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Vaccini: danni da risarcire

La Corte Costituzionale ha esteso l'area della risarcibilità alla vaccinazione antinfluenzale sebbene solo raccomandata dalle autorità sanitarie pubbliche
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di Gabriella Lax - Chi ha subito danni psico-fisici permanenti causati dalla vaccinazione antinfluenzale ha diritto ad essere risarcito. A stabilirlo è la Corte costituzionale che, con la sentenza n. 268/2017 (vedi comunicato allegato), ha dichiarato illegittimo l'articolo 1, comma 1 della legge n. 210/1992 «nella parte in cui non prevede il diritto a un indennizzo in favore di chiunque abbia subito una permanente menomazione dell'integrità psico-fisica a seguito della vaccinazione contro il virus influenzale, purché sia provato il nesso di causalità tra l'una e l'altra».

Vaccino antinfluenzale, i danni vanno risarciti

La precedente normativa, al vaglio della Corte, stabilisce il diritto all'indennizzo solo se la menomazione consegue a una vaccinazione obbligatoria, mentre la vaccinazione influenzale appartiene a quelle raccomandate dalle autorità sanitarie pubbliche, ma non è una di quelle obbligatorie.

Tuttavia, secondo i giudici, come previsto per quelle obbligatorie, anche la vaccinazione raccomandata antinfluenzale ha lo scopo di assicurare la tutela della salute collettiva, attraverso il raggiungimento della massima copertura vaccinale della popolazione.

Dunque si legge nella decisione «in tema di trattamenti vaccinali, la tecnica dell'obbligatorietà (prescritta per legge o per ordinanza di un'autorità sanitaria, come si esprime la disposizione censurata) e quella della raccomandazione (nelle forme di cui si darà esplicito conto più avanti) possono essere sia il frutto di concezioni parzialmente diverse del rapporto tra individuo e autorità sanitarie pubbliche, sia il risultato di diverse condizioni sanitarie della popolazione di riferimento, opportunamente accertate dalle autorità preposte».

Vaccini, tra obbligo e raccomandazione resta fermo l'interesse della salute collettiva

Quindi anche se la tecnica della raccomandazione punta sull'autodeterminazione individuale (o, nel caso di minori, alla responsabilità dei genitori) e, quindi, al profilo soggettivo del diritto fondamentale alla salute, tutelato dal primo comma dell'articolo 32 della Costituzione, essa stessa è indirizzata a ottenere la migliore tutela della salute come interesse (anche) collettivo. D questo angolo visuale, la salute rappresenta l'obiettivo della collettività, non c'è differenza tra obbligo e raccomandazione:

Tutto ciò premesso, la decisione della Corte costituzionale chiarisce che l'estensione del riconoscimento del diritto all'indennizzo non implica valutazioni negative sul grado di affidabilità scientifica della somministrazione delle vaccinazioni. Invece la previsione dell'indennizzo, nel caso in cui sia accertato un nesso di causalità tra somministrazione del vaccino e menomazione permanente, serve a completare completezza al tema.

In conclusione, si legge «la collettività deve dunque sostenere i costi del pregiudizio individuale, anche nel caso in cui la menomazione permanente sia derivata dalla vaccinazione antinfluenzale. Sarebbe del resto irragionevole riservare a coloro che hanno aderito alle ricordate raccomandazioni delle autorità sanitarie pubbliche un trattamento deteriore rispetto a quello riconosciuto a quanti abbiano ubbidito ad un precetto (nello stesso senso, con riferimento alla vaccinazione contro la poliomielite, la sentenza n. 27 del 1998)».

Comunicato Corte Costituzionale
(15/12/2017 - Gabriella Lax)
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