Diritto Penale

Il reato di danneggiamento

Guida legale sul reato di danneggiamento disciplinato all'art. 635 del codice penale
sentenza giudice giustizia avvocato cassazione

Definizione e qualificazione

Il reato di danneggiamento disciplinato all'art. 635 del codice penale si configura ogni qualvolta un soggetto distrugga, deteriori, disperda, o renda inservibile – in maniera totale o parziale – un bene mobile o immobile altrui oppure di pubblica utilità. Integrano pertanto la condotta del danneggiare tutti gli atti materialmente o funzionalmente offensivi di oggetti che non siano di proprietà esclusiva dell'agente.

Chi può commettere il reato di danneggiamento?

Il danneggiamento è un reato c.d. “comune”, nel senso che chiunque può divenire soggetto attivo della relativa fattispecie – tranne, ovviamente, colui il quale sia unico proprietario del bene.

Elemento psicologico del reato

Dal punto di vista soggettivo, è il dolo generico l'elemento psichico richiesto per l'integrazione della fattispecie: è necessario, cioè, che il danneggiante avesse, al momento della commissione del fatto, sia la coscienza e volontà di aggredire il bene, sia la consapevolezza che tale bene appartenesse ad altri. Mentre non rileva ai fini della qualificazione del dolo, lo scopo specifico di nuocere (cfr., a proposito, Cassazione penale, sezione II, sentenza 13 aprile 2007, n. 15102).

il Legislatore ha ritenuto di non punire le condotte lesive di beni, poste in essere a mero titolo di colpa.

Pene e aspetti procedurali

Punito con la reclusione fino a 1 anno e con la multa fino a 309 euro, il delitto di danneggiamento è generalmente perseguibile su querela presentata dalla persona offesa – cioè dal proprietario o possessore della cosa danneggiata. La competenza giudiziaria è del Giudice di Pace.

Casi particolari e circostanze aggravanti – art. 635 II

L'art. 635 2° co c.p. individua, tuttavia, alcune ipotesi di danneggiamento perseguibili anche d'ufficio e punibili più severamente (con la reclusione da 6 mesi a 3 anni) rispetto alla figura generale di cui al primo comma. Sono i casi in cui l'azione è commessa:

- con violenza o minaccia alla persona;

- da parte del datore di lavoro in occasione di serrate o dai lavoratori in occasione di sciopero;

- su edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all'esercizio di culto o su cose di interesse storico-artistico o su immobili sia in costruzione che in ristrutturazione;

- su opere destinate all'irrigazione;

- sopra piante di viti, alberi, arbusti fruttiferi, boschi, selve, foreste, vivai forestali;

- su attrezzature ed impianti sportivi al fine di impedire o interrompere lo svolgimento di manifestazioni sportive.

Nei casi appena elencati, è inoltre possibile (facoltativamente) l'arresto in flagranza del danneggiante e l'applicazione di misure cautelari. Il Tribunale in composizione monocratica è il giudice competente a conoscere in primo grado dei reati di danneggiamento di cui all'art. 635 2° comma.

Giurisprudenza sul reato di danneggiamento (massime del CED)

Cassazione penale sezione  II sentenza del 23/10/2014 n. 47705

In tema di danneggiamento, integra il reato di cui all'art. 635 c.p. la forzatura di una serratura, in quanto arreca alla cosa un danno di natura irreversibile - sebbene riparabile ad opera dell'uomo - e una modificazione funzionale e strutturale, non irrilevante neppure sotto il profilo economico.

Cassazione penale sezione  V sentenza del 21/05/2014 n. 38574

Il reato di danneggiamento di cui all'art. 635 c.p. si distingue da quello di deturpamento o imbrattamento previsto dall'art. 639 c.p., in quanto il primo produce una modificazione della cosa altrui che ne diminuisce in modo apprezzabile il valore o ne impedisce anche parzialmente l'uso, dando così luogo alla necessità di un intervento ripristinatorio dell'essenza e della funzionalità della cosa stessa mentre il secondo produce solo un'alterazione temporanea e superficiale della "res aliena", il cui aspetto originario, quale che sia la spesa da affrontare, è comunque facilmente reintegrabile. (Fattispecie di alterazione dello stato dei luoghi in cui la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione del giudice di merito che aveva affermato la responsabilità dell'imputato per il reato di danneggiamento).

