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Terapia intensiva aperta ai familiari dei pazienti

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di Nadia Fusar Poli -
L'ammissione ad un reparto di Terapia intensiva è riconosciuta piuttosto diffusamente come un'esperienza estremamente stressante per i pazienti così come per le loro famiglie. Esiste una ragione sanitaria che giustifichi la volontà (o necessità) di imporre delle limitazioni e di tenere “chiuse” le Terapie intensive? La risposta è no. Al contrario. Le ragioni di queste limitazioni sono sostanzialmente basate sull'idea (infondata) che i familiari rappresenterebbero un pericolo per la salute stessa dei pazienti (rischio infezioni, cambiamenti fisiologici come tachicardia, aritmia, ipertensione e ansia da stress emotivo) mentre la loro presenza in reparto interferirebbe con la "normale" assistenza infermieristica.
Nulla di più falso. Le Terapie intensive ispirate ad un modello di tipo pazientecentrico, producono risultati migliori rispetto a quelle che adottano modelli definiti patologiacentrici. Le visite di parenti e familiari fanno dunque bene al malato e all'intero contesto familiare ed hanno effetti fisiologici benefici. Come dimostrano diversi studi di tipo descrittivo, non vi è alcuna motivazione razionale nella decisione di limitare le visite in Terapia intensiva. La famiglia è una parte fondamentale di ogni individuo e gioca un ruolo prioritario nel mantenimento del benessere psico fisico del paziente, contribuendo alla sua stessa guarigione. Per questo motivo l'organizzazione delle terapie intensive italiane è oggi chiamata ad adeguare i propri standard a quelli europei e americani. Il Comitato Nazionale per la Bioetica ha reso noto il parere curato da Andrea Nicolussi, approvato all'unanimità lo scorso 19 luglio e intitolato “Terapia intensiva aperta alle visite dei familiari”. L'obiettivo di questo testo è portare l'attenzione su un aspetto peculiare dell'organizzazione sanitaria, quello delle visiting policies (accompagnamento e visita dei familiari) in Terapia Intensiva che, come si legge nel parere , è “una applicazione, non sempre adeguatamente considerata, del principio del rispetto della persona nei trattamenti sanitari”, (art. 32, co. 2 cost.). Il paziente non deve essere trattato quale individuo isolato e “come un mero corpo da curare, ma come persona con le sue relazioni significative dalle quali non deve essere forzatamente separato aggiungendo solitudine alla già grave condizione di malattia”. Muovendo da tale principio, è possibile realizzare “anche un miglioramento della stessa qualità medica delle cure”. Il Cnb argomenta e supporta il proprio parere sottolineando come numerosi dati ed evidenze suggeriscano che la promozione dell'accesso alla Terapia intensiva per familiari e visitatori “non solo non è pericolosa per i pazienti, ma anzi è benefica sia per loro sia per le famiglie.
In particolare l' ”apertura” della TI non causa un aumento delle infezioni nei pazienti, mentre si riducono in modo statisticamente significativo tanto le complicanze cardio-vascolari quanto gli anxiety score; inoltre, i pazienti presentano indici ormonali di stress significativamente più bassi”. Allo stesso modo, si riscontra una significativa riduzione dell'ansia nei familiari di parenti ricoverati in TI aperte, ed indici di stress sensibilmente più contenuti. Il comitato sottolinea infine la necessità che "l'organizzazione delle terapie intensive anche in Italia si adegui al modello della “terapia intensiva aperta”, al fine di colmare il gap esistente con gli altri Paesi Europei e Americani, i quali “già da tempo si sono orientati con successo in questa direzione". I bioeticisti concludono il proprio parere con una fondamentale precisazione: terapia intensiva “aperta” non significa affatto TI “senza regole”. Questo si traduce in una utile e necessaria disciplina “che permetta di organizzare le aperture in modo da salvaguardare anche gli altri valori in gioco. Il parere pone quindi in evidenza anche il problema delle norme di condotta che gli stessi visitatori debbono rispettare per mantenere ordinato, rispettoso dei luoghi e delle persone e proficuo l'accesso agli ospedali e alle terapie intensive in particolare”. Fonte: http://www.governo.it/Presidenza/Comunicati/testo_int.asp?d=72330
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(26/07/2013 - Nadia F. Poli)
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