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Letture: L'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme tra storia, tradizione ed esegesi delle fonti

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SOMMARIO:1. La tradizione nei secoli. 2. Il periodo documentale. 2.1. L'epoca delle crociate. 2.2. La Custodia Francescana. 2.3. il ritorno del Patriarcato Latino. 3. L'attualità dell'Ordine.  

Chi di noi, fin da bambino, non è rimasto affascinato dalle leggende epiche delle crociate e dalla conseguente epopea cavalleresca legata al culto della difesa dei Luoghi Santi e della ricerca del Santo Graal, fascino ulteriomente alimentato negli ultimi decenni dalla filmografia americana che ha accentuato, soprattutto sotto il profilo equestre, gli aspetti più tradizionali, mentre la documentaristica televisiva ha sollecitato una fertile curiosità storica e scientifica?

Non ci si può sottrarre al fatto che personaggi caricaturali alla Indiana Jones abbiano negli ultimi decenni attratto l'attenzione anche dell'uomo comune a quello speifico periodo del passato, soprattutto legato agli eventi successivi alla presa di Gerusalemme da parte della cristianità, nonchè all'evidente interesse suscitato dai programmi scientifici propostici sia da Piero Angela e soprattutto, nell'ultimo periodo, dal figlio Alberto, che in maniera più puntuale e profonda ha ripercorso storicamente e filologicamente periodi e aspetti del mondo cavalleresco palestiano più di ogni altro studioso e conduttore televisivo.

In entrambi i casi molto si è puntato sulla misteriosa fine dell'Ordine dei Templari, correttamente appellati invece come "Pauperes commilitones Christi templique Salomonis", ovvero Poveri Compagni d'armi di Cristo e del Tempio di Salomone, così originariamente titolati in quanto la prima loro sede fu porprio nelle rovine del Tempio ed altrettanto sulle ipotesi di sopravvivenza dello stesso dopo la soppressione ad opera della Santa Sede.

Molto di meno è stato prodotto in termini di quantità invece sugli altri Ordini cavallereschi, che furono, se non superiori, per l'aspetto epico ed equestre, almeno uguali nella partecipazione alle vicende crociate in Terra Santa, e che, dopo la soppressione dei Templari svilupparano potenzialità e vigore ben oltre ogni aspettativa. Basti ricordare che i Cavalieri Teutonici crearono tra la Prussia e il Baltico una nazione, mentre i Cavalieri Gerosolomitani sono stati a capo di nazioni sin dal periodo di permanenza nell'isola di Rodi e poi di Malta, per riconfermarsi ancora oggi come uno "Stato" riconosciuto internazionalmente anche all'ONU.  

Lo stesso Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, una volta terminata la funzione locale di protezione del Sacro Sacello di Cristo e costretto a lasciare la Terra Santa, continuò in Europa la sua funzione di custode della tradizione sepulcrina, ampliando e arricchendo le sue sedi, tenendo sempre presente la sua funzione storica ed i collegamenti con i luoghi sacri della religione cristiana. Proprio quest'ultima caratteristica ha contraddistinto l'Ordine da tutti gli altri, nel senso che per essere "armati" Cavalieri del Santo Sepolcro, almeno fino al 1847, occorreva fare un pellegrinaggio in Terra Santa (tradizione mantenuta ancora oggi) ed essere creati davanti all'altare della basilica o, in alcuni casi, proprio sulla tomba del Cristo Risorto.

Oggi questo collegamento ideale, ma soprattutto materiale con la Terra Santa, in via esclusiva, viene ancora mantenuto quasi esclusivamente dall'Ordine Equestre del Santo Sepolcro, che grazie alla propria e costante attività internazionale riesce a dare un apporto, ormai imprescindibile, alle esigenze delle opere benefiche del Patriarcato Latino di Gerusalemme.

Dunque, senza tema di essere smentiti,  questo mondo non sarebbe esistito, quanto meno nelle forme e nello sviluppo anche contemporaneo che conosciamo, se non fossero stati creati quelli che poi nel tempo hanno assunto la forma di veri e propri sodalizi monastici, militari e combattenti, che si sono trasformati nel tempo in organismi anche politici, se non addirittura in Stati, e cioè gli Ordini Cavallereschi.

Questi, nati con finalità inizialmente militari e religiose, o viceversa, almeno per l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, legate alle vicissitudini della Terra Santa, hanno determinato nei secoli, oltre che la vita individuale e collettiva dei propri membri, anche quella di intere nazioni e delle società che  vi si  andavano  a  costituire, mentre oggi, seppur ridimensionati intervengono a sostegno dei quelle fasce più bisognose  con una costante azione in cui carità e spiritualità raggiungono una simbiosi costante in tutti gli Ordini cavallereschi sopravvissuti all'epopea cristiana nel bacino del Mediterraneo.

In questo volume, che vuole essere soprattutto qualcosa più che un "manuale" ma non certamente un esaustivo testo dottrinario e storico, si  desiderano approfondire, gli ambiti costitutivi, giuridici e canonici di quello che è stato il primo, in termini cronologici di erezione, e fra i più prestigiosi fino ai nostri giorni di questi Ordini cavallereschi e cioè l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che di seguito verrà indicato, per comodità letteraria, anche come l'Ordine o con l'acronimo O.E.S.S.G. .

Come in ogni cosa che attiene all'uomo, prima della storia, ovvero della documentazione inconfutabile dei fatti di cui l'essere umano è stato artefice, si trova la tradizione, ossia quella parte di documentazione orale, tramandata prima da persona a persona e nella maggior parte dei casi alla fine spacciata anche per verità storica.

A questo fenomeno umano e sociale non fa eccezione anche l'O.E.S.S.G. sulle cui origini, in parecchi autori, hanno confuso l'aspetto della tradizione col dato storico e in alcuni casi supposto come autentici documenti apocrifi o del tutto inesistenti, disconoscendo o ignorando invece altri che avrebbero potuto dimostrare il succedersi di eventi che possono alla luce di un'analisi critiche delle fonti anche sconvolgere assodati assiomi decretati da dietro una scrivania. Purtroppo nel passato anche a causa della scarsità di mezzi o di strumenti non perfettamente idonei a riprodurre o tramandare letteratura  o storia di eventi o soggetti degni di ciò, accadeva molto spesso che ciò avvenisse.


1. La tradizione nei secoli.

Come gli altri Ordini di estrazione palestiniana, Giovannitti, Templari e Teutonici, ed aggiungerei anche i Lazzariti, ordinariamente ormai scomparsi da quasi due secoli, le origini dell'Ordine, correttamente indicato in latino come Ordo Equestris Sancti Sepulchri Hierosolymitani, affondano nella tradizione orale e in una paleografia che fa fatica scientificamente in alcuni casi a provarsi, nel senso che oggettivamente si sconoscono, o quanto meno sono di difficile documentazione, gli albori, come quelli di tutte le predette organizzazioni cavalleresche, perché nate in momenti turbolenti della società mediorientale e in un periodo storico in cui di atti e documentali ufficiali vi erano, alla fine, solo quelli emessi dai Re e dal Papa.

In tale contesto la tradizione dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, particolarmente, non si limita a riportare, secondo i propri limiti, il periodo più oscuro, ma tutto sommato ancora storicamente in parte documentabile e cioè quello dalla sua nascita, che coincide quasi con la conquista di Gerusalemme, alla sua caduta ed all'esilio, prima a Tiro e poi a San Giovanni d'Acri, ma va oltre, addirittura facendo risalire la propria fondazione ai tempi di San Giacomo.

Soltanto un altro Ordine cavallersco fa risalire ad un periodo così remoto la sua nascita ed è l'Ordine Costantiniano di San Giorgio, che fa rimontare la sua fondazione addirittura alla battaglia di ponte Milvio del 28 ottobre 312 d.C. tra Costantino e Massenzio.

Più autori, alcuni pedessequamente, altri più o meno criticamente, hanno riportato la tradizione secondo cui a fondare l'Ordine sia stato addirittura San Giacomo, vescovo di Gerusalemme, nel 69 d.C. mentre altri riferiscono della sua leggendaria costituzione, come prosecuzione della storia dei canonici del S. Sepolcro, che  S. Elena, madre di Costantino, aveva insediato, per le attività religiose di propria competenza, ma anche per proteggere i louoghi e le reliquie rinvenute, nella nuova basilica della Santa Croce che era quella stessa che conteneva il Santo Sepolcro.

