Il dibattito sugli incentivi fiscali

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E’ stata piuttosto intensa la discussione sull’opportunità di introdurre incentivi fiscali alla contrattazione decentrata ed alla retribuzione incentivante. La posizione delle parti sociali, sia sindacali, che datoriali, è stata generalmente favorevole e sostanzialmente unanime. Il problema era soprattutto quello di attivare una crescita della produttività, considerata il tallone d’Achille della nostra economia. Su questa linea nel Giugno 2008[1] il CNEL ha approvato un testo in cui auspicava che nel Documento di programmazione economica e finanziaria riguardante il periodo 2009-2013 fossero previsti opportuni incentivi fiscali per valorizzare la contrattazione, soprattutto quella aziendale e locale. Una tale richiesta era motivata dall’esigenza, datoriale e sindacale, di aumentare il coinvolgimento dei dipendenti e responsabilizzare i singoli attraverso un ampio ricorso alla formazione continua e una corretta incentivazione retributiva collegata ai risultati d’impresa.

Si ribadiva che l’incentivazione fiscale è per le parti sociali lo strumento giusto per superare le resistenze e gli ostacoli che la contrattazione aziendale e locale ancora incontra. Il CNEL, inoltre, auspicava che il suddetto DPEF definisse una strategia per rafforzare la crescita della produttività anche attraverso un’aliquota ridotta da applicare agli aumenti erogati in ragione della contrattazione di secondo livello. La legge 126 del 2008 ha nella sostanza accolto queste richieste.

Diversamente, alcuni economisti sono stati critici nei confronti di questa legge. Maria Cecilia Guerra[2] ha criticato l’obiettivo di detassare le componenti variabili della retribuzione, quelle cioè che si percepiscono solo a condizione di lavorare più ore (straordinari) o di riuscire a ottenere che l’impresa condivida con il lavoratore un risultato aziendale positivo (premi di risultato). La Guerra ha obiettato che il beneficio è ridotto per i dipendenti a più basso salario, che hanno aliquote marginali ridotte. Soprattutto, va a tassare diversamente incrementi retributivi uguali, se ad un lavoratore viene riconosciuto il premio di risultato. Non vi è, secondo la Guerra, legame tra beneficio e sforzo volontario e meritevole del singolo lavoratore. Non viene, quindi, considerato rilevante il legame tra incentivo e innovazione organizzativa.

Per Tito Boeri e Pietro Garibaldi[3] la detassazione stimolerebbe l’elusione fiscale attraverso il trasferimento di gran parte della retribuzione dalla parte fissa alla parte variabile e avvantaggerebbe soprattutto le grandi imprese (nelle piccole imprese è difficile che ci sia una contrattazione aziendale). L’inserimento dei limiti per il cumulo massimo di reddito complica ulteriormente il sistema fiscale. Per i due economisti gli obiettivi di favorire il decentramento della contrattazione e di creare un più stretto legame tra salario e produttività sono da perseguire con strumenti diversi dalla detassazione, come ad esempio una riforma della contrattazione salariale. La proposta di Boeri e Garibaldi è di stabilire a livello nazionale per ogni settore una regola che leghi il salario all’andamento della produttività aziendale, da applicare ex-post a tutte le imprese in cui non sia in vigore un contratto di secondo livello (generalmente le piccole imprese). Tutto questo andrebbe fatto anche senza gli incentivi fiscali.

Per Carlo Dell’Aringa[4], invece, lo sviluppo di un clima partecipativo e collaborativo tra impresa e sindacati può presentare le caratteristiche di “bene pubblico” giustificando un trattamento fiscale di favore verso la contrattazione decentrata. In un tale clima gli aumenti retributivi non si trasformano automaticamente in un aumento dei costi essendoci uno scambio virtuoso tra salari e produttività. Se a un tale scambio si aggiungono i benefici della detassazione sarà sicuramente più conveniente attuare la contrattazione decentrata piuttosto che pagare l’elemento di garanzia fissato a livello nazionale.


[1] CNEL (2008), Ipotesi di lavoro in merito all’impostazione del prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria: Osservazioni e proposte, www.portalecnel.it, p16-17, 11 Giugno.

[2] Maria Cecilia GUERRA (2008), L’IRPEF senza gli straordinari, www.lavoce.info, 20 Maggio

[3] Tito BOERI e Pietro GARIBALDI(2008), Grandi intese o grandi elusioni fiscali?, www.lavoce.info, 20 Maggio

[4] Carlo DELL’ARINGA (2009), Editoriale, AREL, Europa, Lavoro, Impresa, p6.

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