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Ingiusta detenzione: va risarcito integralmente il danno biologico subito per l'errore giudiziario

Per la Cassazione, è limitativo affermare che va risarcito solo il danno riconducibile al periodo di ingiusta detenzione
prigione
di Valeria Zeppilli - Quando un cittadino rimane vittima della "malagiustizia" le conseguenze possono essere davvero molto pensanti.
E se consideriamo che oggi nelle carceri italiane sono detenute più di 60mila persone e che il 40% di queste è in custodia cautelare, il pericolo un innocente si trovi sottoposto a carcerazione è davvero elevato.

I danni che si possono subire da una ingiusta detenzione però non si limitano a quelli temporalmente legati al periodo di carcerazione. Con la sentenza numero 7787/2016, depositata il 25 febbraio (qui sotto allegata), la Corte di cassazione ha difatti chiarito quali sono i danni da liquidare a chi è stato sottoposto ad ingiusta detenzione.

Gli ermellini hanno evidenziato che appare del tutto limitativo (come fatto nel caso di specie dal giudice del merito) affermare che l'unico danno biologico che può essere liquidato all'innocente sottoposto a carcerazione preventiva sia quello riconducibile al periodo di ingiusta detenzione.

Del resto, l'articolo 643 del codice di procedura penale, nel regolare la riparazione per errore giudiziario, fa riferimento non solo all'ingiusta condanna ma anche alle conseguenze familiari e personali che dalla stessa siano discese.

Di conseguenza non è possibile escludere in assoluto che la vittima dell'errore giudiziario abbia subito un danno psicologico che si sia protratto anche successivamente, con una perdita o una riduzione di funzioni vitali.

Nell'affermare tutto ciò, la Cassazione ha inoltre precisato che per procedere alla valutazione di tale danno è oltretutto possibile ricorrere a criteri equitativi, che comunque siano logici e non giungano in maniera irragionevole e priva di motivazione a un risultato distante dal criterio tabellare che utilizza generalmente la giurisprudenza civile.

Nel caso di specie, quindi, il va accolto il ricorso della vittima dell'errore: nessuna voce di danno subito a seguito dell'ingiusta detenzione e della "forzata" latitanza in Sudamerica può essere trascurata.

Il giudice del rinvio è chiamato a un nuovo esame.

Corte di cassazione testo sentenza numero 7787/2016
Valeria Zeppilli
Consulenza Legale
Avvocato e dottore di ricerca in Scienze giuridiche, dal 2015 fa parte della redazione di Studio Cataldi -- Il diritto quotidiano. Collabora con la cattedra di diritto del lavoro, diritto sindacale e diritto delle relazioni industriali dell'Università 'G. D'Annunzio' di Chieti - Pescara.
(26/02/2016 - Valeria Zeppilli)

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