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Garante: spetta al giudice stabilire se violata privacy nell'ambito di un processo

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Non è compito del Garante ma del Magistrato valutare se sia lecito il trattamento dei dati personali da parte dell'avvocato o delle parti nel corso di un processo e di stabilire se siano o meno utilizzabili gli atti e i documenti da loro prodotti. E' quanto afferma il Garante a seguito di due segnalazioni e un reclamo inviati da cittadini che avevano lamentato l'utilizzo di loro dati sensibili. Un caso riguardava una causa di lavoro in cui erano stati prodotti dati relativi a una vicenda giudiziaria penale; un altro riguarda una separazione in cui erano state acquisite lettere private da cui si rilevava la vita sessuale di una parte; un altro ancora riguarda la produzione in giudizio di una e-mail con informazioni sullo stato di salute di una parte. L'Autorità ha fatto notare che in base all'articolo 160 del Codice della Privacy, "spetta al giudice definire la validita', l'efficacia e l'utilizzabilita' di atti, documenti e provvedimenti presentati o acquisiti nell'ambito del procedimento giudiziario, anche se basati su un trattamento illecito di dati personali". Si tratta di una valutazione - spiega il Garante - che è disciplinata da specifiche disposizioni processuali sia in ambito civile sia in ambito penale.
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(07/02/2011 - Roberto Cataldi)
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