Una lucida analisi sui provvedimenti legislativi e governativi, in particolare in ambito sanitario, e sulle conseguenze sugli interessi della collettività
foto vintage di bilancia in bianco e nero

E' da circa trent'anni che i vari governi della Repubblica, quale che ne sia l'orientamento politico, assumono provvedimenti che danneggiano pesantemente gli interessi della collettività.

Oggi, a causa dei tragici esiti dell'epidemia in corso, sono soprattutto evidenziati gli incredibili tagli operati in quel periodo alla sanità. Senza dubbio il più importante dei servizi pubblici.
Dal 1981 ad oggi, sono stati eliminati 300 mila posti letti, licenziati migliaia di medici e infermieri, ridotti drasticamente i fondi necessari, anche per la ricerca, addirittura instaurando problemi enormi gestionali per gli operatori.
Per converso, sono stati in tal modo procurati milioni di clienti alle cliniche private e, nello stesso tempo, si è fatto un grosso favore alle assicurazioni sanitarie.
La gestione della sanità è stata anche consegnata alle Regioni: a)rendendo più agevole l'intromissione dei poteri locali, come si è visto in Lombardia, con esiti particolarmente disastrosi; b) creando diversità qualitative per i cittadini delle diverse regioni; c) favorendo intrallazzi locali (il prezzo di una siringa può variare di dieci volte da regione a regione); d) consentendo orientamenti della spesa diversi a seconda del relativo responsabile.
Inevitabile chiedersi perchè lo Stato non si occupi direttamente della ricerca medica.
E anche di produrre i farmaci e i vaccini occorrenti al SSN, smettendo di favorire i monopolisti esistenti. Sarebbe naturale che ciò avvenisse, ma si sta operando in direzione esattamente contraria.

Le unità sanitarie, forse con la finalità di educare la gente a mettere mano al portafoglio quando entra in ospedale, sono state poi ribattezzate "aziende", contraddicendo, con questo termine, al concetto stesso di servizio pubblico.

Contemporaneamente, altri enormi guasti alla comunità sono stati realizzati, tra i quali:
* privatizzazioni sfrenate, cioè sottrazioni di beni alla società;
* liberalizzazioni e deregolamentazioni; le regole sono fatte a tutela dei più deboli, toglierle significa instaurare la legge della giungla: prevalga il più forte!
* inasprimenti del mercato del lavoro: introduzione dello sciagurato lavoro precario, abolizione dei contratti collettivi di lavoro nazionali, riduzione delle tutele;
* demolizione del sistema educativo con il peggioramento dei programmi e delle condizioni, economiche e normative, dei docenti; mancata manutenzione degli edifici scolastici e delle relative strutture, introduzione della c.d. "alternanza" scuola-lavoro, giusto per inculcare nelle giovani menti il concetto che sono lì non per imparare a conoscere, ma per apprendere a servire;
* incremento dei costi scolastici, per disincentivare la prosecuzione degli studi e riservare l'istruzione alle famiglie abbienti, più facilmente acquisibili al sistema facendo loro credere che verrà protetto il gruzzoletto in pericolo;
* abolizione delle banche pubbliche e introduzione di una legge bancaria che consente agli istituti di credito di speculare con i risparmi della collettività. Non solo. Se le speculazioni vanno male, la collettività dovrà anche farsi carico di sanare le perdite;
* impoverimento della classe media, per realizzare una società rigidamente bipolare e, come tale, più gestibile;
* ecc.
Come è palese, tutto ciò è esattamente il contrario di quello che le istituzioni pubbliche dovrebbero fare.
In sostanza, è avvenuto che il potere pubblico, attribuito dai cittadini con il voto a determinati soggetti affinchè ne proteggano e tutelino gli interessi, è stato utilizzato - al contrario - per danneggiarli gravemente.
Questo pregiudizio arrecato alla comunità, è andato a vantaggio di alcuni privati.
A chi può giovare la trasformazione di un servizio alla collettività in una prestazione individuale a pagamento? Naturalmente, a chi tale attività intende subentrare per trarne profitto (sicuro, in quanto esente da fenomeni congiunturali).
La patria di questa occupazione del potere politico da parte di quello economico sono gli Usa: "Il mondo degli affari controlla completamente la macchina del governo" (Robert Reich, politologo e sociologo). "I padroni del governo negli Usa sono i capitalisti e gli industriali" (Woodrow Wilson). "La politica è l'ombra gettata sulla società dalle grandi imprese. Il potere politico è nelle mani di chi agisce per il proprio profitto, con il controllo delle banche, delle terre e dell'industria, rafforzato dal controllo della stampa e degli strumenti di pubblicità e di propaganda" (J. Dewey, filosofo e sociologo.
Quindi, i parlamentari incaricati dalla collettività di curarne i destini e di proteggerla dagli eventi negativi della vita, hanno tradito in modo turpe il mandato ricevuto, utilizzando il potere ottenuto a questo scopo contro chi glielo aveva conferito.
Come si è potuta verificare una indecenza di tale portata? Perché i partiti di riferimento non sono intervenuti?

