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Cassazione: svelare una storia di amanti su un libro non è diffamazione

Per valutare l'offensività non può farsi riferimento alla considerazione che ogni individuo ha della propria reputazione
martello con dietro un libro

di Valeria Zeppilli – Quali criteri devono essere utilizzati per valutare una condotta come diffamatoria ai fini del risarcimento del danno ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile?

Con la recente sentenza numero 12813/2016 del 21 giugno (qui sotto allegata) la Corte di Cassazione ha precisato che il riferimento non può andare alla considerazione che ogni individuo ha della propria reputazione. La lesione della reputazione personale rilevante ai sensi dell'articolo 2043 del codice civile deve essere letta, infatti, come lesione dell'onore e della reputazione che ogni persona gode tra i consociati.

Nel caso di specie, la lamentata condotta offensiva era consistita nella pubblicazione di un libro nel quale era narrato un rapporto sentimentale tra due persone (nello specifico, la storia d'amore tra la poetessa e il suo professore, zio della ricorrente). 

La donna, nell'intraprendere le strade delle aule di giustizia, pretendeva dall'autore dello scritto il risarcimento dei presunti danni all'identità, all'onore e alla reputazione che da esso le sarebbero derivati.

Già il giudice del merito aveva rigettato le sue pretese: la Cassazione, sulla base di quanto detto sopra, non aveva fatto altro che conformarsi a tale posizione.

Peraltro, la Corte d'appello aveva dato conto in maniera adeguata delle motivazioni alla base del suo convincimento circa l'assenza di carattere offensivo dei fatti descritti nel libro, inidonei a ledere la reputazione o l'onore del suo protagonista. Ciò anche in ragione del mutato sentimento etico dei lettori, che certo nel 2002 (anno di pubblicazione del libro) non poteva essere lo stesso che negli anni trenta del novecento (nei quali erano accaduti e ambientati i fatti descritti).

Il ricorso della donna è stato dunque respinto: la sua reputazione personale e quella dello zio non possono considerarsi lese.

Corte di cassazione testo sentenza numero 12813/2016
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Laureata a pieni voti in giurisprudenza presso la Luiss 'Guido Carli' di Roma con una tesi in Diritto comunitario del lavoro. Attualmente svolge la professione di Avvocato ed è dottoranda di ricerca in Scienze giuridiche – Diritto del lavoro presso l'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti – Pescara
(25/06/2016 - Valeria Zeppilli)
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