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Crediti erariali iscritti a ruolo: termine quinquennale

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L'INL chiarisce che il termine ordinario decennale di prescrizione per i crediti iscritti a ruolo si applica solo se il titolo è costituito da provvedimento giurisdizionale definitivo
mano che regge cartella con documenti
di Lucia Izzo - Il termine ordinario di prescrizione decennale (ex art. 2946 c.c.) trova applicazione, per i crediti iscritti a ruolo, solo qualora il titolo sia costituito da un provvedimento giurisdizionale divenuto definitivo. Per le cartelle di pagamento di crediti erariali, aventi natura di atto amministrativo e dunque prive dell'attitudine ad acquistare efficacia di giudicato, si applica la prescrizione quinquennale non operando la "conversione" di cui all'art. 2953 del codice civile.

La nota dell'Ispettorato

Lo ha chiarito l'Ispettorato Nazionale del Lavoro con la nota n. 7722 del 4 settembre 2019 (qui sotto allegata) fornita in risposta alla richiesta di parere formulata dall'INL di Avellino e inerente la prescrizione dei crediti iscritti a ruolo

In particolare, l'ufficio territoriale ha chiesto se sia condivisibile o meno l'orientamento dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione - Direzione Regionale Campania, secondo cui l'attività dell'Agente della riscossione deve ritenersi soggetta al termine ordinario di prescrizione decennale di cui all'articolo 2946 del codice civile.

Il ragionamento dell'Agenzia si basa sulla natura di titolo esecutivo del "ruolo" che comporterebbe un effetto novativo del credito, con conseguente applicazione del termine prescrizionale decennale in assenza di espressa previsione per l'azione di riscossione.

Prescrizione decennale solo per provvedimenti definitivi

Nel fornire risposta al quesito l'INL richiama l'orientamento espresso dalle Sezioni Unite della Cassazione, le quali, con sentenza n. 23397/2016, si sono pronunciate sulla possibilità di applicare la conversione del termine di prescrizione breve in quello ordinario decennale, prevista dall'articolo 2953 c.c., alle "fattispecie originate da atti di riscossione mediante ruolo o comunque di riscossione coattiva di crediti degli enti previdenziali … nonché delle sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie o amministrative (…)".


Con la citata sentenza la Suprema Corte, nel ribadire che la cartella di pagamento ha "natura di atto amministrativo" e come tale "è priva dell'attitudine ad acquistare efficacia di giudicato", ha ritenuto non applicabile a tali atti la disposizione contenuta nel suddetto art. 2953 c.c., in quanto la stessa trova applicazione alle ipotesi di riscossione coattiva dei crediti solo quando il titolo è costituito da un provvedimento giurisdizionale divenuto definitivo.

Nella sentenza la Corte di Cassazione ha altresì chiarito che, non trovando applicazione l'art. 2953 c.c., la decorrenza del termine perentorio per proporre opposizione alla cartella stessa, pur determinando la sostanziale "irretrattabilità del credito … non determina anche l'effetto della c.d. conversione del termine di prescrizione breve in quello ordinario". Il termine resta dunque quinquennale.
Scarica pdf INL, nota n. 7722/2019
(15/09/2019 - Lucia Izzo) Foto: 123rf.com
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