Altra parte della leggenda – tradizione, che alcuni vogliono collegare a fatti storicamente documentabili attraverso gli scritti dei cronisti, ci riporta che l'imperatore Carlo Magno, nell'effettuare un pellegrinaggio in Terra Santa, fatto del tutto non scientificamente provato e da tutta la comunità scientifica ormai sconfessato, ricevette il protettorato dei Luoghi Santi da Haroun al Raschid, che gli consegnò le chiavi del Santo Sepolcro, e che per la custodia di esse eresse un monastero latino di religiose presso il Santo Sepolcro, con ospizio per pellegrini e un convento di monaci sul Monte degli Olivi. Di più la tradizione ed in alcuni casi la "storiografia" non ufficiale aggiungono che lo stesso Carlo Magno sembra avesse redatto degli statuti per l'Ordine dei canonici-cavalieri del Santo Sepolcro, per dare loro regola e ufficialità!

Proprio sull'autenticità degli statuti si è dibattutto per secoli nell'ambito degli autori paleografici, arrivando in alcuni casi anche a spostare l'orologio del tempo a secondo delle proprie esigenze logico-sequenziali, ma traendo in inganno solo il lettore superficiale o coloro che hanno voluto dare inopinatamente credito a dati del tutto contraddittori e palesemente sconfessati .

Tra coloro che perorano la causa dell'inattendibilità del documento portato a riprova della leggenda appena descritta vi è come campione l'Abate Giustiniani il quale fonda la sua tesi a confutazione su quattro elementi, riportando nella sua opera addirittura gli stessi statuti, ovvero 4 sui 31 effettivamente di cui sono composti, traendoli a suo dire direttamente da Francesco Mennenio e cioè:

a. la discordanza sulla corrispondenza temporale tra la pubblicazione degli statuti ed i periodi, peraltro indicati come attuali, dei regni di Carlo Magno e di Gofferdo di Buglione; il primo va dall'anno 800 all'815 d.C. e il secondo dal 1099 al 1100 d.C.;

b. l'uso della croce potenziata rossa, diversamente da quella gialla allora prevista per il regno di Gerusalemme di cui Goffredo e tutti i futuri re di Gerusalemme fecero proprio vessillo;

c. la data di pubblicazione e di "riforma" supposta dell'Ordine, il primo gennaio del 1099, data in cui Goffredo di Buglione e i crociati non erano giunti ancora a Gerusalemme; alcuni, a favore della tesi dell'autenticità, come l'Helyot, fanno supporre l'uso da parte dei francesi di un dppio calendario secondo cui l'anno slitterebbe di circa 6 mesi avanti e pertanto la data corretta sarebbe stata 01.01.1100;

d. la presenza contestuale nella pergamena, riportante gli statuti, di regnanti francesi non coevi, quali Luigi VI (che non andò mai a Gerusalemme), Filippo (che passò da Geruslaemme solo nel 1189), figlio di Luigi VII (che si trovò a Gerusalemme solo nel 1145) e san Luigi IX, nato soltanto nel 1215.

Altrettanto contrastanti sono gli autori sui tempi e la costituzione dell'Ordine, tanto da indurre, in alcuni casi, a considerare una indicazione di Ludovico Antonio Muratori, il quale scrive che nel 1060 circa, sul S. Sepolcro si armavano i cavalieri: "Iisdem temporibus Harlembaldus de Cottis, frater Landulphi, a Hiersolimis redierat, miles cactus", come la prova che l'Ordine esistesse prima della vera e propria fondazione.

Non si vuole qui smentire l'autorevole fonte, ma è molto probabile che il riferimento del Muratori era alla creazione di un generico cavaliere, come quelli che già in quel tempo venivano creati a prescendire dalla successiva fondazioni degli Ordini cavallerschi, titolo feudale e prefeudale di natura personale e non nobiliare.

Difatti, già nell'epoca carolingia venivano creati cavalieri per la funzione sociale che andavano ad espletare, sia sotto il profilo militare che amministrativo, ma nulla a che vedere con il possibile collegamento di un'investitura a Gerusalemme sul Santo Sepolcro, fatto che sarà retaggio di un periodo ancora lontano da quello indicato dal Muratori.

Allo stesso modo in cui si è tentato più avanti di documentare storicamente quali fossero i riti e dunque il cerimoniale nei secoli e nella tradizone dell'Ordine, che avevano permesso la creazione di quelli attualmente previsti per l'Investitura e la Veglia D'armi, anche ora, attraverso una documentazione scientificamente ormai accettata da tutto il consesso storiografico internazionale, si proverà a fornire una linea corretta di quello che possa essere stato effettivamente un primordiale nucleo di quello che poi sarebbe stato inteso come l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Il primissimo documento tra quelli antichi da potere essere addirittura considerato come un proto-documento e che può venire in aiuto sulla risoluzione di questo dilemma è l'Itinerarium Burdigalense o Itinerarium Hierosolymitanus, che testualmente riporta:

A sinistra autem parte est monticulus golgotha, ubi dominus crucifixus est.

Inde quasi ad lapidem missum est cripta, ubi corpus eius positum fuit et tertia die resurrexit; ibidem modo iussu constantini imperatoris basilica facta est, id est dominicum, mirae pulchritudinis habens ad latus excepturia, unde aqua leuatur, et balneum a tergo, ubi infantes lauantur.

Nulla dunque d'importante, peraltro stranamente perchè autore coevo dell'Imperatore Costantino e di sua madre, a cui si fa risalire,come già cacenato, addirittura la costituzione dell'ordine canonicale e che sicuramente avrebbe potuto dire di più sulla consistenza dell'opera architettonica e di tutti quei soggetti che satellitavano nell'area del Santo Sepolcro, come fatto più avanti, invece, da altri autori.

La fonte successiva invece risulta ben più importante dal punto di vista documentaristico, sia per la ricchezza di dati che fornisce, sia per l'autorevolezza della fonte, per accreditare l'ipotesi della costituzione dell'ordine canonicale al Santo Sepolcro di Gerusalemme ad opera di santa Elena. Si tratta di Egeria nobildonna spagnola (della Galizia) che effettuò un pellegrinaggio circa mezzo secolo dopo, dal 381 al 384 d.C., e che documentò tutto in quello che è il diario più famoso dell'antichità sui pellegrinaggi in Terra Santa, comunemente chiamato anche Peregrinatio Aetheriae.

In esso Egeria  racconta del viaggio intrapreso, delle necessarie tappe ed i luoghi visitati, ma soprattutto, ed ecco la parte più interessante per questo studio, documenta minuziosamente la liturgia seguita dalla Chiesa di Gerusalemme nel IV secolo nei vari luoghi e occasioni cerimoniali e, in maniera innovativa e unica per i prossimi secoli, la  presenza nella chiesa del Santo Sepolcro di soggetti religiosi e laici che a vario titolo partecipavano alle funzioni o svolgevano particolari compiti, dalla custodia delle reliquie e del luogo, all'accompagnamento del "vescovo", in quanto non si può parlare di Patriarca almeno fino al Concilio di Calcedonia del 451 d.C., ed al mantenimento dell'ordine pubblico all'interno della chiesa stessa.

La parte più interessante dell'opera riguarda un passo relativo alla descrizione della liturgia domenicale al Santo sepolcro:

E si dicono inni ed anche antifone, e si fanno orazioni a ciascun inno ed antifona. I presbiteri e i diaconi sono sempre pronti in quel luogo per la celebrazione della veglia a causa della folla che ivi si raduna.

... e quando è entrato tutto il popolo, uno qualsiasi dei presbiteri recita un salmo e tutti rispondono: dopo questo salmo si fa un'orazione. Da uno qualunque dei chierici viene recitato anche il terzo salmo, e si fa per la terza volta un'orazione e la commemorazione generale.

.....Il vescovo, letto il vangelo, esce e viene condotto con inni alla Croce, e tutto il popolo va con lui. Là nuovamente si dice un salmo, e si fa l'orazione. Poi benedice i fedeli, e avviene il congedo. All'uscita del vescovo tutti si accostano alla sua mano.

Allora il vescovo si ritira nella sua abitazione, e da quel momento ritornano tutti i monaci all'Anastasis, e vengono recitati i salmi e le antifone fino all'alba; e ad ogni salmo ed antifona si fa un'orazione: ogni giorno i presbiteri e i diaconi vegliano a turno nell'Anastasis insieme al popolo.

