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Sordomutismo

Le disposizioni di cui all'art. 96 del codice penale in relazione all'imputabilità del reo sordomuto
  1. Imputabilità del sordomuto
  2. Applicabilità
  3. Sordomutismo congenito o acquisito
  4. Tenuità del fatto

Imputabilità del sordomuto

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L’art. 96 c.p. stabilisce che non è imputabile il sordomuto che nel momento in cui ha commesso il fatto non aveva, per causa della sua infermità, la capacità di intendere e volere. Difatti, secondo il codice, la mancanza di parola di udito pregiudica la capacità di autodeterminazione responsabile dell’individuo. La capacità deve essere valutata caso per caso.
Se a causa della sua infermità tale capacità era solo scemata (ma non esclusa), la pena è solo diminuita.

Applicabilità

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Sulla base di quanto disposto dall’art. 1 della L. 95/2006 “Nuova disciplina in favore dei minorati auditivi”, con la quale si è stabilita la sostituzione del termine sordomuto con l’espressione sordo, la previsione di cui all’art. 96 c.p. troverà applicazione anche in favore di quanti sono affetti dalla sola sordità o dal solo mutismo.

Sordomutismo congenito o acquisito

Generalmente, la letteratura scientifica, distingue tra sordomutismo congenito (o precocemente acquisito) e sordomutismo tardivamente acquisito la cui insorgenza è successiva all’apprendimento del linguaggio che potrebbe lasciare integro il patrimonio linguistico acquisito. 
La norma, nello specifico, non fa alcuna distinzione e la giurisprudenza è concorde nel ritenere che l’art. 96 c.p. si riferisca ai sordomuti dalla nascita o comunque dalla prima infanzia. 

Tenuità del fatto

Il dpr 448/1988, ha introdotto una nuova causa di non punibilità derivante dalla particolare tenuità del fatto. 
L’art. 27 del dpr stabilisce che “durante le indagini preliminari, se risulta la tenuità del fatto e la occasionalità del comportamento, il pubblico ministero chiede al giudice sentenza di non luogo a procedere per irrilevanza del fatto quando l'ulteriore corso del procedimento pregiudica le esigenze educative del minorenne”.