Il salario minimo europeo non sarà fissato in tutti gli Stati in egual misura. Ogni Stato infatti sarà vincolato dalla Direttiva, una volta che essa entrerà in vigore, solo nel perseguimento dello scopo, non nelle modalità per raggiungerlo

Salario minimo UE: via libera definitivo del Consiglio UE

[Torna su]
Dopo il Parlamento il 5 ottobre 2022 arriva il via libera definitivo del Consiglio UE alla Direttiva sul salario minimo a livello europeo sulla quale, nella notte compresa tra il 6 e il 7 giugno 2022, era già stato raggiunto l'accordo. Manca solo la pubblicazione sulla Gazzetta Europea e infine l'entrata in vigore decorsi 20 giorni da questo ultimo step.
Ricordiamo brevemente che tutto ha avuto inizio quando il Consiglio Europeo ha autorizzato l'avvio dei negoziati per introdurre il salario minimo europeo. Il 26 novembre 2021 era già pronta la proposta di Direttiva del Parlamento e del Consiglio UE per la predisposizione di un quadro di salari minimi adeguati nell'Unione europea.
Obiettivo primario, il riconoscimento del diritto dei lavoratori UE a un salario in grado di garantire loro e alle loro famiglie un tenore di vita dignitoso. La previsione di salari minimi definiti e trasparenti è lo strumento fondamentale per il contrasto e la prevenzione della povertà. La Direttiva si rivolge a tutti i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato. Restano esclusi, per ovvie ragioni, i lavoratori autonomi.

Contrattazione collettiva

Una delle questioni più importanti affrontate non è solo la necessità di promuovere l'adeguatezza dei salari minimi, ma di farlo attraverso la promozione della contrattazione collettiva. Previsto infatti l'obbligo di raggiungere propio con la contrattazione collettiva almeno l'80% dei contratti lavorativi esistenti all'interno di ogni Stato.

Il testo dell'accordo del 9 settembre 2022 (sotto allegato) prevede infatti che: "ciascuno Stato membro con un tasso di copertura della contrattazione collettiva inferiore all'80 % dovrebbe adottare misure volte a rafforzare tale contrattazione collettiva. Ciascuno Stato membro con una copertura della contrattazione collettiva inferiore a una soglia dell'80o% dovrebbe fornire un quadro di condizioni favorevoli alla contrattazione collettiva e istituire un piano d'azione per promuovere la contrattazione collettiva al fine di aumentare progressivamente il tasso di copertura della contrattazione collettiva. Al fine di rispettare l'autonomia delle parti sociali, che include il loro diritto alla contrattazione collettiva ed esclude qualsiasi obbligo di concludere contratti collettivi, la soglia dell'80 % della copertura della contrattazione collettiva dovrebbe essere interpretata solo come un indicatore che fa scattare l'obbligo di elaborare un piano d'azione.

Percentuale che l'Italia in realtà ha già aggiunto, anche se rientra ancora in uno degli Stati che non ha ancora una salario minimo fissato per legge.

L'Europa non vuole quindi armonizzare il livello dei salari minimi in tutti paesi dell'Unione, così come non vuole creare un meccanismo uniforme per determinarli. Non c'è l'intenzione di interferire con la libertà degli Stati membri di fissare salari minimi legali o di promuovere l'accesso alla tutela garantita dal salario minimo fornita da contratti collettivi. In questo modo si rispettano il diritto, le prassi e le specificità di ogni paese, ma anche le competenze nazionali e la libertà contrattuale delle parti sociali. Spetta infatti a queste ultime e agli Stati definire il livello delle retribuzioni.

Diritto a un lavoro dignitoso

Occorre ricordare che l'art. 31 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea sancisce il diritto di ogni lavoratore a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose.

Gli Stati membri, per garantire questo diritto, devono adoperarsi per garantire un efficace coinvolgimento delle parti sociali nella determinazione dei salari. Questo perché i salari devono essere equi e devono consentire un tenore di vita dignitoso. Salari più equi rendono infatti più equo il mercato e promuovono il progresso sia economico che sociale.

Questo perché, in base all'articolo 27 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea i lavoratori hanno diritto all'informazione e alla consultazione, mentre il successivo art. 28: "sancisce il diritto dei lavoratori e dei datori di lavoro, o delle rispettive organizzazioni, conformemente al diritto dell'Unione e al diritto e alle prassi nazionali, di negoziare e di concludere contratti collettivi, ai livelli appropriati."

Salari minimi e lotta alle discriminazioni

Il tema del salario minimo comporta anche la necessità di affrontare il tema della parità di genere per far uscire le donne dalla povertà. Le donne infatti, insieme ai giovani, disabili e ai soggetti poco qualificati sono in genere coloro che percepiscono i salari più bassi. In alcuni Stati UE la contrattazione collettiva non riesce a garantire salari minimi adeguati a queste categorie deboli, queste difficoltà non la esimono però dal dovere di occuparsi anche di queste tematiche.

Passo questo importante per dare attuazione concreto a quanto sancito dall'art. 23 della Carta dei diritti UE, ossia: "il diritto alla parità tra donne e uomini in tutti i campi, compreso in materia di occupazione, di lavoro e di retribuzione" al fine di "ridurre le disuguaglianze retributive e sociali e a promuovere il progresso economico e sociale e la convergenza verso l'alto."

Controlli a garanzia dei salari minimi

Per rendere effettivi i salari minimi, è necessario però anche predisporre un sistema complesso a articolato di controlli. Per garantire il rispetto delle regole sui salari minimi gli ispettorati del lavoro o gli organismi responsabili dell'applicazione dei salari minimi legali sono tenuti infatti a eseguire controlli e ispezioni che devono essere ovviamente proporzionati e non discriminatori ed elaborare orientamenti per individuare e perseguire in maniera proattiva i datori di lavoro non conformi.

Si dispone inoltre che: "Per rafforzare l'efficacia delle autorità responsabili dell'applicazione è inoltre necessaria una stretta cooperazione con le parti sociali, anche per affrontare sfide cruciali come quelle connesse al subappalto abusivo, al falso lavoro autonomo, agli straordinari non registrati o ai rischi per la salute e la sicurezza legati a una maggiore intensità del lavoro. Occorre inoltre sviluppare le capacità delle autorità responsabili dell'applicazione, in particolare attraverso formazione e orientamenti. Le visite regolari e senza preavviso, i procedimenti giudiziari e amministrativi e le sanzioni in caso di violazioni sono mezzi importanti attraverso i quali dissuadere i datori di lavoro dal commettere violazioni."

Leggi anche:

- Salario minimo: ok ai negoziati in Europa

- Arriva il salario minimo europeo contro tutte le disuguaglianze

Scarica pdf testo accordo Direttiva salario minimo 09.09.2022

Foto: 123rf.com
In evidenza oggi: