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Ponte Morandi: si può revocare la concessione ad Autostrade?

Giuridicamente la revoca della convenzione è possibile, almeno in astratto, ma incontra una serie di ostacoli formali che dovrebbero essere adeguatamente superati
strade autovelox

di Valeria Zeppilli – Il crollo del ponte Morandi a Genova, avvenuto la mattina del 14 agosto 2018, è uno degli incidenti più gravi che sono avvenuti in Italia negli ultimi anni, con decine e decine di morti, feriti e dispersi e una dinamica da brividi.

E mentre le ricerche sono ancora in corso, il Consiglio dei Ministri ha stanziato cinque milioni di euro per i primi interventi, i soccorsi e l'assistenza alla popolazione e ha dichiarato lo stato di emergenza per 12 mesi oltre a un giorno di lutto nazionale. Ma non solo: dallo stesso Governo arriva la "minaccia" della revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia, accusata di non aver curato, come dovuto, la manutenzione del ponte.

Ma, giuridicamente, la revoca è davvero possibile? Cerchiamo di fare chiarezza.

Aspetti giuridici della revoca

La Convenzione Unica stipulata nel 2008, con scadenza 2038, tra Aspi e Anas si occupa della decadenza della concessione all'articolo 9, prevedendo che la stessa può essere dichiarata "se perdura la grave inadempienza da parte del concessionario rispetto agli obblighi previsti".

La concessione è quindi revocabile se c'è un grave motivo e il crollo del ponte di Genova ha tutte le carte in regola per considerarsi tale; se poi si somma ai diversi altri episodi simili sebbene meno disastrosi che si sono verificati negli ultimi anni, come il crollo di un cavalcavia dell'A14 avvenuto a marzo 2017, e agli altri eventi controversi che vedono Autostrade per l'Italia protagonista, come tra i molti la contraffazione del brevetto dei Tutor, i presupposti per sciogliere il rapporto oggi in discussione sembrano esserci.

Gli ostacoli

Formalmente, però, ci sono alcuni ostacoli non indifferenti.

Innanzitutto, la Convenzione richiede una preventiva contestazione delle inadempienze da parte del concedente nei confronti del concessionario, che però non è mai stata fatta.

Occorre inoltre suffragare le "accuse" con un adeguato materiale probatorio che non sarà così agevolmente reperibile, specie se si considera che gli elementi chiave dovrebbero essere forniti dalla Svca - Struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali e che tale passaggio potrebbe risultare nei fatti tutt'altro che semplice.

Infine non bisogna omettere di considerare che i vari precedenti, tra i quali quelli citati sopra, non hanno determinato alcuna condanna ufficiale in capo ad Autostrade per l'Italia.

La strada per la revoca della concessione, quindi, sebbene astrattamente percorribile si presenta a dir poco tortuosa.

Le risorse finanziarie

La revoca, oltretutto, comporta dei problemi anche sotto il punto di vista economico, che non vanno sottovalutati.

Come sottolinea Il Sole 24 Ore, le costruzioni e gli ampliamenti della rete autostradale sono finanziati con capitali che sono i gestori a trovare e la remunerazione deriva dagli aumenti tariffari e dalle proroghe delle concessioni.

La revoca potrebbe rendere il finanziamento del settore autostradale meno appetibile per gli investitori di quanto avveniva un tempo, con il serio rischio di non riuscire a reperire nuovi capitali.

Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(17/08/2018 - Valeria Zeppilli)
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