... Quando viene fatto, secondo il solito, il congedo dalla chiesa nel modo che si fa dappertutto, allora i monaci accompagnano con inni il vescovo dalla chiesa fino all'Anastasis.

Insomma fonte attendibile che ci fa conoscere quali soggetti religiosi sono presenti all'interno del Santo Sepolcro all'officio della liturgia domenicale, ma che non basta a chiarire alcunchè sulla presenza di veri e propri canonici del Santo Sepolcro, ovvero di custodi religiosi del Sacro Sacello, eventualmente riconducibili a quelli suppostamente istituti dalla madre di Costantino.

Gli autori successivi sono invece di scarso interesse ai fini della presente indagine in quanto si limitano solo alla descrizione dei luoghi, senza nulla aggiungere sulla qualità e consistenza di coloro che frequentavano e servivano all'interno del Santo Sepolcro, e limitandosi, come l'autore antecedente a Egeria, ad una scarna e inconsistente descrizione dei luoghi .

L'anonimo Piacentino, ad esempio, documenta un suo pellegrinaggio, tra il 560 e il 570 d.C., partendo dalla sua presunta città natale, Piacenza, attraverso tutto il medio oriente, narrando dei luoghi santi e del Santo Sepolcro ed in particolare dell'edicola del Santo Sepolcro e delle reliquie conservate nell'atrio del Martiryum, senza fornire alcunchè d'interessante sulla presenza di monaci o di altri religiosi o laici ricollegabili all'interno.

Anche Adamnanus, nel  suo De  locis  sanctis, del  670 d.C. circa, non  viene  in nostro soccorso in quanto si limita ad una sommaria descrizione del Santo Sepolcro come struttura architettonica, senza fare, anch'egli, alcun accenno alla vita religiosa o laica che allora potesse ruotare attorno al Sacro Sacello.

Allo stesso modo si pone l'opera Hodoeporicon Sancti Willibaldi in cui si racconta la vita e il viaggio, tra il 722 e il 729, in Terra Santa di Willibaldo, vescovo di Eichstadt e dunque di scarsa importanza per l'accertamento della presenza di Ordini religiosi, arcaico-cavallereschi come custodi o officianti al Santo Sepolcro. In esso la parte più importante risulta essere:

Et inde venit ad Hierusalem, in illum locum, ubi inventa fuerat sancta crux Domini; ibi est nunc ecclesia in illo loco qui dicitur Calvarii locus; et haec fuit prius extra Hierusalem; sed Helena, quando invenit crucem, collocavit illam locum intus intra Hierusalem. Et ibi stant nunc tres cruces ligneas foris in orientale plaga ecclesiae secus pariete ad memoriam sanctae crucis dominicae et aliorum qui cum eo crucifixi erant; illa, non sunt nunc intus in ecclesia, sed foris stant sub tectoextra ecclesiam; et ibi secus est ille hortus in quo erat sepulchrum Salvatoris. Illud sepulchrum fuerat in petra excisum, et illa petra stat super terram et est quadrans in imo et in summo subtilis; et stat nunc in summitate illius sepulchri crux, et ibi supra nunc aediÍicata est mirabilis domus, et in orientale plaga in illa petra sepulchri est ostia facta, per quam intrabunt homines in sepulchrum orare; et ibi est intus lectum, ubi corpus Domini iacebat; et ibi stant in lecto XV crateras aureas cum oleo ardentes die noctuque...

Altri autori coevi, riassunti dal Tobler nella sua opera Palestinae Descripstiones ex seculo IV V et VI, e che riporta testi integrali dell'Itinerarium Burdigala Hierosolimam, Peregrinatio S. Paulae, Eucherius de Locis Sancti e Theodorus  de Situ Terrae Sanctae, non forniscono elementi di sorta per derimere la questione o apportare elementi nuovi di valutazione sull'attendibilità delle notizie tradizionali.

Soltanto il Commemoratorium de casis Dei vel monasteriis, un codice manoscritto che tratteggia sinteticamente i luoghi santi di Gerusalemme e del Sinai, con riferimento alla Chiesa del Santo Sepolcro, introduce, innovativamente, un elenco di tutto il personale addetto, dandoci così elementi  di prima  mano, che, finalmente, dopo  circa  5  secoli  dal  resoconto di  Egeria, in quanto sembra essere stato redatto intorno al secondo decennio dell'800 d.C. e cioè al termine del regno di Carlo Magno, permettono di  documentare la presenza di religiosi e laici all'interno del Santo Sepolcro:

Primum in sancto sepulchro Domini presbyteri IX, diaconi XIV, subdiaconi VI, clerici canonici XXIII, custodes quos fragelites vocant XIII, monachi XLI, qui cum cereis antecedunt patriarcham XII, ministri patriarche XVII, prepositi II, computarii II, notarii II, custodes, qui assidue prevident sepulchrum Domini II, presbyteri II, in sancto Calvario I, ad calicem Domini II, ad sanctam crucem et sudarium II, diaconus I, syncellus, qui sub patriarcha omnia corrigit I, cellerarii II, thesaurarius I, qui fontes custodit I, portarii IX. Sunt in summa CL.

Niente di più, niente di meno. Anche in questo caso non si fà alcun cenno a equites, milites etc. e non poteva essere diversamente perchè il concetto cavalleresco è coevo, se non posteriore, all'occupazione di Geruslaemme, ma curiosamente si afferma che esistono due custodi permanenti del Santo Sepolcro :"custodes, qui assidue prevident sepulchrum Domini II".

Quello che è certo attraverso questa testimonianza, è il fatto che ormai è documentata, così, la presenza di canonici proprio del Santo Sepolcro, che potrebbero essere la dimostrazione che l'ipotesi della costruzione della basilica ad opera di Costantino e della madre e la costituzione coeva di un corpo religioso (religioso, e di conseguenza anche “militare” ) a presidio dei Luogo Santo e delle reliquie in essi contenuti, antecedente alla conquista di Gerusalemme, possa anche avere un fondamento storico.

Peraltro proprio nel documentare il periodo coevo di Carlo Magno, per altre vie giunge in soccorso il Favyn che attraverso la sua opera Le theatre d'honneur et de chevalerie ou l'histoire  des ordres militaires fa conoscere che  nel 799 il Patriarca di Gerusalemme (che oggi qualificheremmo come ortodosso), un certo Tommaso, invia uno dei suoi "Moines" (sarebbe monaci in francese arcaico) con delle reliquie e l'anno seguente ad un inviato dell'imperatore, tale Zaccaria, primo cappellano della Cappella Imperiale, che si reca in Terra Santa, affida due monaci ed un laico (tali Giorgio, Abate del Monte Oliveto di Gerusalemme, Felice di san Saba di Betlemme e il gentiluomo tedesco di nome Engelbaud), e tutta usa serie di sacre reliquie da consegnare all'Imperatore, tra cui una parte della Vera Croce, le chiavi del Santo Sepolcro, pezzi di roccie e montagna  dell'Oliveto e del Calvario e fatto molto importante per quanto più avanti si andrà a dimostrare, il Gonfalone di Gerusalemme.

Questo consisteva, a suo dire, di un drappo di seta bianca tessuta con una croce patentata e accantonata da altre 4 croci anch'esse di colore rosso" representant le cinq playes du Sauveur du Monde", ma è ormai accertato indiscussamente che ai tempi dell crociate, il simbolo di Gerusalemme e dunque anche del Patriarcato Latino di Gerusalemme era la croce patentata d'oro, mentre quella del Patriarca greco-ortodosso era sempre d'oro formata da un doppio braccio, di cui il superiore di dimensioni più piccole rispetto all'inferiore e che proprio per tale motivo da allora sarà definita  araldicamente croce patriarcale.

Infine, sempre il Favyn, aggiunge che il Patriarca e tutti i cristiani di Terra Santa,  dichiarano di riconoscere l'imperatore Carlo Magno come principe protettore e benefattore di Gerusalemme.

Tutto questo mette in discussione quanto successivamente documentato intorno al Patriarcato Latino di Gerusalemme ed al simbolo ed al colore della croce patentata, emblema oggi esclusivo dell'Ordine.

La storiografia ufficiale ci tramanda che il Patriarcato Latino di Gerusalemme sarebbe stato invece creato con la conquista della Città Santa e la cronotassi ufficiale riporta appunto un tale Arnoul de Chocques come primo Patriarca di Gerusalemme, insediatosi il primo agosto del 1099, con successiva graduale scomparsa del Patriarca Greco-Ortodosso, tale Giovanni VIII che si rifugia  alla fine, intorno all'anno 1107, a Costantinopoli.

