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Maltrattamenti in famiglia: togliere il bancomat alla moglie è reato

Tale comportamento, ledendo la dignità della donna e rendendo intollerabile la convivenza, rappresenta un'ipotesi di maltrattamenti in famiglia ex art. 572 del codice penale
donna che mostra portafogli vuoto

di Valeria Zeppilli – I maltrattamenti in famiglia, puniti severamente dal nostro ordinamento penale, non sempre si concretizzano nelle comuni ipotesi di angherie, insulti e violenze fisiche e psicologiche: anche sottrarre il bancomat alla moglie può contribuire a integrare una simile condotta criminosa.

La fattispecie di cui all'articolo 572 del codice penale, in realtà, punisce genericamente chiunque maltratta un componente della propria famiglia senza soffermarsi ad enucleare le singole modalità con le quali il comportamento sanzionato può nei fatti estrinsecarsi. Se però ci si concentra sulla ratio di tale norma, si capisce subito che l'intento che ha animato il legislatore nel prevederla è stato chiaramente quello di tutelare sia la famiglia in generale che la dignità personale dei suoi componenti e la tollerabilità della convivenza tra di essi.

Aspetti che possono essere ben intaccati anche dal privare la moglie dell'accesso al conto corrente dedicato alle spese di famiglia, pur se lasciandole una minima disponibilità economica per permetterle di provvedere ai bisogni primari, facendo la spesa.

Di certo in tal modo si lede infatti la dignità personale della donna e si rende scarsamente tollerabile la convivenza con il consorte che in maniera del tutto autoritaria e vessatoria abbia "tagliato i fondi" alla moglie.

Quanto detto ha peraltro trovato una recente conferma nella giurisprudenza della Corte di cassazione che ha reputato idoneo a integrare la condotta sanzionata dall'articolo 572 del codice penale il comportamento di un marito che aveva tolto la possibilità della moglie di disporre del conto corrente dedicato alla famiglia e le aveva impedito l'utilizzo del bancomat (cfr. Cass. 6 maggio 2016, n. 18937).

Nel caso di specie i comportamenti idonei a rappresentare maltrattamenti, in realtà, erano molteplici e di diversa natura, ma tra di essi è stato fatto rientrare pure quello in analisi.

Il rispetto della propria famiglia, insomma, passa anche da qui.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(22/06/2016 - Valeria Zeppilli) Foto: 123rf.com
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