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La successione testamentaria e la successione necessaria

Indice della guida
Successione testamentaria | Successione necessaria

La successione testamentaria

Nella successione testamentaria le quote possono essere differenti rispetto alla successione legittima eallasuccessione necessaria. Il legislatore ha previsto che una determinata quota di eredità, detta “quota di riserva”, sia destinata a determinati soggetti, i legittimari (coniuge, figli ed ascendenti, in mancanza di figli). In mancanza di testamento la quota della quale il testatore potrebbe liberamente disporre, la cosiddetta “quota disponibile” andrà a beneficio degli eredi, mentre nella successione testamentaria si tiene conto della volontà del de cuius di voler disporre anche della quota disponibile.

La successione testamentaria presuppone che il testatore sia capace di redigere testamento. Il legislatore dispone che possono disporre per testamento tutti coloro che non sono stati dichiarati incapaci dalla legge. Sono, pertanto, identificati come incapaci i seguenti soggetti:

  • i minorenni;

  • gli interdetti per infermità mentale i quali, come ricordato nella sentenza della Suprema Corte 31.03.2011, n. 7477, diventano legalmente incapaci solamente al momento della pubblicazione della sentenza ai sensi dell'art. 421 c.c. con la conseguenza che, il testamento redatto anche durante la fase di giudizio, resta valido salvo si dimostri l'incapacità di intendere e di volere al momento della testamenti factio;

  • i soggetti che, sebbene non interdetti, siano stati incapaci di intendere e volere al momento della testamenti factio. In tal caso sarà a carico di chi intende dimostrare l'incapacità del testatore addurre elementi che facciano ritenere il testatore incapace. La Suprema Corte, nella sentenza 05.01.2011, n. 230, ha ribadito che, ai fini della valutazione dello stato psichico del testatore, possono desumersi elementi utili anche dalla medesima scheda testamentaria.

La giurisprudenza si è pronunciata spesso in materia di incapacità di intendere e volere del testatore e, recentemente, nella sentenza 06.11.2013, n. 24881 ha sottolineato che, ai fini dell'annullamento di un testamento per incapacità del testatore, è necessario fornire la prova che l'infermità o la causa perturbatrice privi in modo assoluto il testatore della coscienza dei propri atti.

Quid iuris in riferimento ai soggetti non previsti dal legislatore, come gli inabilitati ed i beneficiari di amministrazione di sostegno? La norma contenuta nell'art. 591 c.c., prevedendo i casi in cui è fatto divieto di testare, è norma speciale che non si applica analogicamente: le ipotesi di divieto sono quindi tassative.


In dottrina è stato sollevato il paradosso relativo al minore emancipato: nonostante possa essere stato autorizzato a sposarsi ed a continuare l'impresa, egli non può fare testamento.

Per quanto concerne i soggetti che non possono ricevere per testamento, il legislatore ha elencato il tutore ed il protutore, il notaio, i testimoni e l'interprete nel caso di testamento pubblico, del soggetto che ha redatto o ha ricevuto il testamento segreto, anche se fatte per interposta persona.


La successione necessaria - i legittimari

La quota di legittima è quella porzione di eredità di cui il testatore non può disporre, né a titolo di liberalità, né mortis causa in quanto spettante per legge a soggetti, denominati legittimari, legati al de cuius da stretti rapporti di parentela o da un rapporto di coniugio.


Più semplicemente il legislatore, al fine di consentire che determinati soggetti conseguano una quota minima del patrimonio del de cuius, riconosce loro un titolo ereditario, di “legittimari” che gli consente di acquistare detta quota di patrimonio anche nel caso in cui, al momento dell'apertura della successione, detta quota non sia compresa nel relictum in quando il loro dante causa ne ha disposto con atti inter vivos.