In altra sede sarà più approfondita l'accennata differenza nella simbologia araldica tra i due Patriarcati che è stata alla base di erronee interpretazioni degli emblemi riguardanti l'Ordine e che ancora oggi si riverberano, oltre che sul piano storico, anche su quello effettivo della rappresentazione di organizzazioni religiose vicine tradizionalmente ad esso, per esempio le Sepulcrine che portano ancora la croce patriarcale, d'oro o rossa, come loro simbolo.

Anche la questione riguardante la croce potenziata assume profili diversi e innovativi alla luce di tale affermazioni, difatti, alcuni storici tendono a riportare la tesi secondo cui il Regno di Gerusalemme abbia preso le insegne di Goffredo di Buglione suo "advocatus" e di conseguenza col tempo anche l'OESSG sembra abbia assunto tale simbolo come proprio, mentre così sembra che, al rovescio, il Regno di Gerusalemme abbia preso il simbolo della città di Gerusalemme e di conseguenza anche l'Ordine primariamente abbia assunto questo come suo vessillo, tramandato nei secoli fino ad oggi.

Su questo fatto, determinante per comprednere l'esegesi dello stemma dell'Ordine, il Favyn sembra non avere dubbi, considerato che a Goffredo di Buglione (figlio di Eustachio conte di Boulogne sur mer) attribuisce come stemma personale il seguente: "d'Argent au Cerf de gueules, sommé d'or sans nombre".

Anche i successivi, testimoni e autori sono alquanto scarsi di notizie circa  presenza nel Luogo Santo di figure di canonici o equites, ma soprattutto di monaci  riconducibili all'Ordine, seppur in una forma primordiale, difatti, sia il monaco Bernardo, siamo sul finire del IX secolo, nel suo Itinerarium, che il venerabile Beda (noto ai molti perchè ricordato nel film "Il nome della rosa"), a cui il primo fa riferimento: “De hoc sepulcro non est necesse plura scribere, cum dicat Beda in historia sua Anglorum inde sufficientiam, Quae et nos Possumus referteaa , nel suo Historia ecclesiastica, non apportono nulla di nuovo in merito all'esistenza di un corpo religioso, monastico o combattente presente nella chiesa del Santo Sepolcro.

E' ovvio che la scarsità di elementi storici, così come elencati finora, non contribuiscono molto a dirimere la questione sulla presenza di organismi religiosi o laici all'interno dell'area del Santo Sepolcro posti a protezione dello stesso o anche in minor misura, deputati all'esercizio di riti liturgici legati al rito latino; ma altrettanto, allo stesso modo, le predette fonti lasciano aperta ogni altra possibilità sul dato che la tradizione ha appunto fino ad oggi rappresentato e cioè che vi può essere stato un effettivo, in nuce, un nucleo religoso -”militare” preposto alla custodia del Sacro Sacello, più per le necessità contingenti al contesto geografico e all'oggettività della santità dei luoghi, che per l'effettiva istituzione ufficiale di qualche autorità regia o religiosa che sia stata.


2. Il periodo documentale.

Non a caso la certificazione della nascita, e direi anche della morte di tutti gli ordini cavallereschi tradizionali, è avvenuta attraverso decisioni della Santa Sede, esternate in bolle e brevi pontifici, in quanto organo giuridicamente e internazionalmente, allora come ora, nella piena potestà di istituire e sopprimere organismi religiosi, monastici e combattenti, quali appunto gli Ordini palestiniani.

Pertanto, è su questi presupposti che bisognerà valutare la nascita e lo sviluppo dell'Ordine, uno dei tre Ordini cavallereschi sopravissuti fino ai nostri giorni, per quegli aspetti giuridici e religiosi, che rientrano nella sfera autorizzativa di Santa Romana Chiesa.

Per i motivi in premessa indicati l'Ordine sembra de prima facie avere un'origine non ben documentata, tanto che, come abbiamo meglio tentato di chiarire nel paragrafo precendente, per molti secoli, parecchi autori sono caduti nell'errore di attribuirgli una tradizione che ha suggerito l'origine dell'Ordine come risalente addirittura primariamente alla data di crocifissione di Gesù Cristo, ipotesi totalmente destituita di ogni fondamento, poi a Costantino e sua madre Elena e infine addirittura a Carlo Magno.

Di certo è che al tempo della prima crociata(1095-1099) il Santo Sepolcro, ovvero il luogo ove è stato custodito, ed è risorto, il corpo di Gesù Cristo, era già controllato e sottoposto all'autorità religiosa cristiana omologa di quella che sarà poi il Patriarca Latino di Gerusalemme, anche se si sconosce con quali modalità e termini.

Quello che risulta oggi esattamente documentato e storicamente accertato è che, solo con la conquista della Terra Santa e la costituzione del Regno di Gerusalemme, a partire dal 1099, e sotto il controllo temporale dei re succedutisi e spirituale, ma successivamente anche materiale, della Santa Sede, si ha certezza della presenza di Canonici divenuti poi Cavalieri come custodi del Santo Sepolcro e collaboratori del Patriarca Latino di Gerusalemme.

Il primissimo atto da cui si rileva formalmente la creazione dell'Ordine, allora soltanto del Santo Sepolcro,  di cui però l'autenticità è ancora in parte oggi dibattuta, è quello emanato nel 1103 dal successore del conquistatore di Gerusalemme Goffredo di Buglione (1099-1100), Baldovino I  di Gerusalemme (1100-1118) fratello  di Goffredo, che  con  il  predetto atto decretò essere lui stesso ed i suoi successori, Gran Maestro dell'Ordine, nominando al contempo come suo sostituto il  Patriarca Latino pro-tempore di Gerusalemme e che in quel comento si identificava in Dagoberto da Pisa.

Nello stesso documento Baldovino attribuiva all'Ordine il simbolo del Regno di Gerusalemme appena costitutito.


BAUDOUIN, ROI DE JERUSALEM, AU PATRIARCHE DE JERUSALEM (1103)


BAUDOUIN par la grace de Dieu Roi de Ierusalem à tous Chrestiens presents et à venir salut en notre Seigneur Iesus Christ Souverain du Ciel et de la terre.


Nous avons pour l'exaltation de notre Sainte Foi, honneur et revence que nous portons au trés Saint Sépulcre de Notre Seigneur mis sus l'Ordre du Saint Sépulcre duquel nous et nos successeurs Rois à l'avenir seront chefs et Maitre souverains et en notre absence le Patriarche de Iérusalem en mèmoire et souvenance de la Resurrection de notre Seigneur Iésus Christ par la grace duquel nous sommes parvenus à la Couronne et gagné plusieurs batailles contre le sarrasins ennemis de notre Ste Foi.


Avons pour la singuliere devotion des Chanoines de l'Eglise Patriarcale de cette Sainte cité donné la garde du St. Sépulcre de N.S. aux dits Chanoines pour icelui d'ores en avant garder tant jour que de nuit et entretenir le divin service, ainsi qu'ils ont fait ce-devan pour reconnoistre leur soin et diligence les avons nommé crées et établis soldats en Iésus Christ de l'Ordre du Saint Sépulchre.


Ordonnons qu'à l'avenir ils porteront sur leur robe blanche à l'endroit de l'estomac, ou autre lieu apparent d'icelle la croix et armes qui nous ont esté donnés par l'avis des Princes et Seigneurs Chrestiens aprés la conqueste de cette Sainte Cité.

 

Recevront les dits Chevaliers à l'avenir le marque du dit Ordre de nos mains et de nos Successeurs Rois, et en cas d'absence ou d'empechement par celles du revend Patriarche de cette Sainte cité et ses successeurs sus quels les dits Chevaliers feront les voeux accoutumès d'obedience pauvreté et de chasteté conformement aux status de leur regle, etc. .

