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Gli Adblock sono legali?

Cosa sono gli adblock, come funzionano e quali sono i dubbi sulla loro legalità
computer con schermata adblock su scrivania

di Eleonora Vaiana - La pubblicità sul web è spesso molto fastidiosa e piuttosto martellante. Proprio per questo motivo sono nati i cosiddetti adblock, delle estensioni disponibili per i principali browser web che bloccano completamente le pubblicità, siano essi annunci pubblicitari innocui o fastidiose schede pop-up. Per quanto il loro utilizzo sia ritenuto legale, è importante comprendere cosa comporta utilizzare gli adblock per decidere, in maniera conscia, se optare per la loro adozione oppure no.

Come funzionano gli adblock?

Il funzionamento degli adblock è piuttosto semplice. Grazie a una serie di regole di riconoscimento che rilevano le URL contenenti degli annunci pubblicitari di qualsiasi tipo, queste particolari estensioni per browser ne bloccano la visualizzazione mediante javascript, al momento del caricamento del contenuto.

L'utente ha la possibilità di scegliere di utilizzare l'adblock quando e come desidera: in molte proposte di questo tipo è presente la possibilità di personalizzare al massimo il blocco delle pubblicità, scegliendo su quali siti web far entrare in funzione l'estensione e su quali bloccarla. Generalmente, quando si installa un'estensione di questo tipo sarà già presente una lista di filtraggio compilata automaticamente dallo sviluppatore e/o dalla community che vi sta alle spalle. La lista comprenderà sia una white list (lista bianca = siti per i quali è consentito il caricamento della pubblicità) sia una black list (lista nera = siti per i quali non è consentito il caricamento della pubblicità).

I vantaggi degli adblock

Utilizzare l'estensione adblock comporta vantaggi piuttosto evidenti: niente più fastidiose pubblicità su YouTube mentre si sta cercando di guardare un video; niente più folli annunci pubblicitari su Facebook, spesso assolutamente indesiderati. E, in particolare, niente più finestre pop-up con autoplay che si aprono autonomamente e che, spesso, sono difficili da scovare per poterle chiudere, soprattutto se hanno video o voci automatiche che ci colgono di sorpresa.

Gli adblock sono disponibili anche per smartphone e tablet e, in questo caso, possono essere molto utili per la sicurezza dell'utente. Infatti, molto spesso accade che a causa di un tap involontario su una pubblicità apertasi automaticamente all'avvio di un'applicazione, l'utente diventi vittima di spam, malware e phishing. In alcuni casi, addirittura, si attivano abbonamenti costosi a servizi non desiderati né richiesti volontariamente, ma inavvertitamente attivati tramite banner pubblicitario. Dai dispositivi mobile, inoltre, il caricamento delle pagine così snellite sarà più rapido e il consumo di dati minore.

L'utilizzo di un adblock è legale?

In mancanza di precedenti nel nostro paese possiamo al momento solo fare riferimento a una pronuncia della corte di Amburgo che si è espressa in merito alla causa intentata da alcune società tedesche contro l'azienda produttrice dell'adblock per eccellenza (AdBlock Plus): l'utilizzo di tali soluzioni è legale. Software come AdBlock Plus, infatti, consentono alle aziende di pagare una somma di denaro per far sì che i propri siti web vengano inseriti nelle liste bianche: l'accusa da parte delle aziende tedesche interessate era il favorimento della concorrenza sleale da parte di EYEO, madrina del noto sistema di adblock.

Ciò che occorre considerare è l'importanza che hanno le pubblicità per giornali online, webzine, blogger, vlogger e venditori che, grazie agli odiatissimi ads, riescono a sostenersi. A tal proposito, di recente, è stato sviluppato l'Anti Adblock Killer, un blocco che blocca il blocco della pubblicità.

Adblock: legali sì ma non senza conseguenze

Abbiamo appurato che gli adblock sono legali? Forse è presto ancora per dirlo. E non possiamo fare certo affidamento a una sola pronuncia.

Ma vediamo cosa comporta l'uso degli adblock. Se ben utilizzati essi consentono anche di accettare la pubblicità su tutti quei siti web ai quali siamo particolarmente affezionati. Ma oggettivamente, quante persone lo fanno? La possibilità di creare liste bianche di siti ai quali assicurare la riproduzione degli ads pubblicitari è sicuramente un'ottima cosa. Guardando, però, concretamente la situazione da vicino (e considerando le lamentele da parte di youtuber, blogger, webzines, e chi più ne ha più ne metta) è possibile affermare che nessuno perde tempo nella creazione delle liste bianche.

Consideriamo la questione da un altro punto di vista: forse per qualcuno l'idea di acquistare un giornale cartaceo o una rivista dall'edicolante è un po' anacronistica ormai, ma un tempo era parte della nostra routine quotidiana. I giornali contenevano pubblicità le quali, funzionando da sponsor, consentivano all'editore di far fronte alle spese e di investire nei contenuti per offrire un prodotto di qualità.

Cosa avremmo detto se l'edicolante avesse iniziato a vendere i giornali dopo averne rimosso le pagine pubblicitarie. Forse gli editori avrebbero avuto più di una ragione per fare le proprie rimostranze.

Gli adblocker si comportano in modo del tutto simile perché di fatto vanno ad alterare il contenuto di un opera digitale.

E' vero che la pubblicità a volte può essere invasiva e fastidiosa, ma è ciò che consente di fruire liberamente di contenuti che altrimenti dovrebbero essere a pagamento.

Oggi gli sponsor ci consentono di accedere alla libera informazione. Ma senza le risorse economiche derivanti dalla pubblicità, gli unici che potrebbero fare informazione sarebbero solo quei pochi quotidiani che essendo strettamente legati al mondo della politica hanno accesso ai finanziamenti pubblici. E sarebbe la fine per le testate indipendenti.

(17/12/2017 - Eleonora Vaiana) Foto: 123rf.com
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