Il salario minimo europeo non sarà fissato in tutti gli Stati in egual misura. Ogni Stato infatti sarà vincolato dalla Direttiva, una volta che essa entrerà in vigore, solo nel perseguimento dello scopo, non nelle modalità per raggiungerlo

Salario minimo UE: l'accordo

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Nella notte compresa tra il 6 e il 7 giugno 2022, è stato raggiunto l'accordo in sede Europea sulla bozza delle Direttiva che si occupa del salario minimo a livello Europeo. Ricordiamo brevemente che tutto ha avuto inizio quando il Consiglio Europeo ha autorizzato l'avvio dei negoziati per introdurre il salario minimo europeo. Il 26 novembre 2021 era già pronta la proposta di Direttiva del Parlamento e del Consiglio UE per la predisposizione di un quadro di salari minimi adeguati nell'Unione europea.

Obiettivo primario, il riconoscimento del diritto dei lavoratori UE a un salario in grado di garantire loro e alle loro famiglie un tenore di vita dignitoso. La previsione di salari minimi definiti e trasparenti è lo strumento fondamentale per il contrasto e la prevenzione della povertà.

Contrattazione collettiva

Una delle questioni più importanti affrontate non è solo la necessità di promuovere l'adeguatezza dei salari minimi, ma di farlo attraverso la promozione della contrattazione collettiva. Previsto infatti l'obbligo di raggiungere propio con la contrattazione collettiva almeno l'80% dei contratti lavorativi esistenti all'interno di ogni Stato. Percentuale che l'Italia in realtà ha già aggiunto, anche se rientra ancora in uno degli Stati che non ha ancora una salario minimo fissato per legge.

L'Europa non vuole quindi armonizzare il livello dei salari minimi in tutti paesi dell'Unione, così come non vuole creare un meccanismo uniforme per determinarli. Non c'è l'intenzione di interferire con la libertà degli Stati membri di fissare salari minimi legali o di promuovere l'accesso alla tutela garantita dal salario minimo fornita da contratti collettivi. In questo modo si rispettano il diritto, le prassi e le specificità di ogni paese, ma anche le competenze nazionali e la libertà contrattuale delle parti sociali. Spetta infatti a queste ultime e agli Stati definire il livello delle retribuzioni.

Diritto a un lavoro dignitoso

Occorre ricordare che l'art. 31 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sancisce il diritto di ogni lavoratore a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose.

Gli Stati membri, per garantire questo diritto, devono adoperarsi per garantire un efficace coinvolgimento delle parti sociali nella determinazione dei salari. Questo perché i salari devono essere equi e devono consentire un tenore di vita dignitoso. Salari più equi rendono infatti più equo il mercato e promuovono il progresso sia economico che sociale.

Salari minimi e lotta alle discriminazioni

Il tema del salario minimo comporta anche la necessità di affrontare il tema della parità di genere per far uscire le donne dalla povertà. Le donne infatti, insieme ai giovani, disabili e ai soggetti poco qualificati sono in genere coloro che percepiscono i salari più bassi. In alcuni Stati UE la contrattazione collettiva non riesce a garantire salari minimi adeguati a queste categorie deboli, queste difficoltà non la esimono però dal dovere di occuparsi anche di queste tematiche.

Controlli a garanzia dei salari minimi

Per rendere effettivi i salari minimi, è necessario però anche predisporre un sistema complesso a articolato di controlli. Per garantire il rispetto delle regole sui salari minimi gli ispettorati del lavoro o gli organismi responsabili dell'applicazione dei salari minimi legali sono tenuti infatti a eseguire controlli e ispezioni che devono essere ovviamente proporzionati e non discriminatori ed elaborare orientamenti per individuare e perseguire in maniera proattiva i datori di lavoro non conformi.

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Foto: 123rf.com
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