A parte ogni considerazione morale, è difficile pensare che tutto ciò sia avvenuto senza una qualche consistente contropartita.
Parlare qui di corruzione (ossia di violazione dei doveri in cambio di utilità) è peraltro insufficiente. Il mandato elettorale è un incarico di fiducia, il cui contenuto comporta affidare ad altri la propria realtà, e la cui accettazione importa compartecipazione soggettiva e coinvolge la personalità stessa del mandatario. Tradire la fiducia equivale quindi a negare se stessi, annullandosi nell'infamia.
Sullo stesso piano si colloca la sfrenata autoattribuzione, a livelli vergognosi, di emolumenti, benefici, vitalizi.
Emolumenti e simili della cui esplicita incostituzionalità (che già abbiamo altrove sottolineato), nessuno si azzarda a parlare.
Questi soggetti, di siffatta perversione morale, non sono stati scelti dall'elettore. Egli, nella scheda, oltre a designare un partito, può sì indicare qualche nominativo, ma solo tra quelli selezionati dal partito stesso.
E' quindi quest'ultimo che vaglia i candidati, soppesandoli accuratamente. Ora, poiché il partito è un centro di potere, è sua prima preoccupazione quella di preservare tale potere. Il criterio di selezione dei partecipanti è quindi indirizzato ad ammettere nella cerchia solo chi si mostra disponibile ad accettare acriticamente la linea decisionale dettata dai vertici.
In conclusione, tutto ciò che fa, dice e comunica il parlamentare, proviene direttamente dal partito, al quale egli ha dato la sua anima ed il suo cervello.
Incidentalmente, risulta del tutto inutile mantenere centinaia di parlamentari, la cui identità scompare all'apparire degli ordini di scuderia. Sufficiente il segretario del partito.

L'attenzione si sposta dunque su quest'ultimo. Nell'attuale, colpevole, assenza totale di norme specifiche, il partito è una associazione di fatto. In concreto, si è realizzato come una entità rigidamente gerarchica e verticistica. Non a caso.
Il partito è la porta d'ingresso alle istituzioni che decidono la volontà dello Stato.
E' pertanto l'obbiettivo privilegiato dei centri di potere economico, che vogliono indirizzare le scelte dello Stato a loro favore. Non possono perdere tempo a convincere, è sufficiente comprare. Ogni possibile sforzo è perciò da costoro effettuato per mettere ai vertici dei partiti i personaggi da essi prescelti. Naturalmente, deve trattarsi di soggetti in grado di attirare voti (che determinano in definitiva l'importanza e l'influenza del partito).
Con il supporto di squadre di esperti della comunicazione, in dipendenza del prevalere nella società di oggi, della sub cultura dello spettacolo, le preferenze vanno a quei personaggi che sanno fare rappresentazione, istrioni abili nei luoghi comuni, nelle banalità che toccano i sentimenti (magari sbagliati) della gente. Devono saper fare la sceneggiata. Devono essere degli incantatori delle masse. Non a caso Reagan era un attore, (ed assai a proposito viene qui alla mente la fiaba del pifferaio magico).
Conta raccogliere più voti possibile, per poter fare ciò che fa più comodo.