Cassazione penale sezione  II sentenza del 22/09/2010 n. 37889

Non integra l'ipotesi di danneggiamento aggravato ex art. 635, comma 2 n. 3 c.p., in relazione all'ipotesi di cui all'art. 625, comma 1 n. 7 c.p. (fatto commesso su cose destinate a uso pubblico esposte alla pubblica fede), lo sfondamento della vetrata di un bar in presenza del suo titolare, in quanto tale aggravante non è configurabile qualora la cosa sia custodita in modo diretto e continuo dal proprietario del bene. (La Corte ha altresì rilevato che, al riguardo, non assume rilievo il comportamento dell'agente che, a seguito di mossa repentina, riesca ugualmente a danneggiare la cosa custodita, in quanto deve presumersi, salvo prova contraria, che il proprietario, esercitando la custodia in modo diretto e continuo, sia in grado, usando tutti gli accorgimenti e la diligenza del caso, di impedire l'evento).

Cassazione penale sezione  II sentenza del 23/10/2014 n. 47705

In tema di danneggiamento, integra il reato di cui all'art. 635 c.p. la forzatura di una serratura, in quanto arreca alla cosa un danno di natura irreversibile - sebbene riparabile ad opera dell'uomo - e una modificazione funzionale e strutturale, non irrilevante neppure sotto il profilo economico.

Cassazione penale sezione  V sentenza del 21/05/2014 n. 38574

Il reato di danneggiamento di cui all'art. 635 c.p. si distingue da quello di deturpamento o imbrattamento previsto dall'art. 639 c.p., in quanto il primo produce una modificazione della cosa altrui che ne diminuisce in modo apprezzabile il valore o ne impedisce anche parzialmente l'uso, dando così luogo alla necessità di un intervento ripristinatorio dell'essenza e della funzionalità della cosa stessa mentre il secondo produce solo un'alterazione temporanea e superficiale della "res aliena", il cui aspetto originario, quale che sia la spesa da affrontare, è comunque facilmente reintegrabile. (Fattispecie di alterazione dello stato dei luoghi in cui la S.C. ha ritenuto immune da censure la decisione del giudice di merito che aveva affermato la responsabilità dell'imputato per il reato di danneggiamento).

Cassazione penale sezione  II sentenza del 22/09/2010 n. 37889

Non integra l'ipotesi di danneggiamento aggravato ex art. 635, comma 2 n. 3 c.p., in relazione all'ipotesi di cui all'art. 625, comma 1 n. 7 c.p. (fatto commesso su cose destinate a uso pubblico esposte alla pubblica fede), lo sfondamento della vetrata di un bar in presenza del suo titolare, in quanto tale aggravante non è configurabile qualora la cosa sia custodita in modo diretto e continuo dal proprietario del bene. (La Corte ha altresì rilevato che, al riguardo, non assume rilievo il comportamento dell'agente che, a seguito di mossa repentina, riesca ugualmente a danneggiare la cosa custodita, in quanto deve presumersi, salvo prova contraria, che il proprietario, esercitando la custodia in modo diretto e continuo, sia in grado, usando tutti gli accorgimenti e la diligenza del caso, di impedire l'evento).

(28/04/2015 - Mara M.)
Le più lette:
» Avvocati: cassazionisti senza esami per tutti gli iscritti ante riforma
» Avvocati: albi online senza segreti
» Tribunale di Fermo: inammissibili i capitoli di prova se contengono le parole "vero che". Tu cosa pensi?
» Padre immaturo? Il figlio va con la madre
» Affitto: la cauzione va restituita anche in caso di danni
Commenta
con Facebook
 
Commenta
con disqus
Commenta con Disqus: Selezionando "Preferisco commentare come ospite" non serve password. Ultime discussioni
blog comments powered by Disqus
bottone newsletter Icona Facebook Icona Rss Icona Google plus Icona twitter Icona linkedin
Print Friendly and PDF