 

Aldilà della tradizione analizzata nel paragrafo precedente, molti autori nei secoli hanno anche affermato che il vero fondatore dell'Ordine sia stato proprio  Goffredo di Buglione, il  quale volle, tra i  suoi primi atti,  istituire un corpo di venti (frères) confratelli per celebrare i culti religiosi nel luogo ove fu deposto Gesù Cristo, e custodirlo dagli eventi avversi e dagli attacchi esterni; tesi  storicamente anche accettabile, ma certamente quel nucleo creato da Goffredo, se non si considera la pre-esistenza di quei canonici voluti da sant'Elena e poi da Carlo Magno, non poteva essere  il  presupposto  di  un  Ordine  cavallaresco  militante  e   combattente, soprattutto  per  una mancanza di potere giuridico e religioso in capo a Goffredo che non aveva voluto essere creato re di Gerusalemme e pretendeva invece di essere appellato semplicemente "Advocatus Sancti Sepulchri"!

Diversamente deve essere considerato, sotto questo profilo, il documento attribuito a Baldovino I, primo vero re di Gerusalemme e della sua dinastia gerosolimitana, il quale, in ogni caso, anche se non aveva una potesta religiosa per creare un ordine religioso cavalleresco, aveva, indiscussamente, uno jus imperi ed una fons honorum piena per poter creare legittimamente un qualsiasi ordine sia di merito che cavalleresco.

Il sigillo che comunque certifica la nascita dell'Ordine del Santo Sepolcro rimane quello dato dalla Santa Sede nella persona di S.S. Callisto II e  poi Celestino II, con le rispettive bolle del 1122 e del 10 gennaio 1144 (Si mansuetudo) e di tutti i successivi pontefici che ne riconfermeranno l'esistenza ed iprivilegi ad esso attribuiti nei secoli a venire.

Il contributo comunque dei due fratelli è stato determinante nella costituzione dell'Ordine, tanto da essere riconosciuto come fondamentale dalla Santa Sede già nel 1144 da Papa Celestino II, nella bolla di cui sopra, in cui peraltro si ribadiva la protezione verso i "fratres SanctiHierosolymitani sepulcri" confermandone diritti e privilegi, indicando esplicitamente i meriti di Goffredo e del fratello Baldovino nell'avere costitutito tale sacra istituzione religiosa e militare.

A prescindere da tutto, in quel secolo, iniziarono comunque a fiorire una serie di atti che documentano l'esistenza di una formazione monastico – cavalleresca combattente posta sotto la regola agostiniana i cui Cavalieri formulavano il voto d'obbedienza al Patriarca che li nominava ed i cui compiti, o uno dei compiti più rilevanti, era la custodia del Santo Sepolcro.

In tutto questo la figura centrale, il fulcro storico ed emblematico, in ogni caso rimaneva il Patriarca, trait d'union tra i Canonici regolari del Santo Sepolcro ed i Cavalieri che all'occorrenza si battevano, assieme agli altri membri degli Ordini palestiniani, per la difesa dei luoghi di culto e la liberazione della Terra Santa.

Non si può sottacere che vi sono buoni motivi di ordine storico e filologico per ammettere ormai che i Cavalieri del Santo Sepolcro partecipavano alle varie attività belliche del regno di Gerusalemme sia come membri dell'Ordine a cui capo era il Patriarca, sia come custodi della Sacra Croce che veniva condotta in ogni battaglia al seguito del Patriarca.


2.1. L'epoca delle crociate.

Ad ogni modo si può affermare, senza alcuna tema di smentita, che già nel 1114 un nucleo primitivo di Canonici e Cavalieri, che a sua volta eleggeva il Patriarca di Gerusalemme, partecipava attivamente alla vita sociale e religiosa della città, nonché all'attività bellica del Regno di Gerusalemme, era ben incardinato all'interno del Santo Sepolcro, tanto che il Patriarca Arnolfo di Roeux ne reclamava su di esso la massima autorità.

Il ruolo del Patriarcato, e soprattutto dell'Ordine del Santo Sepolcro nei primi anni del regno di Gerusalemme, ma soprattutto nel periodo successivo, fino alla caduta di Acri del 1291, fu di primaria importanza se non fondamentale per la costruzione di quel filo ideale e religioso che si consoliderà proprio paradossalmente con la perdita della Terra Santa ad opera dei crociati.

Risulta difatti scontato, e storicamente accertato, che i Cavalieri del Santo Sepolcro erano una parte integrante del sistema politico-amministrativo e religioso del regno di Gerusalemme e ce lo ricordano a tal proposito diversi autori.

Essi non avevano solo il compito dell'officiatura dei riti e della custodia del Santo Sepolcro e della Croce di Cristo, ma anche quella del Libro delle leggi e delle costituzioni del regno, che non a caso venivano anche denominate anche "Lettres du Sépulcre", e che si ritenevano scritte di proprio pugno da Goffredo di Buglione nel 1099, appena conquistata Gerusalemme, su sollecitazione del Patriarca e dei notabili che avevano partecipato alla liberazione della Città Santa.

Anche la pratica di riscattare i prigionieri era uno dei loro compiti, come risulta documentato in un caso in cui si resero disponibili, nel 1160, a favore di Ugo d'Ibelin, a cui si affiancava, nel campo della carità cristiana, l'attività di costituire e gestire ospedali, fondare monasteri e istituire chiese e per tale complessa attività era naturale che entrassero in contatto con i diversi potenti locali con cui trattavano affari e convenzioni come quella fatta  tra il Patriarca e i Cavalieri del Santo Sepolcro da una parte e il Gran Maestro dell'Ospedale Raimondo de Puy dall'altra in materia di decime per quanto atteneva la terra di Emmaus.

Quest'attività poteva essere anche foriera anche di forti contrasti come quello avvenuto per un appezzamento di terra nel 1140 tra i canonici del Santo Sepolcro e l'Abbazia di San Paolo d'Antiochia, oppure quello a cui fu chiamato Gualtiero, principe di Galilea a dirimere la controversia tra i Canonici e Guidone,  figlio di Arnolfo Monaco, relativamente al possesso di un villaggio.  

Sotto il profilo politico-religioso l'attività del Patriarca coincideva quasi sempre con quella del Capitolo dei Canonici del Santo Sepolcro e dunque  anche del corpo dei Cavalieri, attività che si esplicava sia internamente alla città di Gerusalemme che anche all'esterno di essa, come accadde in occasione della controversa nomina del suo canonico Absolone a vescovo di Ascalona.

Ma tutto il corpo, costituito dal Patriarca, dai Canonici e dai Cavalieri del Santo Sepolcro, era diventato, a cavallo dei secoli XII e XII, parte viva ed insostituibile del sistema difensivo-militare, primariamente della Città Santa di Gerusalemme e secondariamente di tutta la Terra Santa, tanto che all'Ordine, e personalmente al Patriarca, che costantemente andava a rivestire una figura sempre più preponderante di carattere politico nel regno, ad ogni richiesta di militari per le battaglie da intraprendere, veniva domandato il numero più elevato di militi e precisamente 500 e la stessa quantità di 500 unità veniva richiesta al Capitolo del Sepolcro, mentre ad esempio ai Templari  venivano richiesti solo 50 sergenti.

In occasioni straordinarie, soprattutto in occasione di eventi bellici decisivi per la sopravivenza della cristianità in Terra Santa, come l'assedio di Gerusalemme del 1187, i Cavalieri del Santo Sepolcro fornirono 400 uomini d'armi mentre quelli di San Giovanni solo 100. E' noto,  allo stesso modo, e assodato storicamente, che essi furono presenti alla battaglia di Ybelin nel 1105, all'assedio di Tiro, nonchè nalla presa di Ascalona nel 1164, ma ancora durante la terza crociata, alla presa di Acri del 1191.

La Chiesa non tardò a intervenire pesantemente con riconoscimenti e concessioni, sia nei confronti del Patriarca, in relazione alla sua funzione religiosa e di custode del Luogo Santo, sia in qualità di dominus di questo "corpo scelto" religioso-militare che si era formato, che infine nei confronti della stessa "milizia".

Le prebende non furono soltanto opera della Santa Sede, ma anche dei singoli soggetti, di qualunque estrazione sociale, ad iniziare dal re di Gerusalemme Folco I che nel 1138 donò al Capitolo del Santo Sepolcro alcune case nella città di Gerusalemme e Gualtiero, signore di Cesarea, che donò il casale di Fiasse, a semplici abitanti di Terra Santa, come un tale Roberto Porcarius de Mahumeria, che donò se stesso e tutti i propri averi, allo stesso modo di  Martinus Caroana, al Capitolo del Santo Sepolcro.

