La responsabilità professionale del medico

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Obbligazione di mezzi o di risultato?


Come già accennato, sul medico grava una obbligazione di mezzi e non di risultato; se ciò da una parte non comporta di certo un vincolo al raggiungimento di un determinato obiettivo, dall'altro il professionista deve pur sempre garantire un elevato livello di professionalità – misurato non sull'uomo medio, bensì sul “medico medio”, a seconda della gravità della patologia e delle difficoltà misurate nel caso concreto - nonché accuratezza e diligenza tali da scongiurare ogni possibile errore – terapeutico o diagnostico – che possa compromettere ulteriormente la salute del paziente. Il medico, per andare esente da responsabilità in caso di sviluppo negativo della patologia, deve generalmente attenersi alle c.d. guidelines, nonché assolutamente procurarsi il consenso informato del paziente. Nel caso in cui un intervento o una terapia determinata siano considerati dalla scienza medica come “routinari”, in caso di esito nefasto sarà più difficile per il medico dimostrare di non essere incorso in comportamento colposo. Egli potrà comunque provare la sopravvenienza di un evento imprevisto ed imprevedibile, tale per cui anche un intervento considerato “semplice” possa avere esiti differenti rispetto alla media.


Natura giuridica della responsabilità professionale del medico


Il medico è responsabile dei danni provocati al paziente, dolosamente o colposamente, sia a titolo contrattuale che extracontrattuale. Tali correnti di responsabilità trovano fondamento in dottrina e in giurisprudenza. La responsabilità è contrattuale se il medico stipula direttamente con il paziente contratto d'opera professionale; è extracontrattuale se, al contrario, il medico è dipendente di una struttura sanitaria pubblica o privata e non intrattiene con il paziente alcun rapporto contrattuale diretto.

In realtà la questione è ben più complessa. Manca nel diritto positivo una normativa ad hoc pensata esplicitamente per questa categoria particolare di professionisti. Al fine di supplire tale carenza legislativa, dottrina e giurisprudenza hanno elaborato una particolare figura di responsabilità medica denominata da “contatto sociale”. Si tratta di un rapporto caratterizzato da un'imprescindibile componente di fiducia che lo lega al paziente, di natura appunto extracontrattuale: il medico – ed il personale sanitario in genere – divengono direttamente e personalmente responsabili, eventualmente in solido con la struttura di appartenenza, nel momento in cui semplicemente instaurano un rapporto con il paziente, non inquadrabile in alcuna fattispecie contrattuale prevista dal nostro codice civile. E' chiaro come una simile responsabilità abbia inevitabili ripercussioni sia sul piano civile che sul piano penale; ciò spiega come il legislatore, di recente (legge 189/2012) abbia istituito un apposito fondo di solidarietà per i rischi sanitari, somme destinate al ristoro di pazienti vittime di medical malpractice, alimentato da versamenti provenienti dalle compagnie assicurative e dagli stessi professionisti.

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