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Legittimazione e termini per proporre la revocazione

Chi può proporre la revocazione ed entro quando deve provvedervi, con approfondimenti sul dies a quo e sui rapporti con l'appello in relazione ai termini


La revocazione è di norma proposta dalla parte soccombente nei confronti della parte che sia risultata vincitrice.

Del resto, la revocazione fa parte a tutti gli effetti dei mezzi di impugnazione e, pertanto, ha il medesimo oggetto della sentenza che va ad impugnare ed è riservata alle parti del giudizio.

  1. La revocazione del pubblico ministero
  2. I termini per la revocazione
  3. Revocazione e appello

La revocazione del pubblico ministero

L'articolo 397 del codice di procedura civile, in ogni caso, prevede che in determinate ipotesi anche il pubblico ministero è legittimato attivo nell'impugnazione per revocazione.

Si tratta dei casi in cui la sentenza è stata pronunciata senza che egli sia stato sentito e dei casi in cui essa è l'effetto della collusione posta in essere dalle parti per frodare la legge.

Proprio in ragione del fatto che anche tale impugnazione è riservata alle parti del giudizio, presupposto fondamentale perché il pubblico ministero possa proporre revocazione è che essa sia relativa a una causa che rientra tra quelle per le quali il suo intervento è previsto come obbligatorio.

Si ricorda che l'intervento del P.M. è obbligatorio nelle cause che egli stesso potrebbe proporre, nelle cause matrimoniali (comprese quelle di separazione personale dei coniugi), nelle cause riguardanti lo stato e la capacità delle persone e negli altri casi previsti dalla legge.

I termini per la revocazione

I termini per proporre la revocazione non sono sempre certi quanto all'origine della loro decorrenza.

La certezza del dies a quo, infatti, si ha solo per i casi di revocazione ordinaria, ovverosia nell'ipotesi in cui la sentenza sia l'effetto di un errore di fatto risultante dagli atti o dai documenti di causa o se essa sia contraria ad altra precedente avente tra le parti autorità di cosa giudicata.

In tal caso i termini sono di sei mesi dalla pubblicazione della sentenza o di trenta giorni dalla sua notificazione.

In tutte le altre ipotesi, per le quali si parla di revocazione straordinaria, invece, il dies a quo è incerto.

L'articolo 326 del codice di rito, infatti, stabilisce che il termine di trenta giorni per proporre tale mezzo di impugnazione, in questi casi, decorre dal giorno in cui è stato scoperto il dolo o la falsità o la collusione o è stato recuperato il documento o è passata in giudicato la sentenza effetto del dolo del giudice o, infine, il pubblico ministero ha avuto conoscenza della sentenza da impugnare.

Revocazione e appello

Occorre a tal proposito precisare che le sentenze per le quali è scaduto il termine per l'appello possono essere impugnate per revocazione straordinaria solo se la scoperta del dolo o della falsità o il recupero dei documenti o la pronuncia della sentenza effetto del dolo del giudice sia avvenuta dopo la scadenza del suddetto termine.

Se invece tali fatti avvengono durante il corso del termine per l'appello, quest'ultimo è prorogato dal giorno dell'avvenimento in modo da raggiungere i trenta giorni da esso.

Aggiornamento: novembre 2019

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