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Documenti: come dare data certa?

Tale strumento è fondamentale per rendere una scrittura privata non autenticata certa e computabile riguardo a terzi
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di Valeria Zeppilli – Talvolta, a fini probatori, risulta necessario dare a un documento una data certa.

Ma come è possibile dimostrare giuridicamente che un documento è stato con certezza formato o comunque sussisteva in una determinata data?

È chiaro che il problema si pone solo quando le firme non sono state autenticate.

Per tentare di risolverlo occorre guardare alla norma di legge che rende rilevante l'apposizione di una data certa nel nostro ordinamento.

L'articolo 2704 c.c.

Nel dettaglio, è l'articolo 2704 del codice civile che afferma che la data della scrittura privata la cui sottoscrizione non sia stata autenticata non è in generale certa e computabile riguardo ai terzi.

Essa lo diviene, infatti, solo in determinati casi, ovverosia, innanzitutto, dal giorno in cui la scrittura è stata registrata o da quello della morte o della sopravvenuta impossibilità fisica del sottoscrittore.

La certezza di un documento nei confronti dei terzi può subentrare poi il giorno in cui il contenuto della scrittura è riprodotto in atti pubblici o da quello in cui si verifica un altro fatto che stabilisca in modo egualmente certo l'anteriorità della formazione del documento.

Particolare è il caso in cui la scrittura privata contenga dichiarazioni unilaterali che non sono destinate a una persona determinata: in tal caso il codice prevede che la sua data può essere accertata con qualsiasi mezzo di prova.

Registrazione

Lasciando da parte il caso di decesso o sopravvenuta impossibilità di uno dei sottoscrittori, il primo modo per dare data certa a un documento è quello di registrarlo, recandosi presso gli uffici del registro con tutta la documentazione richiesta e pagando la relativa imposta.

Riproduzione in atti pubblici

Un'altra modalità idonea a dare data certa a un documento è quella consistente nel riprodurlo in un atto pubblico presentandolo al notaio. In tal modo, infatti, esso potrà essere fatto valere nei confronti di persone estranee alla sua redazione.

Timbro dell'ufficio postale

Con una locuzione generica, il primo comma dell'articolo 2704 c.c. afferma, come visto, che la data di una scrittura non autenticata può divenire certa anche in forza di qualsiasi fatto che stabilisca in modo egualmente certo l'anteriorità della formazione del documento.

Tra tali fatti, uno la cui rilevanza è risultata lungamente controversa è l'apposizione del timbro postale.

Oggi può comunque pacificamente affermarsi che il timbro postale è idoneo a conferire a una scrittura carattere di certezza quando fa corpo unico con il foglio sul quale il timbro stesso risulta apposto.

Per la giurisprudenza, infatti, la timbratura eseguita in un pubblico ufficio è equivalente a un'attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita (tra le numerose pronunce che si sono orientate in tal senso, cfr., recentemente, Cass. 6512/2016, ma anche Cass. 17335/2015).

In tal caso è della parte che contesta la certezza della data l'onere di provare la redazione del contenuto della scrittura in un momento diverso, fornendo la prova contraria e non necessariamente ricorrendo alla querela di falso (cfr. Cass. 13912/2007).

Diverso è invece il caso in cui il timbro è apposto su di un foglio non coincidente con quello in cui è riportata la scrittura: in tal caso esso non è infatti idoneo ad attribuire a quest'ultima certezza giuridica.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(17/04/2016 - Valeria Zeppilli)
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