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Lo stato di necessità. Art. 54 del codice penale

Si esclude la punibilità di chi abbia commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona
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Guida di diritto penale
Lo stato di necessità è la scriminante prevista dall'articolo 54 del codice penale secondo cui "Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo".
Lo stato di necessità è cosa diversa dalla legittima difesa.
Nel caso di legittima difesa il bene che viene leso dalla reazione dell'aggredito è un bene dell'aggressore stesso, mentre nelle ipotesi di cui all'art. 54 l'azione lesiva è diretta nei confronti di un soggetto che non ha nulla che vedere con l'azione posta in asso per stato di necessità. Non c'è quindi un'aggressione da cui difendersi ma uno stato oggettivo di necessità.
Dalla lettura testuale della norma si desume che i requisiti perché si possa invocare lo stato di necessità sono:
- l'esistenza di un pericolo attuale e inevitabile;
- l'esistenza di un pericolo che riguardi un danno grave alla persona.

Vediamo ora nei dettagli in cosa consiste la scriminante dello stato di necessità.

La scriminante dello stato di necessità

L'articolo 54 del codice penale nel disciplinare la scriminante dello stato di necessità, esclude la punibilità di chi abbia "commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo".

Ricercando la ratio della previsione normativa, il legislatore ha ravvisato un'equivalenza tra l'interesse sottoposto a pericolo di lesione e l'interesse leso dall'azione necessitata. L'articolo 2045 c.c. prevede, poi, che la condotta lesiva posta in essere in stato di necessità comporti l'obbligo della corresponsione di un'indennità la cui misura è rimessa all'equo apprezzamento del giudice e non un risarcimento del danno.

I presupposti della causa di giustificazione

Al fine dell'operatività della scriminante, la situazione di pericolo che rende l'azione necessitata deve essere attuale e l'attualità del pericolo deve essere valutata ex ante con riferimento alla situazione in cui versa l'agente prima di porre in essere la sua condotta offensiva. Il pericolo attiene ad un grave danno alla persona propria o altrui: non necessariamente ad essere minacciato deve essere il bene vita o l'integrità fisica; la situazione di pericolo può investire anche altri diritti della personalità come la libertà personale, l'onore e il decoro.
La norma, poi, prescrive che lo stato di pericolo non deve essere stato volontariamente causato dall'agente e che non sia altrimenti evitabile, nonché che l'azione lesiva sia necessaria. Ulteriore presupposto richiesto, ai fini della configurabilità della scriminante, è la proporzionalità tra il danno arrecato con l'azione necessitata ed il pericolo di danno determinato dalla situazione necessitante. La comparazione deve effettuarsi con riferimento al valore dei beni in conflitto e con riguardo al grado di lesione minacciato e arrecato.

Gli orientamenti giurisprudenziali

La giurisprudenza ha escluso che lo stato di necessità possa giustificare l'attività medico-chirurgica in difetto del consenso da parte del paziente così come ha escluso che lo stato di bisogno economico sia idoneo ad integrare la scriminante dello stato di necessità, atteso che alle esigenze degli indigenti può provvedere la moderna organizzazione sociale per mezzo degli istituti di assistenza e difettando i requisiti dell'attualità del pericolo e dell'urgenza dell'azione penalmente rilevante.
Con specifico riguardo al presupposto dell'inevitabilità della condotta necessitata, per la giurisprudenza di legittimità non è mai invocabile la causa di giustificazione dello stato di necessità qualora sussista una percorribile alternativa lecita che possa realizzare la medesima funzione di salvaguardia del bene messo in pericolo.

Massime della Cassazione Penale

Cassazione penale sentenza del 06/02/2015 n. 8603
Il fatto che l'imputato si trovi in una situazione di difficoltà economica non legittima, ai sensi dell'art. 54 c.p., un'occupazione permanente di un immobile per risolvere un'esigenza abitativa.

Cassazione penale sentenza del 02/12/2014 n. 52118

In tema di favoreggiamento personale, la causa di esclusione della punibilità prevista per chi ha commesso il fatto per essere stato costretto dalla necessità di salvare sé stesso o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento alla libertà personale o all'onore opera anche nelle ipotesi in cui il soggetto agente abbia reso mendaci dichiarazioni per evitare un'accusa penale a proprio carico, essendo irrilevante l'esistenza di altre e diverse possibilità di difesa.

Cassazione penale sentenza del 11/11/2014 n. 1725

La decisione di non versare l'Iva per garantire gli stipendi ai dipendenti e per pagare i fornitori a fronte di una crisi di liquidità, non integra una ipotesi di causa di forza maggiore o di stato di necessità. L'assenza del dolo o l'impossibilità di adempiere l'obbligazione tributaria Potrà avere valenza scriminante solo laddove siano assolti gli oneri di allegazione che, per quanto attiene alla crisi di liquidità, dovranno investire non solo l'aspetto della non imputabilità, a chi abbia omesso il versamento, della crisi economica, ma anche la prova che tale crisi non sarebbe stata altrimenti fronteggiabile tramite il ricorso, da parte dell'imprenditore, ad idonee misure da valutarsi in concreto come anche il credito bancario.

Cassazione penale sentenza del 21/10/2014 n. 48430
In materia di reato di evasione, non sussiste la causa di giustificazione dello stato di necessità per l'imputato che aveva portato al Pronto Soccorso dell'ospedale la convivente, in preda ad un malore, dopo avere chiamato l'ambulanza che però tardava ad arrivare, allorchè sia stato appurato che la situazione di pericolo di un danno grave alla persona era stata provocata dallo stesso imputato, il quale aveva percosso la convivente, e che il pericolo avrebbe potuto essere evitato attendendo per qualche minuto l'arrivo dell'ambulanza.
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