Qualche amante della supremazia dello spirito potrebbe chiedersi come mai i parlamentari non si ribellino ad ordini che danneggiano indecentemente il popolo, tradendone il mandato.
E' ovviamente una questione di dimensione morale e, al caso, possiamo ricordare quanto avvenne al processo di Norimberga, dove, quando venne contestato al relativo responsabile il compimento di centinaia di assassinii, questi rispose di aver semplicemente obbedito a degli ordini. Gli venne allora contestato che l'uomo ha il dovere di rispettare le leggi dell'etica, prima e al di sopra degli ordini. Questo episodio potrebbe utilmente essere ricordato ai parlamentari in questione.

Quanto precede consente di comprendere come siano stati posti in essere, non solo un nuovo ordine sociale preordinato al trasferimento delle risorse dai poveri ai ricchi, ma anche un sistema normativo e fiscale che privilegia i grandi patrimoni a scapito dei comuni cittadini.
Da rilevare come questa occupazione del potere politico da parte di quello economico emerge ovunque nel pianeta, anche se prevalentrmente nel mondo occidentale. Ciò rivela la presenza di una estesa ed organizzata rete, ben coordinata e strutturata. Questa organizzazione è quella che ha realizzato gli organismi finanziari internazionali che tutti conosciamo (FMI, Banca Mondiale, WTO, la Ue, ecc.) e messo in atto provvedimenti fortemente negativi, come la globalizzazione, la liberalizzazione dei movimenti dei capitali, la già richiamata legge bancaria, ecc.
Molto estesa, abile e capillare, dunque, l'azione svolta dalla cupola finanziaria mondiale che, oltre ad acquisire la maggioranza degli intellettuali, avendo in mano i mezzi di comunicazione, è riuscita a incantare le masse, con un apparato propagandistico vasto e approfondito. Dove ciò non è stato possibile, si è fatto ricorso al colpo di Stato (sopratutto in America Latina).

Torniamo alla nostra sanità. La sua privatizzazione (attuata gradualmente per non sollevare troppa attenzione), è parte di un piano più ampio: la abolizione sostanziale dei servizi pubblici, lasciandone eventualmente qualche simulacro. La protezione dell'interesse pubblico, che non è produttivo di vantaggi economici di rilievo, è l'ultima delle preoccupazioni del mondo politico.
Il piano è stato preparato con cura, iniziando dall'alto, a livello accademico, con la c.d. "scuola di Chicago" (con Milton Friedman e George Stigler, ispiratori di Reagan e della Thatcher), e mascherato da teoria economica innovativa e promettente, ispirata al motto sintetico: "più mercato e meno Stato".
Ove opportuno, gli intellettuali acquisiti sono stati collocati come consiglieri economici nei vari governi o, addirittura, come Monti, al vertice di questi.
In questo ambito è prevista la riduzione della scuola pubblica ai minimi essenziali, alzandone altresì i costi a livelli che la riservino solo alle classi abbienti (negli Usa e nel Regno Unito l'università ha già costi altissimi). I meno fortunati economicamente è meglio rimangano ignoranti il più possibile: avranno meno pretese e si potranno manipolare meglio.
Alla radice di questa perversione, che riguarda anche i trasporti, le telecomunicazioni, l'energia, le assicurazioni, ecc. (qualcuno si ricorderà dell'INA, l'assicurazione pubblica, anch'essa, debitamente abolita), ci sono i partiti. Entità che, al di fuori di qualsiasi controllo da parte della collettività, operano contro gli interessi di questa, ed a favore invece dei centri di interesse privato che li finanziano e forniscono benefici specifici ai relativi vertici.
Un primo passo dovrebbe essere compiuto introducendo una rigorosa e dettagliata normativa che ne regoli costituzione, organizzazione, funzionamento e poteri.

In questo quadro (che già Hannah Arendt aveva lucidamente preconizzato agli inizi del secolo), una innovazione di grande interesse è stata introdotta con il Movimento 5 Stelle che ha avviato un diverso sistema di scelta dei candidati (e, per evitare la formazione di una casta inamovibile, la loro decadenza temporale). Tutti i cittadini possono proporsi e la loro selezione avviene direttamente dalla base degli elettori. Questa innovazione è clamorosa e rovescia tutto il sistema di inciuci e intrallazzi da tempo consolidati (e per questo il Movimento è odiatissimo e oggetto di costanti assalti anche mediante il giornalismo embedded).
Naturalmente, affinchè funzioni in misura da cambiare il Paese, è necessario che si realizzi la più vasta partecipazione dei cittadini.
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Foto: 123rf.com
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