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Stefania Limiti presenta La strategia dell'inganno - ed. Chiarelettere

Le bombe, i tentativi di golpe, la guerra psicologica in Italia spiegata da una giornalista di razza
Libri, computer e cellulare incatenati

di Paolo M. Storani - LA STRATEGIA DELL'INGANNO DI STEFANIA LIMITI, EDITORE CHIARELETTERE: PRESENTAZIONI A TOLENTINO (MC), LA BOTTEGA DEL LIBRO, IL 30 NOVEMBRE 2017, ED OSTUNI (BR), VOCEANIMA, IL 2 DICEMBRE 2017

Il connubio non poteva essere più riuscito.

Stefania Limiti è un'indomita ricercatrice di verità.

Chiarelettere è una casa editrice che ha volto buona parte della sua linea editoriale al soddisfacimento della sete di verità; tutti i testi menzionati in questo scritto sono editi da Chiarelettere.

Lo stile di scrittura di Stefania è davvero gradevole e, tra le righe delle sue pagine di mirabile tenacia applicativa, il lettore sensibile afferra la positività, la signorilità e la finezza di un'autentica fuoriclasse del giornalismo d'inchiesta.

Il titolo dell'opera uscita nel maggio 2017, La strategia dell'inganno, è una sorta di modernizzazione della strategia della tensione portata più vicino ai giorni nostri.

Infatti, l'ultimo libro di Stefania Limiti (laureata in scienze politiche e da anni dedita al giornalismo d'inchiesta) è una prosecuzione dei suoi lavori precedenti nei quali avevo trovato quello che da tempo cercavo: un antidoto alla presa per i fondelli delle verità ufficiali, che sono versioni colabrodo in special modo agli occhi di chi, come chi scrive, per ragioni anagrafiche ha vissuto il tempo degli avvenimenti.

Se la mia memoria personale è di una nazione militarizzata nei 55 giorni della prigionia di Aldo Moro, come può essere che lo Stato sia stato così inefficiente al punto che i brigatisti (o presunti tali?) si incontravano per Roma, frequentando gli stessi bar e gli stessi ristoranti di sempre, facendo i postini dei comunicati provenienti dalla… prigione del popolo (dove si trovava realmente?) che lasciavano nei cestini in pieno centro di Roma affrontando un rischio apparentemente enorme, magari soltanto per consentire all'On.le Moro di augurare buona Pasqua alla moglie? Di quali protezioni anche esterne hanno goduto costoro?

Per Aldo Moro, ragionando a consuntivo, lo Stato fece poco o nulla.

Ricorderete certamente la (presunta) seduta spiritica (disturbando gli spiriti di don Luigi Sturzo e Giorgio La Pira) del 2 aprile 1978, nella villa di Zappolino, sull'Appennino toscoemiliano, che serviva per fare uscire la parola Gradoli alla quale parteciparono Romano Prodi, Mario Baldassarri, il padrone di casa Alberto Clò, tutti destinati a radiose carriere politiche, chi con il centro-sinistra, chi con il centro-destra.

Ma al tempo dei drammatici 55 giorni non si andò mai al di là dell'operazione mediatica, con i servizi segreti che pullulavano di iscritti alla P2: tant'è che Mario Moretti e Barbara Balzerani decisero di rimanere egualmente all'interno undici di Via Gradoli, n. 96 per altri dodici giorni.

Certo, si fa fatica a credere al fatto che Mario Moretti non abbia colto la portata dirompente per l'intera catena dell'Alleanza Atlantica che avrebbe avuto la rivelazione del segreto di Gladio svelatogli da Moro.

Esce il comunicato n. 6 e le Brigate Rosse glissano e non fanno sapere nulla: "non ci sono segreti che riguardano la Dc... il suo compito di pilastro dello Stato delle multinazionali, che siano sconosciuti al proletariato".

Molte spiegazioni a queste paradossali evenienze, specie se rapportate ad un fatto talmente grave per la storia d'Italia, sono contenute nel libro del marzo 2015 Complici, scritto a quattro mani da Stefania Limiti con il mai troppo rimpianto Sandro Provvisionato, che ci ha lasciato appena qualche giorno fa.

Sempre il caro Provvisionato aveva curato con Ferdinando Imposimato il libro Doveva Morire, uscito nel 2014.

Con il libro dell'aprile 2013, Doppio livello, Stefania aveva affrontato uno degli snodi più complessi del progetto di destabilizzazione praticato in Italia, cercando di decodificare l'opera di camuffamento e di deviazione della verità che compie con regolarità il potere con cinismo e violenza, ma rimanendo invisibile e dietro sigle che alla fine risultano vuote maschere.

