà, intrinsecamente contraddittoria, e della circostanza che ci si trova di fronte a una terapia salva-vita, l'istanza dell'amministratore di sostegno è stata rigettata: è il personale medico-sanitario la responsabilità di assicurare al paziente le cure necessarie.

Tribunale di Modena testo decreto 18 gennaio 2018
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(06/03/2018 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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