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Cassazione: non è corruzione offrire 100 euro alla Polizia per "dimenticare" che si è al volante ubriachi

Per la Suprema Corte le condizioni precarie del conducente e la mancanza di serietà dell'offerta elidono la rilevanza penale del fatto
Uomo in stato di ebrezza fermato dalla polizia
di Valeria Zeppilli – Purtroppo, nonostante il nostro ordinamento sia abbastanza severo in materia, ancora non è così raro che incauti automobilisti si mettano alla guida ubriachi. Si tratta di un comportamento deplorevole, che, oltretutto, può talvolta potenzialmente dar luogo ad altre conseguenze sanzionatorie oltre a quelle che ci si immaginerebbe...o no!

Recentemente, infatti, è stato sottoposto all'attenzione della Corte di cassazione un caso alquanto curioso.

Un uomo, "beccato" al volante indubitabilmente ubriaco, ha tentato di tutto per salvarsi dalle conseguenze del suo gesto, arrivando ad offrire all'agente di polizia che lo aveva fermato cento euro per lasciarlo andare.

Condannato in primo e secondo grado per corruzione, l'uomo non demorde e porta il suo caso all'attenzione della giurisprudenza di legittimità, che, con la pronuncia numero 1935/2016, depositata il 19 gennaio (qui sotto allegata), gli ha dato ragione: la sentenza del giudice dell'appello va annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste.

La Cassazione, infatti, ha chiarito che affinché il reato di corruzione possa dirsi integrato è necessario che l'offerta corruttiva sia caratterizzata da una serietà adeguata e sia idonea a turbare psicologicamente il pubblico ufficiale che la riceve.

La serietà, in particolare, deve necessariamente essere valutata tenendo conto sia delle condizioni dell'offerente che delle circostanze spazio-temporali nelle quali la specifica vicenda ha avuto luogo.

Dato che nel caso di specie l'uomo si trovava in evidenti condizioni psico-fisiche precarie, la chiara mancanza di serietà dell'offerta, unitamente all'inidoneità della condotta a ledere o minacciare l'oggetto giuridico della norma di cui all'articolo 322 del codice penale, non possono che elidere la rilevanza penale del fatto.

Corte di cassazione testo sentenza numero 1935/2016
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
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(07/02/2016 - Valeria Zeppilli)
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