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Ong: organizzazioni non governabili?

Il codice di condotta del ministro Minniti e la situazione attuale in Italia
barcone di migranti che ricevono soccorsi in mare
di Antonio Porpora - Con mare territoriale, in diritto internazionale si identifica quella porzione di mare adiacente alla costa degli Stati, sulla quale viene esercitata la sovranità territoriale, non senza alcune limitazioni. Una consuetudine di diritto internazionale che dando un rapido sguardo alla situazione delle coste italiane, in particolare a quelle meridionali, viene continuamente disattesa. In parole povere, una nave che fa rotta verso acque territoriali senza autorizzazione, dovrebbe sottomettersi alle misure stabilite dalle autorità del paese interessato. In Italia tutto questo è pura utopia. Nel nostro Stato la situazione è tragicomica. ONG straniere o addirittura altri paesi Europei, in barba alla consuetudine sopra citata, continuano a raccogliere migliaia di immigrati, a volte recuperandoli a poche miglia dalle coste libiche, recapitandoli senza remore nei porti italiani. Una problematica diventata insostenibile, sia sotto il punto di vista politico, sia in un'ottica puramente numerica, che ha portato il ministero degli interni a mettere a punto un regolamento ad hoc: un vero e proprio codice di comportamento teso a regolamentare una situazione che ha creato anche delle profonde crepe nel tessuto sociale del paese.

Per approfondimenti, leggi: Migranti: arriva il decalogo per le Ong

Minniti: Codice firmato da 4 Ong su 8. Chi non firma verrà fermato

Quattro Ong su otto hanno firmato il codice di condotta elaborato dal ministero. Lo ha detto in un'intervista al Fatto Quotidiano il ministro dell'interno Marco Minniti, auspicando che chi non lo ha fatto possa tornare sui suoi passi. Chi non ha firmato "non potrà fare parte del sistema di salvataggio che risponde all'Italia, fermo restando il rispetto della legge del mare e dei trattati internazionali" ha ribadito il ministro, ammettendo che "per firmare c'è ancora tempo", aspettandosi "una piena assunzione di responsabilità da parte di tutti, compresa Msf: si valuti bene quanto è accaduto, nessuno può ignorarlo. Nessuno può far finta di non vedere quanto è emerso dalle indagini della Procura di Trapani".

Per le Ong, il codice è una tutela, rincara il ministro, "se fossi stato il capo di una di quelle organizzazioni lo avrei proposto ora io un codice" prosegue infatti.

Il codice, ricorda Minniti, "nasce da un'iniziativa parlamentare. La richiesta ci è arrivata dal documento approvato all'unanimità dalle forze politiche, caso unico in questa legislatura, nella commissione Difesa del Senato. Il codice è stato portato poi da noi al vaglio dei ventotto ministri dell'Interno dell'Ue, ha ricevuto il sì anche da parte della Commissione europea. C'è stato, quindi, il via libera in sede Frontex". Non si tratta pertanto di un atto unilaterale di un governo fascista" ha proseguito il ministro, ribadendo la necessità della polizia giudiziaria a bordo, in risposta ad uno dei punti del documento criticato da Medici senza frontiere e soffermandosi sulla missione navale in Libia, avente l'obiettivo di contrastare il traffico di esseri umani. "Non è un'operazione combat ma solo un supporto tecnico-logistico alla Guardia costiera tripolina concesso al governo Serraj, su sua richiesta, l'esecutivo libico riconosciuto dalla comunità internazionale", ha concluso spiegando che si interverrà "soltanto su richiesta di Guardia costiera e governo libici''.

(06/08/2017 - Antonio Porpora) Foto: 123rf.com
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