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PROSTITUZIONE: favoreggiamento e sfruttamento

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Abg. Francesca Servadei francesca.servadei@libero.it

Con l'articolo 3  al numero 8 della Legge 75 del 1958 il Legislatore punisce due condotte: lo sfruttamento ed il favoreggiamento della prostituzione; tali fattispecie, dal contenuto generico, si inseriscono come precetti che concludono la disamina  di delitti specificamente descritti nei numeri precedenti.

Per favoreggiamento si intende quell'attività finalizzata a facilitare, favorire o comunque apportare un contributo determinante all'esercizio della prostituzione;  trattasi di condotte caratterizzate dal porre in essere un rapporto di causalità nel quale si  concretizzino  tutte quelle condizioni  perché si possa realizzare l'esercizio della prostituzione altrui; é lecito ricordare quanto pronunciato dalla Corte di Cassazione con la sentenza 8345 del 2000, con la è stato statuito che affinché si possa configurare favoreggiamento è necessario un “oggettivo aiuto all'esercizio del meretricio in quanto tale”.

Consolidata giurisprudenza della Suprema Corte sostiene che trattasi di una “interposizione, anche  occasionale”  in modo da rendere semplice l'attività volta alla mercificazione altrui,  Sezione III, Cassazione Penale, pronuncia del 31 gennaio 2001.

Un' attenzione deve essere volta al momento nel quale il favoreggiamento si compia; a tal proposito la  Sezione III della Corte di Cassazione è intervenuta, con sentenza num, 10938 del 20 marzo 2001, statuendo che tale condotta si perfezione quando si favorisce in qualsiasi modo la prostituzione di altri essendo sufficiente qualsiasi forma di intervento agevolativo, quale, per esempio, mettere in contatto il cliente con la prostituta.

Una particolare riflessione deve essere concentrata sul comportamento del “cliente”; in merito a ciò  ci si interroga se la condotta di quest'ultimo possa essere penalmente rilevante o meno;  questi interrogativi sono stati superati dalla  Corte di Cassazione con Sentenza 44198 del 19 novembre 2004 alla luce della quale è stato statuito che risulta  non essere  penalmente rilevante il comportamento dell'habitué che prelevata la prostituta nella via pubblica, una volta consumato il rapporto sessuale, la riaccompagni nel medesimo  posto dove l'aveva prelevata, in quanto viene a mancare l'oggettiva attività di intermediazione.

Differente invece è la condotta dell'albergatore il quale, a conoscenza dell'attività di mercificazione altrui, risponderà ai sensi dell''articolo 3, numero 3 della Legge 1958, numero 75, laddove  venga dimostrata l'abitualità della frequentazione nel suo locale; al contrario invece nel caso in cui non vi sia il carattere abituale, ma occasionale della prostituta che si reca presso l'albergo non sussiste alcuna condotta penalmente rilevante, così come pronunciato dalla Corte di Cassazione con sentenza numero 5457, del 14 febbraio 2005.

Sottile è il limite tra il penalmente rilevante ed il penalmente irrilevante quando si parla di  inserzioni pubblicitarie: infatti con la recente sentenza del 13 maggio 2013, numero 20384,la Suprema Corte ha affermato che non sussiste responsabilità penale nel caso in cui vi siano pubblicazioni su un sito internet finalizzate ad offrire prestazioni sessuali a pagamento perché parificata a quella che avviene sugli altri canali di informazione; mentre ricorre responsabilità penale laddove  alle inserzioni pubblicitarie vi sia anche una attività volta ad agevolare la prostituzione stessa.

Per sfruttamento si intende approfittare dei proventi ottenuti dall'attività di prostituzione altrui; tale condotta si configura anche nel caso in cui la prostituta ceda spontaneamente il denaro derivante dalla sua attività, purché chi lo riceva sia consapevole della provenienza del denaro, Corte di Cassazione,  sentenza numero  19644 del 28 aprile 2003.

Abg. FRANCESCA SERVADEI - francesca.servadei@libero.it
STUDIO LEGALE SERVADEI, CORSO GIACOMO MATTEOTTI NUM. 49,  ALBANO LAZIALE (ROMA) TEL 069323507- CELL. 3496052621
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(06/08/2014 - Abg. Francesca Servadei)
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