Il Parlamento Ue vuole avviare i negoziati con i governi degli Stati membri sulla proposta di direttiva volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne

Direttiva per rafforzare la parità di retribuzione

[Torna su]

I datori di lavoro con almeno 50 lavoratori dovranno pubblicare le informazioni sul divario retributivo tra lavoratori e lavoratrici. La novità arriva dal Parlamento UE, pronto ad avviare i negoziati con i governi degli Stati membri sulla proposta di direttiva volta a rafforzare l'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne. Sulla proposta di direttiva comunitaria per la trasparenza salariale, il Parlamento Ue ha approvato il mandato negoziale con 403 voti favorevoli, 166 contrari e 58 astensioni. La direttiva comprende lo spostamento dell'onere della prova con l'azienda che dovrà dimostrare il rispetto del principio della parità di retribuzioni. Ed ancora l'abolizione del segreto salariale per le imprese con almeno 50 dipendenti, che dovranno pubblicare i dati sugli stipendi per genere con le informazioni sui divari retributivi esistenti. L'obiettivo è colmare il divario presente in Europa: le donne Ue guadagnano di media il 14% in meno degli uomini per lo stesso lavoro. Il Parlamento potrà avviare i colloqui con i vari governi europei per la definitiva approvazione della direttiva. I negoziati sulla forma finale della legislazione «potranno partire presto», fanno sapere da Bruxelles, dato che il Consiglio ha già approvato la sua posizione comune nel dicembre scorso.

Divario retributivo di genere, gli obiettivi

[Torna su]

Il legislatore europeo vuole contrastare il persistere di tale situazione attraverso la previsione di norme in materia di trasparenza retributiva che consentano ai lavoratori di rivendicare il loro diritto alla parità retributiva. Tre gli obiettivi specifici della proposta di direttiva: garantire la trasparenza retributiva; agevolare l'applicazione dei suoi concetti chiave; rafforzare i meccanismi di applicazione.

Divario retributivo di genere: abolizione del segreto salariale

[Torna su]

Nella fase preassuntiva, i datori di lavoro dovranno indicare nell'avviso di posto vacante o in altro modo prima del colloquio di lavoro il livello retributivo iniziale (o la relativa fascia) per una specifica posizione o mansione, definito sulla base di criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere. Dopo l'assunzione, i datori di lavoro devono rendere accessibile ai lavoratori una descrizione dei criteri neutri sotto il profilo del genere utilizzati per definire la loro retribuzione e il loro avanzamento di carriera. I lavoratori possono chiedere al datore di lavoro, anche tramite i loro rappresentanti o tramite un organismo per la parità, informazioni sul livello retributivo individuale e sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso e categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Il datore di lavoro deve informare annualmente tutti i lavoratori del loro diritto a ricevere tali informazioni e a fornire le informazioni richieste entro un periodo di tempo ragionevole e in formati accessibili ai lavoratori con disabilità su loro richiesta. I datori di lavoro con almeno 50 lavoratori (250 lavoratori secondo il testo iniziale) sono tenuti a rendere pubbliche in azienda le informazioni sul divario retributivo tra lavoratori di sesso femminile e di sesso maschile. L'obbligo di trasparenza retributiva copre oltre allo stipendio normale di base anche le componenti complementari o variabili. Le informazioni sono fornite a tutti i lavoratori e ai loro rappresentanti, nonché all'organismo di monitoraggio e trasmesse all'ispettorato del lavoro e all'organismo per la parità su loro richiesta. Sulla base delle informazioni fornite, i lavoratori e i loro rappresentanti, gli ispettorati del lavoro e gli organismi per la parità hanno il diritto di chiedere al datore di lavoro chiarimenti e dettagli in merito a dette informazioni, comprese spiegazioni su eventuali disparità retributive di genere. Il datore di lavoro è tenuto a rispondere a tali richieste entro un termine ragionevole fornendo una risposta motivata.


Foto: 123rf.com
In evidenza oggi: