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Tasse e imposte varie

In questa guida:

Che cosa sono tasse e imposte varie

Quando si parla di tasse e imposte varie spesso si tende a utilizzare i termini come se si trattasse di due sinonimi. In realtà non è così: le imposte corrispondono a dei prelevamenti coattivi di ricchezza (patrimonio o reddito) eseguiti dallo Stato in funzione di determinati principi individuati dalla Costituzione; le tasse, invece, sono dei prelevamenti che dipendono dal fatto che il cittadino abbia usufruito di un certo servizio, di un certo bene, di un certo provvedimento o di un certo atto. In altri termini, le imposte riguardano tutti i contribuenti; le tasse riguardano solo i contribuenti che sfruttano un determinato servizio.
Entrando più nel dettaglio, sono due i principi a livello costituzionale da cui dipende il prelevamento delle imposte: il principio di solidarietà, a cui si fa riferimento nell’articolo 2 e nell’articolo 53 della Costituzione, in base a cui tutti i cittadini sono tenuti al pagamento delle imposte, anche per soddisfare i bisogni dei meno abbienti; e il principio di capacità contributiva, a cui si fa riferimento nell’articolo 53, in base a cui tutti i cittadini sono tenuti a contribuire alle spese dello Stato in funzione della propria capacità di produrre reddito (il reddito, il patrimonio e il consumo sono i tre indicatori di capacità contributiva). Nella pratica, con le imposte vengono finanziate le spese indivisibili, così chiamate perché riguardano servizi che si rivolgono alla collettività.
Per quel che riguarda le tasse, esse vengono stabilite dallo Stato per finanziare specifici servizi: riguardano, dunque, le spese divisibili. Le tasse sono prelevamenti di ricchezza che non si basano sul principio di corrispettività ma su quello di correlatività.

Tasse e imposte di successione

Le tasse e imposte di successione, che in realtà sono solo imposte, colpiscono il trasferimento di diritti (come per esempio la proprietà) su beni mobili e su beni immobili in seguito al decesso del titolare di cui diritti. Per calcolare questa imposta si fa riferimento ad aliquote distinte, che si differenziano in funzione del grado di parentela degli eredi; a ogni aliquota è correlata una franchigia, che corrisponde al limite al di sotto del quale l’imposta di successione non è dovuta. L’aliquota che deve essere pagata dal coniuge e dai parenti in linea retta, per esempio, è pari al 4%, ma solo se la somma in eredità supera il milione di euro, mentre l’aliquota applicata per i fratelli e le sorelle è pari al 6% a patto che l’importo non sia inferiore a 100mila euro.
L’imposta di successione può anche essere pagata a rate: il contribuente che è interessato a una dilazione la può richiedere nel momento in cui versa la prima rata, che corrisponde al 20% della somma complessivamente dovuta; i restanti quattro quinti dell’importo possono essere suddivisi in otto o dodici rate, a patto che l’importo dell’imposta non sia di meno di mille euro (in quel caso la rateizzazione non è consentita).

Tasse e imposte comunali: la Tasi

La Tasi è la Tassa sui Servizi, e copre il costo dei servizi indivisibili che vengono forniti dalle amministrazioni comunali: la sicurezza delle strade, l’illuminazione pubblica, e così via. Essa deve essere pagata da chiunque detenga a qualsiasi titolo o possegga un’area edificabile o un fabbricato: non rientrano nella casistica i terreni agricoli e i fabbricati posseduti dagli enti pubblici e dallo Stato. L’aliquota va dall’1 per mille al 2.5 per mille, mentre il calcolo della base imponibile avviene moltiplicando i coefficienti previsti per l’Imu per la rendita catastale rivalutata del 5%. Va detto, comunque, che l’aliquota può essere ridotta dai Comuni, o perfino azzerata; le amministrazioni locali possono, tra l’altro, disporre detrazioni specifiche o prevedere riduzioni per le abitazioni di persone che vivano all’estero per più di sei mesi, nel caso di persone che abitino da sole, per usi degli immobili non continuativi e in tutte le circostanze in cui siano identificate categorie di contribuenti particolari. Per il versamento della Tasi è necessario fare riferimento al modello F24, usando il codice tributo 3958; in alternativa si può utilizzare un normale bollettino di conto corrente postale.

Tasse e imposte prima casa

Le tasse e imposte sulla prima casa variano a seconda che l’immobile venga acquistato da un privato o da un’impresa costruttrice. In linea di massima è necessario versare l’imposta di registro, che – tuttavia – viene sostituita dall’applicazione dell’Iva nel caso in cui la vendita riguardi fabbricati abitativi destinati ad alloggi sociali per i quali il venditore decida di applicare l’Iva, a condizione che la scelta venga specificata nell’atto notarile, o se l’impresa costruttrice sta vendendo entro cinque anni dalla data in cui la costruzione è stata conclusa. Anche in questo caso, l’impresa può comunque assoggettare la vendita a Iva dopo il termine dei cinque anni, purché indichi nell’atto notarile la scelta in questione.
Se il venditore è un’impresa per vendite esenti da Iva o un privato, l’imposta di registro da pagare è pari al 9%, mentre l’imposta ipotecaria e quella catastale sono di 50 euro (e l’Iva, ovviamente, non è prevista). Se il venditore è un’impresa per vendite soggette a Iva, invece, l’imposta di registro da pagare è pari a 200 euro, così come l’imposta ipotecaria e quella catastale, mentre l’Iva è del 10% a meno che non si tratti di un immobile di lusso (in questo caso è del 22%). Va ricordato, in ogni caso, che l’importo minimo per l’imposta di registro è comunque di mille euro; per le vendite soggette a imposta di registro non sono dovuti i tributi speciali catastali e l’imposta di bollo.

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