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Ingiuria e danni si risolvono in commissariato

A seguito della depenalizzazione potrebbe trovare nuova vita il vecchio articolo 1 del TULPS
insegna di commissariato della polizia italiana

di Valeria Zeppilli – A seguito del processo di depenalizzazione che ha coinvolto numerosissimi reati all'inizio di quest'anno, si potrebbe "rispolverare" una norma che in realtà esiste da tempo ma che a molti è sconosciuta: l'articolo 1 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.

Oggi, infatti, chi è stato vittima di uno dei comportamenti che il decreto legislativo numero 7/2016 ha eliminato dall'area del penalmente rilevante, non può più presentare querela e l'unico strumento che ha per trovare giustizia, ad esempio dinanzi a un'ingiuria, è quello di avviare un'azione civile per ottenere il risarcimento del danno, con tute le conseguenze che ne derivano in termini di tempi e costi.

Ecco, allora, che l'articolo 1 del TULPS del '31 potrebbe trovare dopo tanti anni un riscontro effettivo.

L'articolo 1 del TULPS

Tale norma, infatti, dopo aver dichiarato che l'autorità di pubblica sicurezza ha il compito di vegliare sul mantenimento dell'ordine pubblico, della sicurezza e dell'incolumità dei cittadini, quello di tutelare la proprietà, quello di far rispettare le leggi e i regolamenti e quello di prestare soccorso in caso di infortuni, sancisce che essa "per mezzo dei suoi ufficiali, ed a richiesta delle parti, provvede alla bonaria composizione dei dissidi privati".

Giustizia in commissariato

Ciò vuol dire che, per trovare giustizia in caso di ingiuria, di danneggiamento semplice e di tutte le altre fattispecie di reato spazzate via all'inizio di quest'anno, spesso potrebbe bastare davvero recarsi in commissariato e chiedere aiuto agli ufficiali di pubblica sicurezza.

Dopo aver ricevuto l'esposto, infatti, la Polizia o i Carabinieri convocano le parti, danno una lettura della vicenda spiegando loro cosa dice in proposito la legge e le aiutano a trovare un accordo per risolvere la questione.

Il verbale dell'incontro, nel quale sono riportati anche gli eventuali impegni assunti delle parti, avrà quindi valore di scrittura privata autenticata e potrà essere utilizzato per far rispettare quanto in esso contenuto, anche come confessione.

Così facendo, peraltro, non solo la vittima può evitare i costi e i tempi di una causa, ma anche il colpevole trae indubbi vantaggi: le conseguenze economiche della sua "malefatta", infatti, restano circoscritte al risarcimento del danno (sul quale potrà fare uno sforzo in più) e non investono anche la sanzione pecuniaria civile e il pagamento delle spese legali.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(18/11/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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