Lo sviluppo dell'iconografia della Giustizia nel corso degli anni, arrivando all'immagine attuale che la vede bendata con la bilancia in una mano e talvolta una spada nell'altra
vettoriale della dea bendata giustizia

L'iconografia della giustizia

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Nell'immaginario collettivo, il termine "giustizia" non rimanda solo a un concetto astratto, a quella virtù sociale e morale che si auspica possa indirizzare l'esistenza quotidiana e l'atteggiamento comune. Negli anni, infatti, la giustizia è stata al centro di una complessa evoluzione iconografica ed è per questo che ad oggi ogni persona ha sicuramente bene a mente una certa immagine quando si parla di giustizia.

In generale, ciò che affiorerà nelle menti dei più è sicuramente una figura di donna, in quanto questa caratteristica fa parte di un modello di rappresentazione pressoché omogeneo che si è sviluppato e mantenuto nel corso dei secoli. Con il tempo, e in base ai periodi storici, questa raffigurazione si è arricchita anche di altri attributi fortemente simbolici: alla raffigurazione della donna-giustizia, infatti, si accompagna spesso la presenza della bilancia, della spada e anche di una benda a coprirle gli occhi.

Gli elementi suddetti non appaiono casuali e, oltretutto, la loro presenza non è fissa nel tempo: il più antico di tutti è sicuramente la bilancia, seguita dalla spada e solo in tempi relativamente recenti si è aggiunta anche la benda. E non si è trattato solo di questi elementi, poiché il descritto modello di rappresentazione, per quanto diffuso, non è stato l'unico (vedasi, ad esempio, la giustizia raffigurata velata, bifronte, in ginocchio e così via).

La simbologia della giustizia, infatti, subisce notevoli differenziazioni quanto alla sua iconografia a seconda delle varie epoche e delle concezioni dei singoli autori, nonché in base allo spirito comune con cui la stessa è stata nel tempo concepita nella coscienza collettiva, anche se alcune caratteristiche sono rimaste spesso costanti ed a queste continuiamo a fare riferimento ancora oggi.

Ancora, se in origine la figura della giustizia era connotata da estrema sacralità, legame con le divinità e così via, a partire dalla fine del Medioevo ha inizio un lento processo di laicizzazione che condurrà all'ormai consolidata diffusione dell'iconografia anche nei luoghi prettamente giudiziari (tra i tanti, si pensi alla Corte di Cassazione o al Palazzo di Giustizia di Milano) arricchiti dalle molte opere riguardanti il tema.

La dea della giustizia

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La mitologia, come noto, presenta spesso versioni diverse riguardanti il medesimo tema e così è avvenuto anche per la giustizia. Per i greci, Dike era la dea della giustizia, figlia di Zeus e di Temi, una delle tante sue spose.

Dike, assieme alle sorelle Eunomia (la Legalità) ed Eirene (la Pace), era una delle tre Ore, personificazione mitica e divina delle stagioni presso i Greci, aventi lo scopo di sottrarre il divenire umano all'arbitrio e al disordine. Ed è per questo che i nomi di queste divinità sono fortemente connessi con il tema della giustizia.

Di Dike parlò già Esiodo (VIII-VII a.C.) che, per l'appunto, la annoverò tra le Ore. Dike, inoltre, è ritenuta anche la divinità greca corrispondente alla latina dea "Iustitia", personificazione della Giustizia per i romani.

Secondo una diversa versione del mito, invece, la prima vera dea della giustizia sarebbe stata la stessa Temi (il cui nome significa "irremovibile"), titanide e figlia di Urano, personificazione dell'ordine, della giustizia e del diritto, al punto che il suo nome veniva invocato all'atto di prestare un giuramento.

La spada e la bilancia

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In molte raffigurazioni la giustizia regge una spada in una mano e una bilancia a bracci uguali nell'altra, perfettamente in equilibrio. Ed è proprio quest'ultima a rappresentare il più antico degli attributi, poiché le sue radici che affondano addirittura nella psicostasia egiziana.

