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G8 Genova: l'Italia offre 45mila euro alle vittime per chiudere i “conti” con la Cedu

Proposta di conciliazione amichevole per evitare la sentenza di fronte alla Corte Europea
manifestante con maschera antigas

di Marina Crisafi - Ammonta a 45mila euro l'"offerta" amichevole inviata dal ministero degli esteri alla Corte Europea per chiudere la partita con le vittime delle violenze subite nella caserma di polizia di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001.

Il fine del risarcimento, proposto in base all'art. 39 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo, è quello di fermare prima che arrivi a sentenza, il primo dei due ricorsi presentati a nome di 31 persone contro il governo italiano per la mancata punizione dei responsabili delle violenze. In totale, sono circa un centinaio le parti civili nei processi celebrati in Italia che hanno presentato ricorso alla Cedu per violazione dell'art. 3 della convenzione dei diritti dell'uomo, che vieta la tortura imponendo una sanzione per i responsabili.

Sia nel caso, già deciso, della scuola Diaz, che in quello di Bolzaneto le corti italiane hanno qualificato le violenze perpetrate a danno dei manifestanti come "tortura", ma il reato specifico non è ancora stato introdotto nell'ordinamento italiano, per cui i responsabili non sono stati condannati penalmente.

Tornando alla proposta, se non tutti i ricorrenti accetteranno la conciliazione amichevole, si andrà a sentenza che, per molti avrà un esito già scontato, con la condanna dell'Italia da parte della Cedu, per non aver dato risposte adeguate alle torture perpetrate in occasione dei fatti di Bolzaneto.

Ma le prime reazioni all'offerta non tardano ad arrivare e, come riportato da Repubblica,

http://genova.repubblica.it/cronaca/2016/01/09/news/g8_il_governo_propone_45_mila_euro_di_risarcimento_alle_vittime_di_bolzaneto-130902972/

non sono affatto positive. Dai primi commenti "a caldo" di alcuni degli "ex" ragazzi massacrati alla Bolzaneto quindici anni fa, emerge, infatti, che la proposta è considerata "indecente", oltre che tardiva e insufficiente.

(10/01/2016 - Marina Crisafi)
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