Codice della strada - Art. 120. Requisiti morali per ottenere il rilascio della patente di guida.

Indice codice della strada commentato

"Nuovo codice della strada", decreto legisl. 30 aprile 1992 n. 285 e successive modificazioni.

TITOLO IV - GUIDA DEI VEICOLI E CONDUZIONE DEGLI ANIMALI

Art. 120. Requisiti morali per ottenere il rilascio dei titoli abilitativi di cui all'articolo 116. (1)

1. Non possono conseguire la patente di guida i delinquenti abituali, professionali o per tendenza e coloro che sono o sono stati sottoposti a misure di sicurezza personali o alle misure di prevenzione previste dalla legge 27 dicembre 1956, n. 1423, ad eccezione di quella di cui all'articolo 2, e dalla legge 31 maggio 1965, n. 575, le persone condannate per i reati di cui agli articoli 73 e 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, fatti salvi gli effetti di provvedimenti riabilitativi, nonché i  soggetti  destinatari  dei divieti di cui agli articoli 75, comma 1, lettera a), e 75-bis, comma 1, lettera f,  del  medesimo  testo  unico  di  cui  al  decreto  del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990 per tutta la  durata  dei predetti divieti. Non possono di nuovo conseguire la patente di guida le persone a cui sia applicata per la seconda volta, con sentenza  di condanna  per  il  reato  di  cui  al  terzo  periodo  del  comma   2 dell'articolo 222, la  revoca  della  patente  ai  sensi  del  quarto periodo del medesimo comma. (2)

2. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 75, comma 1,lettera a), del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, se le condizioni soggettive indicate al primo periodo del comma 1 del presente articolo intervengono in data successiva al rilascio, il prefetto provvede alla revoca della patente di guida. La revoca non può essere disposta se sono trascorsi più di tre anni dalla data di applicazione delle misure di prevenzione, o di quella del passaggio in giudicato della sentenza di condanna per i reati indicati al primo periodo del medesimo comma 1. (2)

3. La persona destinataria del provvedimento di revoca di cui al comma 2 non può conseguire una nuova patente di guida prima che siano trascorsi almeno tre anni.

4. Avverso i provvedimenti di diniego di cui al comma 1 e i provvedimenti di cui al comma 2 è ammesso il ricorso al Ministro dell'interno il quale decide, entro sessanta giorni, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

5. Con decreto del Ministro dell'interno e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti sono stabilite le modalità  necessarie per l'adeguamento del collegamento telematico tra il sistema informativo del Dipartimento per i trasporti terrestri e il trasporto intermodale e quello del Dipartimento per le politiche del personale dell'amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie, in modo da consentire la trasmissione delle informazioni necessarie ad impedire il rilascio dei titoli abilitativi di cui al comma 1 e l'acquisizione dei dati relativi alla revoca dei suddetti titoli intervenuta ai sensi del comma 2.


6.  Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque, in violazione delle disposizioni di cui ai commi 1 e 3, provvede al rilascio dei titoli abilitativi di cui all'articolo 116 e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da € 1.063 a € 3.190. 

(1) Articolo interamente sostituito dalla legge 15 luglio 2009, n. 94. Fino alla data di entrata in vigore del decreto di cui al comma 5, da adottare entro l'8 febbraio 2010, continuano ad applicarsi le modalità  di interscambio informativo previste dal comma 2 dell'articolo 120 del medesimo decreto legislativo, nel testo vigente anteriormente all'8 agosto 2009.

(2) Comma modificato dalla  legge 29 luglio 2010, n. 120 ( G.U. n. 175 del 29 luglio 2010 suppl. ord.).

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Spazio annotazioni, commenti, sentenze
art 120 codice della strada: Cassazione Penale, Sez. II, sentenza n. 18976/2016: "Questa Corte, con valutazione condivisa dal Collegio, ha già affermato che manifestamente infondati appaiono i dubbi di costituzionalità, in riferimento agli artt. 3, 13, 16 e 35 Cost., degli artt. 6, L. 31 maggio 1965 n. 575 (disposizioni contro la mafia) e 120 D.Lgs. n. 285 del 1992 (codice della strada), nella parte in cui essi implicano la revoca obbligatoria e indiscriminata della patente di guida nei confronti di soggetto sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno, in quanto tale revoca da un lato trova la sua giustificazione nell'esigenza di impedirgli rapidi spostamenti sul territorio, allo scopo di prevenire la commissione dei reati e, dall'altro, non ne limita in alcun modo i rapporti di relazione familiari e sociali o lo svolgimento di attività lavorative (Cass., sez.1, n. 20388 del 30/05/2006). Né la recente pronuncia della Corte Costituzionale n. 281 del 2013, relativa agli effetti delle sentenze di patteggiamento per reati in materia di stupefacenti ai fini delle previsioni di cui all'art. 120 del C.d.S., induce a ravvisare la suggerita incompatibilità, dal momento che, per la misura in parola, pienamente sussistente appare la ragionevolezza della previsione della revoca della patente di guida, al sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, in funzione di contenimento della pericolosità sociale riconosciuta. Peraltro, neppure in astratto può ravvisarsi la prospettata inconciliabilità tra revoca della patente di guida e attività lavorativa, posto che risultano indubbiamente praticabili molteplici attività che prescindono dal possesso dell'abilitazione alla guida. Né, infine, possono trovare richiamo nel caso di specie gli insegnamenti contenuti nella sentenza della Corte Costituzionale n. 291 del 2 dicembre 2013, che ha dichiarato parzialmente illegittimi l'art. 12 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 (recante disposizioni in materia di misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità) e, in via consequenziale, l'art. 15 del d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159 (codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione), che la prima norma ha sostituito, nella parte in cui non prevedono che, nel caso in cui l'esecuzione di una misura di prevenzione personale resti sospesa a causa dello stato di detenzione per espiazione di pena della persona ad essa sottoposta, l'organo che ha adottato il provvedimento di applicazione debba valutare, anche d'ufficio, la persistenza della pericolosità sociale dell'interessato nel momento dell'esecuzione della misura. Infatti, detta pronuncia è relativa a casi di differimento dell'esecuzione della misura per espiazione pena, non già alle ipotesi di immediata applicazione della misura di sicurezza in concomitanza di misure cautelari, specie non custodiali, come nella fattispecie."

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