Si tratta della c.d. "pesatura del cuore" o "pesatura dell'anima", cerimonia a cui veniva sottoposto il defunto prima di poter accedere all'aldilà. Nelle raffigurazioni egizie legate al cerimoniale si rinviene spesso Maat, dea dell'armonia, della giustizia e della verità, rappresentata in cima all'asse centrale della bilancia.

L'elemento della spada, che si diffonderà a partire dal Medioevo (rimanendo tendenzialmente secondario rispetto alla bilanca) è probabilmente di derivazione cristiana, in l'arcangelo Michele in molte scene del Giudizio universale viene raffigurato con quest'arma nella mano destra e la bilancia nella sinistra. Anche in questo caso è evidente il richiamo alla Giustizia in quanto Michele è l'Angelo della Giustizia divina, Comandante degli Arcangeli e "pesatore delle anime".

Dunque, tornando alle raffigurazioni della giustizia, la bilancia viene ritenuta simboleggiare l'equilibrio tra il bene e il male, la misura, la prudenza, la ponderatezza e l'equità che sono tra i compiti che la giustizia è tenuta a conservare, nel ristabilire ordine e armonia. La spada, invece, incarna il significato proprio del giudizio, in quanto rimanda alla forza e, dunque, alla punizione, alla sanzione comminata dalla legge e alla severità della pena per coloro che non la rispettano.

La dea bendata

Infine, quanto alla figura della giustizia bendata, definita come "un'elucubrazione umanistica assai recente" (cfr. Panofsky 1975, p. 151), i primi esempi risalgono a prima della fine del Medioevo e assumono un significato tutt'altro che positivo.

Il primo riferimento utile è una xilografia presente nella prima edizione dell'opera satirica tedesca "La nave dei folli" (Das Narrenschiff) del giurista e poeta alsaziano Sebastian Brant datata 1494. In tale opera l'allegoria della giustizia, equipaggiata con spada e bilancia, appare bendata da un folle allo scopo di impedirgli di assolvere al suo compito, immagine che ebbe poi enorme diffusione.

In un primo momento, il tema della benda si intreccia con l'iconografia del Cristo bendato e deriso durante la Passione ed infatti la sua diffusione coincide con un periodo in cui l'Europa è scossa da un clima di fermento culturale e spirituale, che culminerà nella Riforma protestante, e durante il quale ha inizio quel processo che vedrà le monarchie europee puntare all'organizzazione di una forma moderna di Stato, centralizzata e burocratica, fondata su codici e leggi scritte in luogo del precedente diritto consuetudinario.

Dalla connotazione negativa a quella positiva

Se dunque, inizialmente, la benda simboleggia una sfiducia nell'idea stessa di giustizia, col passare del tempo la sua connotazione cambia e, secondo alcuni eminenti studiosi (tra cui Mario Sbriccoli) questo momento coincide già a partire dall'emanazione della Costituzione criminale Carolina di Carlo V del 1532.

Sa tale momento, con la giustizia bendata si punterà a mettere in luce come il "nuovo" diritto principesco non avrebbe (in teoria) fatto distinzioni e si sarebbe applicato indistintamente a tutti i sudditi. La giustizia rivendica la sua benda per poter acquisire il significato di imparzialità che assume ancora oggi.

Come scrive Sbriccoli "la benda della Giustizia è stata riletta nel senso positivo di una giustizia che non si fa condizionare da niente e che tratta tutti allo stesso modo, non essendo in grado di (e non dovendo) distinguere hi ha davanti". Tale lettura positiva che porterà i poteri pubblici nell'area tedesca a disseminare vie, piazze, tribunali e libri di immagini della Giustizia bendata.

E "man mano che cresce l'egemonia della giustizia misurata con la legge - prosegue Sbriccoli - la benda trascorre inavvertibilmente alla minaccia alla rassicurazione". Ed è questo il significato positivo che si rintraccia nell'iconografia degli anni successivi e giunge sino a noi oggi: la benda indica una giustizia imparziale, concetto che si interseca fortemente con quello di uguaglianza, giustizia che non si lascia condizionare o influenzare in alcun modo e che, in sostanza, "non guarda in faccia nessuno".

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Foto: 123rf.com
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