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Se le leggi fossero scritte dai robot---

Gli spazi che la tecnologia sta conquistando non rendono l'ipotesi così assurda come potrebbe sembrare. E qualche vantaggio ci potrebbe essere
robot che scrive a macchina

di Valeria Zeppilli - La tecnologia, senza dubbio, sta conquistando il mondo e per molte attività non è più necessario l'intervento dell'uomo. Ma possiamo dire davvero che computer e macchine sono diventati così intelligenti da sostituire persino gli esseri umani?

Albert Einstein era convinto che un giorno le macchine sarebbero riuscite a risolvere tutti i problemi, ma che mai nessuna di esse sarebbe stata in grado di porne uno.

Insomma non si può parlare di una "vera" intelligenza perché questo richiederebbe una comprovata capacità di svolgere ragionamenti analoghi a quelli che può svolgere una mente umana. Eppure oggi le "intelligenze artificiali" possono fare molto, molto di più di quanto potessimo un tempo immaginare. Possono persino captare le condizioni di salute di un uomo e intervenire per evitare problemi più seri. Ad esempio, un'automobile (la Tesla) è riuscita a salvare il suo conducente da un attacco cardiaco, trasportandolo automaticamente in ospedale.

Le intelligenze artificiali possono anche realizzare sculture ed oggetti (come nel caso delle stampanti 3D), comporre musica o semplicemente suonare uno strumento, o, ancora, parlare e fare delle associazioni per certi versi simili a dei ragionamenti umani.

Ma l'applicazione forse più strabiliante, ad oggi, è la creazione di un robot capace di fare il lavoro di 50 avvocati. Ross (questo il suo nome) passerà alla storia per essere stato il primo robot assunto da un noto studio legale. A quanto pare è in grado di rispondere alle domande di carattere giuridico dopo aver passato in rassegna l'intero corpus legale ed è pronto a monitorare costantemente il mondo del diritto per segnalare eventuali sentenze interessanti per il suo "datore di lavoro" (leggi: "Il primo avvocato robot 'assunto' da uno studio legale").

Poter contare su un super-avvocato robot è di certo vantaggioso: si risparmia tempo, si commettono meno errori (o forse!) e si è sempre certi di avere un parere frutto dell'analisi di tutte le norme vigenti e della giurisprudenza recente e passata.

Ma se anche il legislatore fosse sostituito da un robot?

Le attività di ricerca e di studio sulle intelligenze artificiali portano allo sviluppo di robot sempre più capaci di elaborare pensieri complessi e di ragionare in maniera autonoma. È lecito quindi chiedersi se, oltre ad avere avvocati-robot, dobbiamo aspettarci in un futuro più o meno lontano anche un legislatore-robot.

Al momento un progetto del genere sembrerebbe appartenere più al mondo della fantasia e dell'immaginazione, ma non tanto perché non esistano le competenze tecniche per realizzarlo, quanto piuttosto per la natura stessa delle leggi, che non possono essere ridotte a un banale calcolo matematico. Ogni legge riflette un pensiero, un'idea, dei valori e tutto questo non può in alcun modo prescindere dalla componente umana. Insomma, parafrasando le parole di Elias Canetti, le macchine non saranno mai abbastanza misteriose perché si possa credere in esse.

I robot, però, potrebbero già da subito assumere le vesti di assistenti, per affiancare le attività del legislatore. Un'intelligenza artificiale di questo tipo potrebbe essere d'ausilio nella ricerca di soluzioni normative a una crisi finanziaria, potrebbe individuare lacune ed errori dell'impianto normativo di una legge o di un codice di procedura, porterebbe aiutare a un processo di semplificazione della normativa vigente... e potrebbe ridurre gli errori nella stesura delle leggi evidenziandone anche anomalie e contraddizioni.

Affiancare al legislatore "umano" un robot esperto in materia legale potrebbe infine portare a un ulteriore auspicabile vantaggio: che le leggi siano finalmente scritte in un italiano comprensibile. Se non altro per non lasciar cadere nel nulla una vecchia legge del 1988 (la n. 400) che aveva dedicato un articolo (il 13 bis) alla "chiarezza dei testi normativi" obbligando il legislatore a indicare "in forma integrale o sintetica di chiara comprensione il testo ovvero la materia alla quale le disposizioni fanno riferimento". Come dire se l'ignoranza delle leggi non scusa, facciamo almeno in modo che chi le scrive ci dimostri di non essere lui il primo ad avere bisogno di tornare sui banchi di scuola!


Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed � dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche � Diritto del lavoro presso l'Universit� 'G. D'Annunzio' di Chieti � Pescara
(04/11/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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