Stefania Limiti ci sta aiutando nella ricostruzione dei periodi oscuri della nostra vita con l'auspicio che diradare le fitte coltri di nebbia promuova finalmente il progresso di questo anomalo Paese che poco o nulla sa dei passaggi determinanti della propria lugubre storia: agguato, rapimento ed uccisione di Aldo Moro, delitti eccellenti ed eclatanti come quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, passando prima per Piazza Fontana, l'Italicus, Piazza della Loggia, la P2, Gladio, la cui struttura Giulio Andreotti si precipiterà a comunicare al Parlamento pochi giorni dopo la seconda scoperta delle carte dell'On.le Moro nell'appartamento milanese di Via Monte Nevoso.

Nelle opere di Stefania tutto è documentato e levigato, tutto è frutto di un meticoloso lavoro di scomposizione e di ricomposizione, che è la cifra tecnica che contraddistingue ogni passo delle fatiche dell'Autrice romana.

Un ricco apparato di note a pie' di pagina, curatissime e talvolta interessanti quanto il testo, correda ogni foglio.

Una serie di fenomeni destabilizzanti sia nei confronti delle istituzioni che dell'opinione pubblica (e che non sono giustificabili neppure in un paese che ha avuto una lunga scia di stragi come l'Italia) si concentra cronologicamente tra il 1992 ed il 1993; tali eventi non sono spiegabili se vengono presi ad uno ad uno; è l'insieme di questo biennio che va analizzato unitariamente, nei metodi e nelle tecniche di destabilizzazione di un paese che ha una posizione nevralgica sullo scacchiere della geopolitica mondiale.

Una geopolitica mondiale che ha appena assistito alla caduta del Muro di Berlino, simbolo della cortina di ferro, linea di demarcazione tra la zona d'influenza statunitense e quella sovietica: la data è il 9 novembre 1989.

I vecchi partiti sono crollati. Partono l'inchiesta milanese di Manipulite e Tangentopoli.

Addirittura si verificano suicidi.

Due tentativi di golpe più o meno sceneggiati.

All'interno della nostra intelligence vi è una guerra intestina frutto di cinquant'anni di guerra fredda.

Alla sua fine i servizi segreti andavano di necessità cambiati perché tutto era ormai mutato.

Giulio Andreotti era ai ferri corti con l'Ammiraglio Martini: i loro rapporti si erano deteriorati per la disapprovazione da parte di Martini della rivelazione sull'esistenza di Gladio da parte di Andreotti, come descriveva nel 1990 con impressionante lucidità Peppino D'Avanzo su La Repubblica.

Rilevantissima anche l'opera dello studioso Giuseppe De Lutiis sul lato occulto del potere, uno dei maestri di Stefania.

L'esito di tutto ciò sono le elezioni del 1994 e l'avvio della Seconda Repubblica.

I servizi segreti sono uno degli aspetti portanti dell'istituzione statale.

Di per sé il servizio di intelligence è chiamato a tutelare la sicurezza della Repubblica.

Il servizio segreto, in effetti, rappresenta (o dovrebbe rappresentare) uno dei cuori pulsanti di uno stato.

In Italia, invece, i servizi segreti sono stati al servizio degli assetti della guerra fredda che imponeva una continua destabilizzazione del paese.

L'Italia era (è) al centro geografico e politico di un'area delicatissima.

Si pensi al transito di terroristi di ogni provenienza e di armi di ogni risma. Ai molti lasciapassare di cui costoro godevano.

L'Italia in sostanza non poteva permettersi che ci fosse un cambio politico.

L'alleanza atlantica temeva gli squilibri negli assetti nati nel dopoguerra.

I servizi segreti sono stati delle ancelle della politica ed hanno garantito protezione ai gruppi criminali utilizzati per la strategia della tensione.

Due facce principali sono note, quella neofascista e quella mafiosa.

I due gruppi protagonisti dell'assalto stragista allo Stato.

Hanno garantito della costante protezione dei servizi segreti.

Ma da noi ha agito anche un'entità sconosciuta, "espressione di interessi particolari e potenti, un deep State, per usare un termine al quale recentemente si fa spesso ricorso", per adoperare le espressioni di Stefania Limiti nel libro La strategia dell'inganno.

Si tratta di "un potere antidemocratico embedded, incistato, nelle strutture democratiche del potere, cane da guardia degli interessi di una piccola parte a scapito di una maggioranza disgregata, impoverita e senza voce. Proprio come quello che ha agito nel nostro paese nell'ultimo decennio del Novecento".

Di quanto precede e di tante altre cose Stefania Limiti discuterà a Tolentino, in provincia di Macerata, il 30 novembre 2017, alle ore 21:30, presso il teatro Politeama, ed il 2 dicembre 2017 ad Ostuni, in provincia di Brindisi, presso l'Hotel La Terra, in Via Gaspare Petrarolo, alle ore 19.

Vi aspettiamo!

Strategia dell'Inganno
(26/11/2017 - Law In Action - di P. Storani)
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