I beni del Capitolo del Santo Sepolco in Terra Santa contavano, allora, di una buona parte di case, stazioni e forni all'interno della stessa Città Santa, ma anche al difuori, e non solo della Terra Santa, oltre a veri e propri castelli come quello di Fenicalo, i casali di Armotia, Bethsari, Bereliget, Cafarkab, Desseris, Mahumerio, di cui i cittadini (quelli che contavano) giurarono fedeltà nel 1155 al Capitolo come loro feudatari, Ramitta e Riva, nonchè chiese in Ascalona, Joppe (oggi Giaffa), Tiro, etc. .

Nel frattempo l'Ordine, così organizzato, si espandeva necessariamente in previsione di momenti avversi, ormai sempre più probabili, verso i paesi europei più cattolici e soprattutto in quelli ove si riteneva necessaria la presenza di un Ordine religioso e militante e non a caso i primi insediamenti avvennero così in Spagna e Portogallo, dove la presenza è documentata rispettivamente già dal 1131 e dal 1123, ancora in buona parte sotto il  giogo  dell'Emirato che  aveva  soppiantato  in  entrambi i  territori il Califfato e in

Francia, con lo stabilimento di conventi e priorati e l'acquisizione di beni e prebende che gli permisero di stare al passo con la potenza degli altri Ordini combattenti autoctoni, quale ad esempio quello di Calatrava in Spagna, tanto che addirittura già il re Alfonso I nel suo testamento del 1134 aveva legato il proprio regno ai tre Ordini religiosi e combattenti del Santo Sepolcro, dell'Ospedale e del Tempio .

Nel resto d'Europa l'Ordine, come già avveniva in Spagna (Barcellona, Calatayud, Fuentes, Huesca, Palma de Maiorca, Salamanca, Segovia e Valencia), Francia (Charleville, Luynes, Parigi, Rolle, Saint Samson e Vierzon), Belgio (Liegi, Turnhont e Vierviers,)  e in Italia (Ancona, Barletta,  Benevento, Brindisi, Cerreto, Messina, Parma, Piacenza, Piazza Armerina, Troia e Venosa), si consolidava sul territorio con la fondazione di case, monasteri e chiese; anche l'Inghilterra (Warwick, Northamton, New Hall e Holm Hall), Olanda (Hoogstatem), Polonia (Miechow) e Germania erano già allora terreno di "conquista" dei religiosi dell'Ordine.

L'ampliarsi di tali possedimenti e la loro materiale gestione necessitò della  creazione di autonomi Priorati o Gran Priorati che in seguito porteranno inevitabilmente alla creazione di propri "Gran Maestri" e anche di distinte confraternite o forme di Ordini di natura "realista".

I due esempi più noti sono quello francese e inglese di cui, per un determinato periodo, gli stessi regnanti si consideravano Gran Maestri di detti "ordini" del Santo Sepolcro,  mentre  in Italia, si  ebbe l'istituzione, fondamentale per il futuro dell'Ordine nel nostro Paese, dei due priorati, quello di Barletta  costituito nel 1182 e quello di Perugia, costituito nel 1187, e che dal 1291 acquisirà il titolo di sede Arcipriorale, intesa come sede generale dell'Ordine stesso.

Dopo la caduta  definitiva del Regno di Gerusalemme nel 1291 tutti gli Ordini combattenti lasciarono la Terra Santa e ripiegarono in Europa dove alcuni trovarono, da lì a pochi anni, la propria scomparsa, come i Templari, per mani del re di Francia Filippo il Bello che fece in una notte imprigionare tutti i cavalieri per espropiarli sia del loro tesoro, che mai fu trovato e soprattutto del loro potere carismatico che offuscava il proprio, altri il loro scopo d'esistere, come l'Ordine di San Giovanni e altri ancora la propria funzione nell'essere un ponte verso la Palestina, abbandonata per forza maggiore, come l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, funzione che ancora adesso, in maniera esclusiva e preponderante, mantiene, attraverso l'infaticabile opera pia dei propri cavalieri.

E' difatti ormai una realtà consolidata in tutti gli ambiti, ma soprattutto riconosciuta e attribuita esclusivamente all'Ordine, quella di sostenere le opere caritatevoli in Palestina.


2.2. La Custodia Francescana.

Lasciata sguarnita la Terra Santa nel 1291 e il Santo Sepolcro già dal 1187, dopo l'assedio del Saladino, anche se con un periodo d'intermezzo, dal 1229-1244 (sesta crociata) dovuto all'occupazione di Federico II, chi si dovette occupare della tutela dei Luoghi Santi ed in particolar modo della Basilica del Santo Sepolcro e delle sue reliquie (forse era presente ancora qualche pezzo residuale della Vera Croce), ma sopratttuto del Sacro Sacello, furono i francescani che erano già da parecchio tempo presenti in zona, anche se ufficialmente la loro stanzialità al Santo Sepolcro è documentata storicamente soltanto dal 1333.

Il vescovo Giacomo da Vitry ne fa menzione, nella prima metà del XIII sec.  nella sua opera, documentando l'attività di apostolato in Terra Santa dei francescani dopo la venuta del loro Fondatore, così : "

Va anche aggiunto che i Saraceni tutti stanno ad ascoltare i predetti frati minori mentre liberamente annunciano la fede di Cristo e la dottrina evangelica, ma solo fino a quando nella loro predicazione incominciano a contraddire apertamente a Maometto come ingannatore e perfido. Allora quegli empi insorgono contro di loro, li percuotono e li cacciano fuori delle loro città; e li ucciderebbero anche, se Dio non li proteggesse in maniera prodigiosa.....quest'ordine fa dei rapidi progressi in tutto il mondo, perchè riproduce esattamente la forma antica della primitiva Chiesa.

La Santa Sede, che non era insenisbile alla questione relativa alla tutela  sia dei luoghi che delle anime di Palestina, nel 1342 autorizzò i francescani, alla Custodia del Santo Sepolcro e dei Luoghi Santi, fatto che li catalputò all'interno dell'Ordine del Santo Sepolcro senza che ne avessero fatto richiesta e soprattutto senza averne avuto inizialmente l'ufficialità.

Infatti, come si è avuto modo di spiegare meglio più avanti, nel capitolo relativo al Cerimoniale, i francescani nel primo periodo di loro permanenza al Santo Sepolcro, che potrebbe essere individuato come quello che va dal 1342 al 1496, per quanto attiene alla sepcificità del presente studio, attendevano alla parte religiosa dei riti d'investitura dell'Ordine del Santo Sepolcro, ovvero di singole e specifiche investiture individuali, in quanto era un cavaliere, già creato, che sulla tomba del Cristo creava altri cavalieri,  conferendo così il titolo di Cavaliere del Santo Sepolcro, secondo l'antico cerimoniale della Cavalleria Cristiana.

Solo successivamente, e si ritiene che già fosse ritenuta la capacità di creare cavalieri in capo al Padre Guardiano anche prima del 1496, con la bolla di papa Alessandro VI e poi di papa Leone X nel 1516, essi furono autorizzati, su delega del Pontefice, a conferire il medesimo titolo ai pellegrini cattolici, in quanto al Padre Guardiano dei Francescani era stata affidata la carica di vice-Gran Maestro dell'Ordine.

Tale capacità di creare Cavalieri del Santo Sepolcro in capo ai Francescani, per un certo periodo, nell'ultimo quarto del XV secolo, stranamente fu esplestata da un tale Giovanni di Prussia, un nobile prussiano e cavaliere dell'Ordine, che  "rinunciando la chavalaria e le altre imperiale dignità" si era stabilito a Gerusalemme ed era diventato terziario francescano.

Questo, personaggio carismatico, noto e affascinante, secondo uno stereotipo  monastico ascetico che in quel contesto trovava iconografica amplificazione, in particolar modo procedeva all'investitura di cavalieri di origine tedesca o nord europea essendosi ormai, a causa della conoscenza della lingua, affermato come collegamento tra i pellegrini in Terra Santa e l'Ordine minore francescano presente al Santo Sepolcro, con il beneplacito sia del Papa che dell'Imperatore.

