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Conto corrente: sequestro, pignoramento del saldo ed effetti

Il sequestro e il pignoramento non comportano lo scioglimento del contratto di conto corrente
uomo tiene stretto salvadanaio con risparmi pignorati

Avv. Giampaolo Morini - Ai sensi dell'art. 1830 i creditori personali di uno dei correntisti possono agire sequestrando o pignorando il saldo del conto corrente che spetterebbe al proprio debitore. Risulta, pertanto, che tali atti conservativi o esecutivi possono essere compiuti solo sul saldo finale e non anche sui singoli crediti.

Sequestro e pignoramento non comportano lo scioglimento del contratto di conto corrente

Il sequestro e il pignoramento non comportano lo scioglimento del contratto di conto corrente sul quale, quindi, continuano a poter essere effettuate le rimesse. In questo caso l'inclusione di crediti che comportano la diminuzione del saldo a favore del correntista contro cui è stato effettuato il sequestro o il pignoramento, non sono opponibili al creditore sequestrante o pignorante. Entrambe le parti possono, comunque, recedere dal contratto.

I creditori possono utilizzare gli incrementi successivi delle rimesse sul conto?

Poiché lo scopo della norma è quello di apprestare una adeguata tutela dei creditori, parte della dottrina ritiene che questi si possano anche avvantaggiare delle rimesse che aumentino il credito sequestrato o pignorato, ma in tal caso sono tenuti a riconoscere anche quelle contrarie[1].

Si è, tuttavia, evidenziato che in tal modo, per poter utilizzare gli incrementi successivi, sarebbero necessari ulteriori atti esecutivi per colpire le eventuali differenze. Inoltre, se il divieto di ulteriori rimesse che possano pregiudicare il saldo comporta una specie di "separazione" tra lo stesso e le rimesse successive, tale "separazione" cesserebbe di funzionare qualora si trattasse di incrementare la somma sequestrata[2].

Si ritiene, invece concordemente, che l'esecuzione forzata o il provvedimento cautelare di cui si discorre, non comportando la fine del rapporto di conto corrente, non possa neanche rendere il credito immediatamente esigibile. Pertanto il correntista debitore non può essere costretto a pagare prima della scadenza del saldo[3].

Si considera, invece, superfluo l'obbligo previsto dal capoverso dell'art. 1830. Infatti, in tale ipotesi si deve comunque osservare la disciplina del sequestro o pignoramento presso terzi e l'atto, ex art. 543 c.p.c., deve essere notificato anche al debitore[4].

Avv. Giampaolo Morini

Corso Garibaldi, 7

55049 Viareggio(LU)

giampaolo@studiolegalemorinigiampaolo.it

0584361554


[1] Fiorentino, Conto corrente e contratti bancari , in Comm. Scialoja-Branca , sub artt. 1823-1860, Bologna-Roma, 1969, 23 ss.; Martorano, Conto corrente , in ED , IX, Milano, 1961, 663 ss.

[2] Testualmente Miccio, Dei singoli contratti , in Comm. cod. civ ., IV, 4, Torino, 1966, 173, il quale afferma che dette rimesse o si devono considerare svincolate dal saldo e non possono, quindi, cumularsi con questo, oppure ciò non avviene e allora il creditore sequestrante o pignorante può aggiudicarsele in pagamento del credito senza aggiungerle ad esso

[3] Fiorentino, 23 ss.; Martorano, 664

[4] Martorano, 664

(24/09/2017 - Avv.Giampaolo Morini) Foto: 123rf.com
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