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Ex Ilva: quali effetti dalla chiusura?

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L'Ilva è la più importante acciaieria d'Europa, la sua chiusura avrebbe numerosi effetti negativi sull'economia, la finanza e la politica italiane. Nel frattempo l'ArcelorMittal ha comunicato la sospensione del piano di chiusura previsto per fine gennaio
grafico crisi fallimento

di Annamaria Villafrate - In questi giorni non si fa che parlare delle gravi ripercussioni della chiusura dell'Ilva sull'economia del nostro Paese. Disoccupazione, danni ambientali conseguenti alla chiusura e allo smaltimento, spread alle stelle, nuove tasse per correggere una manovra che non era stata pensata per fronteggiare una crisi di tale portata. Per non parlare del rischio di destabilizzare la maggioranza di Governo, divisa sulle decisioni da prendere.

Cerchiamo di fare chiarezza sulla questione:

  1. L'Ilva e la chiusura degli altiforni
  2. Danni ambientali
  3. Disoccupazione
  4. Effetti economici
  5. Effetti finanziari e manovra di bilancio
  6. Crisi alle porte?

L'Ilva e la chiusura degli altiforni

La chiusura dell'Ilva desta preoccupazione per le numerose conseguenze negative che la procedura comporta. In questi altiforni che partono dalla ghisa per produrre acciaio, vengono fusi coke, minerali e ossidi matallici e fondenti ad alte temperature. Una volta immessi nella bocca di carico, dai fori del crogiolo fuoriesce la colata. Lo spegnimento di un altoforno avviene per tappe. Prima di tutto si toglie il minerale, operazione che comporta l'aumento della frazione di coke. Fatta questa operazione occorre rimuovere l'incrostazione di ghisa formatasi sul crogiolo, aumentando la temperatura per ridurre la ghisa allo stato liquido, che così potrà uscire più agevolmente.

A questo punto il coke riempie la parte sottostante le tubiere, mentre quella restante dell'altoforno resta vuota. Chiusa l'area a caldo è il momento di spegnere le cokerie che sintetizzano il coke e trasformato il carbone in stato gassoso.

Il processo così descritto in pochi passaggi sembra semplice da realizzare. La realtà è che esso presenta, come tutte le cose, un rovescio della medaglia. I mattoni della struttura infatti, così come i refrattari delle cokerie, a ogni spegnimento, subiscono un vero e proprio shock che rischia di farli screpolare o addirittura spaccare.

Questo non significa che gli altiforni non possano essere spenti. In caso contrario non si potrebbero riparare in caso di guasto. L'importante è che il periodo di stop non superi i 10-15 giorni, anche se come dichiarato da ArcelorMittal alcuni forni sono stati chiusi per mesi senza subire alcun danno al riavvio, nonostante sia buona regola che lo stop sia ridotto nel tempo, per evitare danni al momento della nuova partenza.

Danni ambientali

La prima conseguenza negativa della chiusura improvvisa di un altoforno è rappresentata da emissioni dannose soprattutto per l'ambiente circostante, a tutto danno degli abitanti del tarantino. I danni ambientali però non sono legati solo alla chiusura, ma anche al successivo smaltimento dei materiali e alla loro riconversione, tutte operazioni molto costose che richiedono tempo.

Disoccupazione

La seconda tragica conseguenza della chiusura degli altiforni tarantini è sicuramente la disoccupazione. A perdere il lavoro però non sarebbero solo i dipendenti dell'Ilva, ma tutti quelli dell'indotto che si occupano del trasporto e della trasformazione, molte delle quali collocate anche nel Nord e nel centro della penisola, i quali senza l'Ilva dovrebbero rifornirsi altrove a costi più elevati.

Effetti economici

Un ulteriore ricaduta della chiusura dell'Ilva si verificherebbe in ambito economico, visto che è proprio grazie a questa acciaieria, che è la più grande d'Europa, che il nostro paese ha il primato nella produzione dell'acciaio. La fine di questa acciaieria taglierebbe fuori l'Italia dalle esportazioni dell'acciaio e farebbe perdere punti all'Italia sia a livello europeo che mondiale, che in questo modo non potrebbe più dire la sua quando sarà il momento di prendere le giuste decisioni dal punto di vista strategico.

L'impossibilità per le aziende italiane di acquistare l'acciaio nel proprio paese comporterà la necessità di importarlo dall'estero a costi più elevati, che si ripercuoteranno inevitabilmente sul costo dei prodotti finali e quindi sui consumatori.

Effetti finanziari e manovra di bilancio

La chiusura dell'Ilva avrà conseguenze di rilievo anche dal punto di vista finanziario. Del resto è noto ormai che ogni volta che in un paese ci sono problemi lo spread schizzi alle stelle. In questo modo il maggior costo del debito pubblico fa si che lo Stato si trovi nella condizione di dover reperire più denaro per pagare gli interessi sui titoli pubblici.

Conseguenza? La necessità di correggere la manovra di bilancio, che naturalmente quando è stata elaborata non poteva prevedere una crisi così grave dell'Ilva. Un bel problema per l'Italia, che ha già un debito pubblico talmente elevato, da fare temere non solo l'introduzione di nuove tasse per reperire risorse, ma anche l'aumento dell'Iva a causa dello scatto delle clausole di salvaguardia.

Crisi alle porte?

La crisi dell'Ilva, a causa di trattative piene di ripensamenti ed errori di valutazione, ha messo seriamente in discussione la serietà e l'immagine dell'intero mondo politico. I cittadini vogliono risposte chiare e precise e questa classe politica sembra non averne. All'interno della maggioranza le diversità di vedute stanno creando una divisione profonda, con il rischio, se non si dovesse risolvere quanto prima, di dover tornare alle urne.

Nel frattempo, l'ArcelorMittal ha, dopo il pressing di Governo e commissari, ha sospeso lo spegnimento. La novità è stata comunicata dall'azienda ai sindacati. Ed è fissata al 27 novembre prossimo l'udienza sul ricorso cautelare d'urgenza presentato dai commissari.

(19/11/2019 - Annamaria Villafrate)
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