Ingressi sunt etiam nobiscum Fratres monti Syon, inter quos nobiscum intravit spectabilis vir, dictus Johannes de Prussia, Procurator Fratrum montis Syon, saecularis quidem statu, sed regularis habitu et vita. Utitur enim proprio arbitrio habitu tertii ordinis S. Francisci, cui tamen regulae voto se ad adtrinxit. Hic vir est genere nobilis, de prosapia comitum, Teutonicus de Prussia, procerae staturae, longam abens barbam, veneranda canitie decorus; maturus valde  est vir ille, et multarum experientiarium, moribus compositus, coscientiosus et timens Deum. Has laudes non ex auditu, sed ex certa scientia  huic probo viro do. Hic habet actoritatem domini Papae, et domini Imperatoris, et favorem regum et principum Christianitatis, creandi et percutiendi milites peregrinos nobiles  ad sanctum Domini sepulcrum venientis. Notus est etiam domino Soldano qui eum in magna habet venerationem.

Nel frattempo, e stranamente, nel 1489, con la bolla Cum solerti meditatione, Innocenzo VIII aveva fuso l'Ordine (ma anche altri Ordini), con quello dei Giovannitti, così che per lunghissimo tempo il Gran Maestro di quei Cavalieri si è qualificato tale (e si qualifica ancora oggi nei documenti ufficiali di concessione) anche del Militaris Ordinis S. Sepulcri.

Questa fusione fu immediatamente però contestata in molti paesi d'Europa e mai accettata, tanto è vero che papa Alessandro VI nel 1496, solo 7 anni dopo, si proclamò Capo Supremo dell'Ordine del Santo Sepolcro, riservandosi la facoltà di conferire la dignità cavalleresca, mentre l'anno successivo abolì definitivamente la bolla del suo predecessore.

Intanto negli altri paesi si avevano vicende di altro spessore che mettevano a dura prova l'esistenza stessa dell'Ordine, tant'è che al fine di dare un timoniere all'Ordine, autonomamente, alcuni priorati avevano chiesto sia al re di Spagna Filippo II, quello delle Fiandre, e al duca di Neves, quello di Francia, di divenire Gran Maestri dell'Ordine, avendone pero, per pressione dell'Ordine di San Giovanni, risposta negativa.

Bisogna attendere il XVIII secolo per avere notizie di conferme di altri privilegi avuti nel passato dall'Ordine, a conferma della propria vitalità e considerazione ad opera della Santa Sede.

Fu infatti papa Clemente VIII nel 1708 a riconfermare i precedenti privilegi dell'Ordine e attribuirne di nuovi al Padre Guardiano dei Luoghi Santi, mentre Papa Benedetto XIV, il 7 gennaio 1746, con la bolla "In supremo militantis Ecclesia" riordino tutta la materia e soprattutto la funzione regolare dei frati in Terra Santa e precipuamente al Santo Sepolcro come promanazione diretta della Santa Sede, ampliando, altresì, le prerogrative dell'Ordine sulla precedenza nelle processioni, la possibilità di legittimare i figli naturali dei cavalieri, di cambiare il nome, di concedere stemmi, ed alla fine l'esonero da balzelli e dall'imposizione di alloggi militari.

L'ultimo atto dei francescani, all'interno del contesto monastico religioso e cavalleresco pertinente l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro è quello con cui nel 1847 il Padre Guardiano del Santo Sepolcro e Custode di Terra Santa  creò Cavaliere il neo Patriarca Latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine Giuseppe Valerga il 16 gennaio 1848, quasi fosse un passaggio di consegne di una fons honorum che da lì ad un secolo avrebbe visto fasi alterne nelle vicende dell'Ordine e dello stesso Patriarcato.


2.3. Il ritorno del Patriarcato Latino.

E' nel 1847 che l'Ordine del Santo Sepolcro rivive una seconda giovinezza attraverso l'attribuzione di una dignità e personalità giuridica grazie all'opera di Sua Santità Papa Pio IX (l'ultimo Papa Re).

Con la bolla Nulla Celebrior del 23 luglio 1847, e grazie soprattutto ad un accordo con il Sultano, Pio IX riportò il Patriarcato a Gerusalemme, mentre con il breve Multa Sapienter del 24 gennaio 1868 riformò i vecchi statuti dell'Ordine e creò tre classi di Cavalieri (Cavaliere, Commendatore e Gran Croce) regolamentando così decorazioni ed uniformi.

Un'importante innovazione, antesignana della parità di genere moderna, fu quella apportata da Papa Leone XIII che istituì nel 1888 le Sorores o Matrone del Santo Sepolcro, anche se nel passato erano state presenti, all'interno dell'Ordine, delle Canonichesse o consorelle sia in Terra Santa, che in Europa. Si ricordano a tal proposito l'esistenza di monasteri femminili, istituti a Saragozza (E) nel 1276, a Kinroy nei Paesi Bassi nel 1480 e Charleville nel 1622. Come Ordine regolare le Sepulcrine esistono ancora oggi in Belgio, Paesi Bassi, Germania, Inghilterra, ma anche in Africa e Sud America.

Nel 1906 Papa Pio X (il Santo), inaugurando un'epoca di frenetiche concessioni e mutamenti istituzionali, restaurò il Gran Magistero dell'Ordine e lo conferì al Patriarca Latino di Gerusalemme, S.B. Mons. Filippo Camassei, riappropriandosene però l'anno successivo, quando nominò così il Patriarca suo Luogotenente in Terra Santa e conferì all'Ordine ancora, cosa importantissima, l'attribuzione del titolo di Sacro e Militare, dividendolo territorialmente in 11 luogotenenze.

Papa Pio XI  invece rinunciò al Gran Magistero riattribuendolo al Patriarca Latino di Gerusalemme, S.B. Mons. Luigi Barlassina, titolo che detenne fino al 1947, definendolo nel 1928 Patriarca Amministratore e Capo Perpetuo della Famiglia del Santo Sepolcro e introducendo il quarto grado cavalleresco, a completamento della ristrutturazione anche sotto il profilo formale.

E' con Papa Pio XII che si hanno ulteriori sostanziali modifiche, infatti è Lui che diede un Cardinale Protettore ai Cavalieri e ripristinò il Gran Magistero a favore dello stesso, allora S.Em. Nicola Canali, mentre attribuì il titolo di Gran Priore al Patriarca Latino di Gerusalemme.

Così facendo elevò l'Ordine a soggetto di diritto internazionale e stabilì, con motu proprio del 15 agosto 1948, che la sede dell'Ordine fosse costituita nello Stato della Città del Vaticano, presso il complesso architettonico di S. Onofrio al Gianicolo che già godeva e gode tutt'ora del diritto di extra-territorialità.

Papa Paolo VI abolì a sua volta le qualifiche di Sacro e Militare attribuendo all'Ordine il titolo di Equestre, riformò gli statuti  nel 1977 con i quali confermò il sostegno dei Cavalieri alle opere in Terra Santa e il non obbligo della professione dei voti monastici, come invece avviene tutt'ora per i Cavalieri di Malta (S.M.O.M.).

Come evidenzia la foto sopra la figura del Patriarca Latino di Gerusalemme è divenuta un ponte di civiltà per quei popoli martoriati del Medio Oriente, diversamente da quella incarnata oltre 900 anni dai primi Patriarchi che con mitria e spada si lanciavano in battaglia contro il feroce Saladino, fatto che dimostra, ancora una volta, che la fede è più potente delle armi e che la speranza e l'amore per il prossimo sono più convincenti di ogni simbolo.

L'attuale sede del  Patriarcato Latino è in Gerusalemme, ma  poichè la cattedra  del Patriarca Latino non può essere collocata nella Basilica del Santo Sepolcro essa si trova quindi nella Concattedrale del Santissimo nome di Gesù, chiesa madre della diocesi, dove egli celebra normalmente e pertanto la sua residenza è necessariamente posta presso la concattedrale.

Esso ha giurisdizione sui fedeli di rito latino residenti in Palestina, Israele, Giordania e Cipro ed è strutturato su cinque vicariati: Vicariato Patriarcale di Palestina con sede a Gerusalemme,  Vicariato Patriarcale d'Israele con sede a Nazareth,  Vicariato Patriarcale di  Giordania con sede ad Amman,  Vicariato Patriarcale di Cipro  con sede a Nicosia,  Vicariato Patriarcale di San Giacomo per i cattolici di lingua ebraica in Israele, con sede a Gerusalemme, e su 66 Parrocchie sparse su tutto il territorio.

  • L'attuale Patriarca, insediato il 19 marzo 2008, è Sua Beatitudine Mons. Fouad Twal, nono in ordine di successione dalla reintroduzione del Patriarcato Latino in Terra Santa.


