Il diritto di abitazione del coniuge superstite

Guida al legato ex lege previsto dall'articolo 540 del codice civile
Le successioni ereditarie

Il diritto di abitazione | Diritto di abitazione in favore del coniuge superstite | Uso dei mobili | Convivente superstite | Esclusioni e limiti | Giurisprudenza

di Valeria Zeppilli - Il coniuge superstite, nel nostro ordinamento, gode di tutele molto importanti.

Tra di esse, va segnalato il diritto di abitazione sulla casa coniugale.

Il coniuge, infatti, non solo rientra tra i soggetti cd. legittimari, ai quali cioè è per legge riservata una quota del patrimonio del de cuius della quale questo non può in alcun modo disporre (leggi: "La successione testamentaria e la successione ereditaria"), ma beneficia anche di qualcosa in più: a prescindere da chi ne otterrà la proprietà, egli può continuare a stare nella casa ove viveva con il consorte defunto.

Il diritto di abitazione

Il diritto di abitazione, in generale, è previsto dall'articolo 1022 del codice civile, il quale stabilisce che chi ha il diritto di abitazione di una casa può abitarla, limitatamente ai suoi bisogni e ai bisogni della sua famiglia.

Si tratta, sostanzialmente, di un diritto reale di godimento che cade su una cosa altrui e rappresenta, pertanto, una limitazione del diritto di proprietà.

Diritto di abitazione in favore del coniuge superstite

La titolarità del diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare è riconosciuta al coniuge superstite, invece, dall'articolo 540 del codice civile. Tale norma, infatti, prevede un legato ex lege a favore di un soggetto considerato debole dal nostro ordinamento, con il fine non tanto di permettergli di fare fronte a specifiche esigenze abitative, quanto di tutelare interessi ulteriori rispetto ai meri interessi patrimoniali, come ad esempio quello al mantenimento del tenore di vita o quello alla conservazione della memoria del coniuge scomparso (cfr. Corte d'appello di Cagliari, 26 settembre 2005).

L'importanza di tale finalità non è arginata neanche dall'eventuale ipotesi in cui la casa sia momentaneamente occupata da un terzo: con la sentenza numero 6231/2013, infatti, la Corte di cassazione ha chiarito che il diritto di abitazione può essere opposto anche a colui che occupi temporaneamente l'immobile.

Uso dei mobili

Il diritto di abitazione peraltro, secondo quanto previsto espressamente dal codice civile, porta con sé anche un altro importante diritto: quello di uso dei mobili che corredano la casa adibita a residenza familiare.

Si tratta, comunque, di un diritto limitato ai beni che erano di proprietà del defunto o comuni ai coniugi.

Convivente superstite

Diversa dalla posizione del coniuge è quella del convivente superstite: non può dirsi, infatti, che ad esso competa un analogo diritto di abitazione.

Innanzitutto per il fatto che il codice civile fa espressamente riferimento al coniuge.

In secondo luogo perché anche la giurisprudenza lo ha espressamente chiarito da diverso tempo: con la sentenza numero 310 del 26 maggio 1989, infatti, la Corte di cassazione ha escluso l'applicabilità della disposizione di cui al secondo comma dell'articolo 540 c.c. anche al convivente more uxorio.

Esclusioni e limiti

Oltretutto, neanche il coniuge ha sempre il diritto di abitazione sulla casa coniugale.

Innanzitutto, infatti, esso viene meno nel caso in cui il potenziale titolare, prima del decesso del consorte, abbia volontariamente interrotto la convivenza e abbia costituito altrove la propria residenza: in una simile ipotesi, infatti, non è possibile individuare un'effettiva casa adibita a residenza familiare.

Il diritto di abitazione, inoltre, trova un importante limite nel caso in cui l'immobile che ne costituisce l'oggetto non era di proprietà esclusiva del de cuius né in comunione tra questi e il conige. Come affermato dalla Corte di cassazione con sentenza numero 6691/2000, infatti, i diritti di cui al secondo comma dell'articolo 540 c.c. non possono configurarsi nell'ipotesi in cui la casa familiare sia in comunione tra il defunto e un terzo.

Giurisprudenza

Ecco alcune sentenze rilevanti in argomento:


"Il diritto reale di abitazione, riservato per legge al coniuge superstite, ha ad aggetto la casa coniugale, ossia l'immobile che in concreto era adibito a residenza familiare e si identifica con l'immobile in cui i coniugi - secondo la loro determinazione convenzionale, assunta in base alle esigenze di entrambi - vivevano insieme stabilmente, organizzandovi la vita domestica del gruppo familiare" (Cass. n. 22456/2014).


"Benchè l'immobile costituente la dimora abituale del nucleo familiare comprenda (con i mobili che l'arredano, oggetto di un diritto d'uso) le relative pertinenze, è da escludere che l'ambito del diritto di abitazione che spetta al coniuge superstite si estenda fino al punto di includere l'appartamento autonomo, posto nello stesso edificio, ma non utilizzato per le esigenze abitative della comunità familiare" (Cass. n. 4088/2012).


"Se alla morte dell'ereditando sulla proprietà dell'immobile persiste un'ipoteca, siccome ciò consente al creditore ipotecario di assoggettare ad espropriazione forzata tale diritto, l'azione esecutiva già intrapresa nei suoi confronti e la successiva vendita non possono risultare impedite dai diritti attribuiti al coniuge superstite dall'art. 540 cod. civ., comma 2" (Cass. n. 463/2009).

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