Sono legittimari, per il nostro ordinamento, il coniuge, i figli e gli ascendenti (questi ultimi, solamente nel caso non concorrano con i figli). Così dicendo, il patrimonio ereditario può essere distinto in due parti:

- la quota disponibile, della quale il testatore è libero di disporre;

- la quota di legittima (o riserva), della quale il testatore non può disporre a favore degli eredi legittimi o estranei perché spettante, per legge, ai legittimari.

Come si calcola la quota di legittima? Al fine di stabilire quale parte dell'eredità (ossia del relictum) vada attribuita al legittimario affinché sia soddisfatta la propria quota di legittima, è necessario rapportare il valore della quota riservata al relictum (al netto dei debiti). La quota del legittimario è quindi calcolata in base al rapporto tra la quota riservata del legittimario ai sensi dell'art. 537 c.c. e la massa ereditaria, calcolata ai sensi dell'art. 556 c.c.. L'art. 556 c.c. enuncia che, al fine di determinare la quota disponibile, si forma una “massa di tutti i beni che appartenevano al defunto al tempo della morte, detraendone i debiti. Si riuniscono quindi fittiziamente i beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione secondo il loro valore determinato in base alle regole dettato negli articoli da 747 a 750 e, sull'asse così formato, si calcola la quota di cui il defunto poteva disporre.

Vedi anche: Le quote ereditarie nella successione necessaria (con schema pratico)

Esempio pratico: Tizio, decedendo, lascia un'eredità del valore di 120, 20 debiti ed in vita ha effettuato donazioni per 40. Ammettiamo che l'unica legittimaria sia la moglie Tizia. La massa per calcolare la porzione di Tizia si calcola così (riunione fittizia):

1) art. 556 c.c.: sottraggo al relictum i debiti e sommo il donatum = 140;

2) art. 540 c.c.: a favore del coniuge è riservata la metà del patrimonio calcolato ai sensi del 556 c.c. = 70

3) la quota che Tizia ha diritto a ricevere, in quanto legittimaria, è pari a 70/100 del relictum (calcolato al netto dei debiti).

Quindi, nel caso i 70 non trovassero capienza all'interno del patrimonio relitto, dovrà agire in riduzione nei confronti dei soggetti che hanno ricevuto donazioni in vita dal de cuius.

(Dott.ssa Francesca Tessitore)

Qui di seguito si riporta uno schema da cui emergono, con specificazione delle varie combinazioni di ipotesi, le quote, rispettivamente, di legittima e di disponibile, con la precisazione che quest'ultima, ovviamente, potrà essere destinata dal testatore anche a uno o più degli eredi.

Quote di successione 

Coniuge superstite (in mancanza di figli e senza ascendenti):
Quota di legittima --> 50% eredità + diritto abitazione
Quota disponibile --> 50% eredità

Coniuge + figlio unico anche non legittimo (a prescindere da eventuali ascendenti in vita):
Coniuge --> 33,33% eredità + diritto di abitazione
Figlio unico --> 33,33% eredità
Quota disponibile --> 33,33% eredità

Coniuge con due o più figli, anche non legittimi (a prescindere da eventuali ascendenti in vita):
Coniuge --> 25% eredità + diritto di abitazione
Figli --> 50% eredità da dividere in parti uguali
Quota disponibile --> 25% eredità

Coniuge con ascendente/i ma senza figli:
Coniuge --> 50% eredità + diritto di abitazione
Ascendente/i --> 25% eredità da dividere in parti uguali
Quota disponibile --> 25% eredità

Figlio unico senza coniuge (anche se viventi gli ascendenti):
Figlio unico --> 50% eredità
Quota disponibile --> 50% eredità

Due o più figli senza coniuge (anche se viventi gli ascendenti):
Due o più figli --> 66,66% eredità da dividere in parti uguali
Quota disponibile --> 33,33% eredità

Ascendente/i senza coniuge, nè figli:
Ascendente/i --> 33,33% eredità
Quota disponibile --> 66,66% eredità

Senza figli e ascendenti:
Quota disponibile --> intera eredità

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