Lesioni e risarcimento tra invalidità temporanea e permanente

Una delle ipotesi  più frequenti è quella in cui ad un sinistro stradale conseguano delle lesioni che dovranno essere risarcite a vario titolo. Il danneggiato infatti in conseguenza dell’evento dannoso si trova a dover far fronte ad un periodo di malattia che potrà essere più o meno lungo e portare ad una guarigione con o senza postumi, in tali ipotesi risulta perciò ha leso il diritto fondamentale alla salute in quanto da un lato costringe l’individuo ad una inattività gli impedisce lo svolgimento delle proprie attività dall’altro  lo limita in maniera proporzionale all’effetto invalidato dei
postumi. Si distingue perciò queste due voci in invalidità permanente ed invalidità temporanea o inabilità. Si tratta di distinzione mutuata dalla medicina legale che mira a favorire che al momento della liquidazione venga tenuto in debita considerazione ogni aspetto che caratterizza il singolo caso concreto che ci si appresta a stimare sotto il profilo risarcitorio. Aspetti relativi all’accertamento ed alla quantificazione del danno hanno dato vita a numerose pronunce all’interno di un quadro nel quale il legislatore ha teso a indicare criteri sempre più precisi per la sua esatta quantificazioni. A tal proposito si ricorda la previsione di cui    all’art. 138 del Codice della assicurazioni dove è stato previsto che con Decreto del Presidente della Repubblica, si provvederà alla predisposizione di una specifica tabella unica su tutto il terrotorio nazionale a) delle menomazioni alla integrità psico fisica tra dieci e cento punti; del valore pecuniario da attribuire ad ogni singolo punto di invalidità comprensiva dei coefficienti di variazione corrispondenti all’età del soggetto leso. Una simile tabella valevole su tutto il territorio nazionale non ha ancora preso forma. L’art 139 C.d.A poi detta la normativa per le lesioni micro permanenti e definisce il danno biologico quale lesione temporanea o permanente dell’integrità fisica suscettibile accertamento medico legale che esplica una incidenza negativa sulle attività quotidiana del soggetto leso e sulla sua vita di relazione prescindendo dalla sua incidenza sul capacità reddittuale del danneggiato. Il danno biologico così determinato sulla base di questo sistema tabellare potrà poi essere aumentato in un a misura percentuale non superiore ad un quinto, tenuto conto della sua della condizioni soggettive del danneggiato.     La Suprema Corte, nelle proprie pronunce non ha mai sconfessato la necessita di tenere distinte ai fini della liquidazione del danno l’invalidità temporanea da quella permanente, ribadendo in carattere unitario del danno biologico proprio per questi motivo ha ritenuto ed autorevolmente affermato come l’invalidità permanente debba essere valutata solo dopo il decorso dell’intera malattia quando risultino stabilizzati i postumi che devono essere quantificati evitando così di incorrere in duplicazioni risarcitorie.  Tuttavia scongiurata la possibilità di duplicazioni occorre tenere come invalidità permanente e temporanea debbano essere risarcite in quanto integrano un danno alla salute e per tali motivi è stata messa in dubbio dalla dottrina e da parte della giurisprudenza l’orientamento di taluni giudici che a fronte di pretese risarcitorie mosse da minori hanno negato la possibilità di risarcire l’invalidità temporanea. E’stato sostenuto come una simile ricostruzione poggia su una indebita confusione tra danno alla salute e lucro cessante, per tali motivi anche il minore che non svolga attività lavorativa può aver subito un pregiudizio consistente nel riflesso sulla sua vita di relazione. La risarcibilità della lesione del diritto alla salute in se per sé considerata, così come delineata e il suo carattere omni comprensivo hanno portato ad definitivo e completo superamento delle vecchie fictio iuris alle quali veniva fatto ricorso in passato e che portavano al risarcimento della lesione reddituale, limitandosi a tenere in considerazione esclusivamente le conseguenze patrimoniali questa impostazione aveva indotto dottrina e giurisprudenza ad elaborare delle categorie a cui poter far ricorso quando il danneggiato non aveva redditi nel tentativo di superare il ridetto limite. L’attuale concezione ha invece permesso di superare tali limitazioni. Preme poi sottolineare l’evoluzione giurisprudenziale per ciò che riguarda l’accertamento del danno, a tal proposito la sentenza n. 372/94 ha determinato una inversione di tendenza in quanto una volta provata l’esistenza di una lesione il danneggiato dovrà fornire altresì la prova della sua entità ossia che in conseguenza della lesione esso ha subito una diminuzione o privazione di un valore     personale non patrimoniale. Il danno risarcibile perciò non si identifica nella lesione dell’interesse giuridicamente protetto , ma è dalla lesione di quest’ultimo che invece possono scaturire conseguenze dannose che devono essere allegate e provate. L’accertamento del danno biologico non può dunque prescindere dall’accertamento di una lesione dell’integrità psico fisica da cui sia derivato un peggioramento concretamente apprezzabile nella vita del danneggiato.

Infine considerato che il danno biologico poter essere accertato necessita il ricorso all’ausilio medico legale quest’ultimo dovrà essere un ausilio imprescindibile

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