3. L'Ordine oggi.

A distanza di 910 anni dalla propria fondazione, l'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme sembra rivivere, proprio negli ultimi decenni, una seconda giovinezza, sia sotto il profilo materiale che spirituale. Esso, pur non essendo riuscito a manterenere quella potenza economica e militare delle origini e dell'ultimo periodo medievale, ha però perpetuato un prestigio e un radicamento nel vecchio e nuovo continente tali da non renderlo secondo ad alcuno.

Oggi risulta essere un Ordine di sub-collazione pontificia, con la sede magistrale posta all'interno del Palazzo della Rovere, cioè dentro le mura dello Stato della Città del Vaticano, mentre la sede amministrativa, che gode di extra-territorialità, si trova nel Convento di sant'Onofrio al Gianicolo, dove  è  sepolto  il  poeta Torquato Tasso, che fece un cenno pindarico ed esaltante nella sua opera, La Gerusalemme Liberata, ai Cavalieri del Santo Sepolcro.

Il Gran Magistero, per delega pontificia, è esercitato da un Cardinale di S.R.C. mentre quella di Gran Priore è affidata al Patriarca Latino di Gerusalemme.

Le altre eminenti  cariche in seno all'Ordine vanno identificate nell'Assessore, carica assegnata ad

un Arcivescovo e che consiste nel rappresentare l'Ordine e reggerlo, in collaborazione con gli organi statutari previsti, durante la vacanza o l'eventuale impedimento del Cardinale Gran Maestro, nel Luogotenente Generale, che rappresenta il Cardinale Gran Maestro nelle manifestazioni riguardanti l'Ordine o quando è da lui delegato ed esplica ogni compito che, in casi particolari, il Cardinale Gran Maestro riterrà opportuno affidargli ed infine il Governatore Generale, facente funzioni esecutive, organo vero e proprio di governo.

A capo  dell'Ordine vi è attualmente, quale  Gran  Maestro, dal  29 agosto 2011, Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale di San Sebastiano al Palatino Edwin Frederick O'BRIEN, mentre ricopre la carica di Gran Priore, ed è la seconda autorità ecclesiastica più importante dell'Ordine, Sua Beatitudine Mons. Fouad TWAL, Patriarca Latino di Gerusalemme; seguono l'Assessore, Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Antonio FRANCO, Arcivescovo Titolare di Gallese, Nunzio Apostolico, il Luogotenente Generale S.E. Cav. Gr. Cr. Conte Prof. Giuseppe DALLA TORRE del Tempio di Sanguinetto ed il Governatore Generale S. E. Cavaliere di Collare Conte Prof.  Agostino BORROMEO.

L'Ordine è presente in ben 34 paesi con ben 58 Luogotenenze, di cui 30 in Europa (7 solo in Italia), 15 nel Nord America, 6 in Sud America, 8 in Australia ed Estremo Oriente e una in Sud Africa, ognuna retta da un Luogotenente o da un Delegato Magistrale e curata per la parte spirituale da un Gran Priore.

A sua volta ogni Luogotenenza è divisa in Sezioni e sottosezioni, definite anche Delegazioni (vi sono nel mondo 4 Delegazioni Magistrali) a capo delle quali si trovano Presidi e Delegati, coadiuvati, per la parte spirituale, dagli Arcivescovi o Vescovi della diocesi di competenza.

Oltre il Gran Magistero, in seno all'Ordine, esiste anche la Consulta che si riunisce periodicamente ogni cinque anni per avere e controllare, anche sotto il profilo economico e finanziario, il rendiconto dei propri programmi e delle attività svolte dal Gran Magistero e dalle Luogotenenze, esprimendo, altresì, parere sull'organizzazione e sull'attuazione delle attività dell'Ordine e delle Opere in Terra Santa.

Nel mondo ad oggi vi sono circa 22.000 tra Cavalieri e Dame, che vengono ammessi dopo avere effettuato almeno un anno di postulantato durante il quale vengono preparati spiritualmente e indottrinati sulle finalità dell'Ordine e sugli impegni che vanno ad assumere con la loro ammissione nell'Ordine, le cui finalità hanno il precipuo compito di operare in favore della Fede e delle Opere ed Istituzioni Cattoliche di Terra Santa, sostenendo la presenza cristiana in quella terra e che si possono così riassumere:

  • rafforzare la pratica della vita cristiana in assoluta fedeltà al Sommo Pontefice e secondo gli insegnamenti della Chiesa, osservando come base i principi della carità dei quali l'Ordine è un mezzo fondamentale per gli aiuti alla Terra Santa;

  • sostenere ed aiutare  le opere e le istituzione culturali, caritative, culturali e sociali della Chiesa Cattolica in Terra Santa, particolarmente quelle del Patriarcato Latino di Gerusalemme;

  • propugnare la conservazione e la propagazione della Fede in quelle terre, interes sandovi i cattolici sparsi in tutto il mondo, uniti nella carità dal simbolo dell'Ordine, nonché di tutti i fratelli cristiani anche non cattolici;

  • sostenere i diritti della Chiesa Cattolica in Terra Santa.

  1. Infine esiste, all'interno dell'Ordine, una distinzione in tre classi, più di genere che altro, così suddivise:

Classe dei Cavalieri di Collare e delle Dame di Collare;

Classe dei Cavalieri, nei gradi di:

− Cavaliere di Gran Croce

− Commendatore con Placca (Grand'Ufficiale)

− Commendatore

− Cavaliere

Classe delle Dame, nei gradi di:

− Dama di Gran Croce

− Dama di Commenda con Placca

− Dama di Commenda

− Dama


nonchè sono concesse decorazioni al merito quali:

- Croce al Merito del Santo Sepolcro di Gerusalemme;

- Croce con Placca d'argento al Merito del Santo Sepolcro di Gerusalemme;

- Croce con Placca d'oro al Merito del Santo Sepolcro di Gerusalemme:

e distinzioni speciali quali la Palma del Gerusalemme (nei tre gradi oro, argento e bronzo) e la Conchiglia del Pellegrino, entrambe concesse, a seguito di pellegrinaggio o visita in Terra Santa, anche dal Patriarca di Gerusalemme.


Dr. Carmelo Cataldi

BIBLIOGRAFIA E FONTI

 

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  • Guglielmo Arcivescovo di Tiro, Historia della gerra sacra di Gerusalemme, ed. ital. Venezia, 1562;

  • Oswald Holdere-Egger, Vita Willibaldi Episcopi Eichstetensis ductore sanctimoniali Heideheimensi,  Hannoverae, 1887;

  • Jacques de Vitry, Histoire des Croisades, in Collection des mémories, Paris, 1825;

  • John Mandeville, I viaggi di Sir John Mandeville, 1322;

  • Francesco Mennenio, Militarium Ordinum, origines, statuta, symbola, et insigna, iconubus, additis genuinis, Colonia, 1608;

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  • Gio Paolo Pesenti, Viaggio di Gerusalemme, Bergamo, 1615;

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  • Poliorama Pittoresco, periodico, anno quarto-semestre primo, Padova, 1839-1840;

  • Don Aquilante Rocchetta, Peregrinatione di Terra Santa ed altre provincie, Palermo, 1630;

  • Eugène de Rozière, Cartulaire de l'Eglise du Saint Sépulcre de Jérusalem, ed Paris, 1849;

  • Francesco Silvestrini, L'Italia alla fine del Medioevo: i caratteri nel quadro europeo, Firenze, 2006;

  • Ludolph de Sudheim, Itinerarium (De itinere Terrae Sanctae),  testo il lingua tedesca pubblicato nel Reyssbuch dess heyligen Lands di Sigmund Feyrabend, Franckfurt, 1584;

  • Adolphe Tardif, Cartulaire de l'église du Saint-Sépulcre de Jérusalem, in Bibliothèque de l'école des chartes, 1852;

  • Ab. Biagio Terzi di Lauria, Siria Sacra – Descrittione Istorico-Geografica Cronologico-Topografica delle due Chiese Patriarcali di Antiochia, e Gerusalemme, Roma 1645;

  • Titus Tobler Augustus Molinier, Commemoratorium de casis Dei vel monasteriis, in Itinera;

  • Vasco Valente, A Ordem do Santo Sepulcro em Portugal, pag. 88, Porto (P), 1924;

  • Giovanni Zullardo, Il devotissimo viaggio di Gerusalemme, Roma, 1587;

  • Maro de Wlson, Sieur de la Colombiere, Le vray Theatre d'Honneur, Paris 1648;



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(17/01/2014 - Carmelo Cataldi)
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