Il reato permanente è una tipologia di reato di durata che si caratterizza per la scissione tra perfezionamento e consumazione del reato.
Cos'è il reato permanente
Il reato permanente è un reato di creazione giurisprudenziale che si verifica quando l’offesa commessa dall’agente a un bene giuridico tutelato dall’ordinamento giuridico, si protrae nel tempo per effetto di una sua condotta persistente e volontaria. Esempio di tale tipo di reato è il sequestro di persona.
Nel reato permanente, pertanto, il perfezionamento coincide con l'inizio della condotta antigiuridica, mentre la consumazione richiede la cessazione della stessa che identifica il momento massimo di offesa al bene giuridico tutelato.
Ai fini della sua configurazione, il reato permanente richiede:
- il carattere continuativo dell'offesa ad un bene giuridico suscettibile di compressione (es. libertà personale)
- una persistente condotta volontaria dell'agente che può essere cessata in qualunque momento.
Struttura del reato permanente
La dottrina ha nel tempo elaborato due concezioni in merito alla definizione della struttura del reato permanente. In particolare alla tradizionale concezione bifasica si è sostituita la definizione unitaria del reato permanente avallata dalla sentenza SS.UU del 2002.
Concezione bifasica
Secondo l'impostazione tradizionale il reato si compone di due fasi: una fase iniziale in cui il soggetto agente pone in essere tutti i fatti perché si verifichi il fatto illecito (si può trattare di condotta omissiva e/o commissiva) e la fase della continuazione che, secondo la giurisprudenza prevalente, consiste nel persistere, da parte del soggetto agente, della condotta omissiva consistente nel mancato rispetto dell'obbligo di cessazione dello stato di antigiuridicità. Nel caso di sequestro, la fase della continuazione coincide con la persistenza della volontà del soggetto agente di negare la libertà all’ostaggio ecc.
Concezione unitaria
La concezione bifasica è stata definitivamente superata dalla giurisprudenza che, con la sentenza SS.UU. N. 1718/2002, ha messo in luce le evidenti criticità della stessa, con conseguente ricostruzione del reato permanente come fattispecie unitaria. In particolare, è stato evidenziato come il dovere giuridico negativo che governerebbe la fase del mantenimento della condotta antigiuridica non possa essere rinvenuto nè dalla norma incriminatrice nè dall'ordinamento complessivamente considerato. Pertanto, l'incriminazione della contro-condotta che caratterizzerebbe la seconda fase (e che peraltro potrebbe anche tradursi in una condotta commissiva) produce una evidente violazione del principio di di tassatività delle norme penali.
Alla luce di queste considerazioni, la giurisprudenza ha aderito alla definizione del reato permanente quale fattispecie unitaria che si caratterizza per la violazione del precetto normativo in ordine sia all'instaurazione che al mantenimento dello stato antigiuridico.
Le figure di reato permanente
- riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.);
- plagio (art. 603 c.p.);
- sequestro di persona (art. 605 c.p.);
- indebita limitazione della libertà personale (art. 607 c.p.).
La distinzione tra reato continuato e permanente
Ipotesi di reato continuato è quello dell'evasione fiscale (evasore totale) e ciò in quanto la condotta illecita ha inizio dalla data di scadenza del pagamento dovuto e ha fine solo nel momento dell’effettivo pagamento).
