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Non è sempre del giudice tributario la giurisdizione in materia di opposizione a cartella esattoriale. È la natura della pretesa e non l'atto a fondare la giurisdizione

Con la sentenza n. 11720 del 14 maggio 2010 le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che non spetta in automatico al giudice tributario la giurisdizione in merito alle opposizioni a cartella esattoriale. Secondo il giudizio degli Ermellini, è importante badare alla natura della pretesa (inadempimento contrattuale) e che determina pertanto il sorgere della giurisdizione e non al mezzo di esazione (che nel caso di specie è una cartella esattoriale utilizzata per recuperare il mancato pagamento del servizio di somministrazione di acqua potabile). Secondo il giudizio delle Sezioni Unite andava stabilito se il fatto che il consorzio che aveva proceduto al recupero delle somme dovute utilizzando come mezzo di esazione una cartella esattoriale, poteva considerarsi un fatto sufficiente a fondare la giurisdizione del giudice tributario.
La Corte, precisando che in tema di somministrazione di acqua potabile “il credito del comune per l'erogazione al singolo di acqua ad uso domestico costituisce entrata patrimoniale dell'ente e può essere riscosso con gli strumenti propri delle entrate tributarie, ma non è imposta o tassa, trovando titolo non in una potestà impositiva, ma negli impegni convenzionalmente assunti dall'utente con la richiesta della somministrazione e la sottoscrizione del relativo contratto (Cass. n. 9240 del 2002)”, ha stabilito che “non è il mezzo di esazione – cartella esattoriale – astrattamente considerato, a poter determinare a quale giudice spetti la giurisdizione in ordine ad una controversia relativa all'opposizione alla cartella, bensì la natura della pretesa che, mediante quello specifico strumento, l'ente creditore vanta nei confronti del soggetto destinatario della cartella medesima”. Pertanto “spetta alla giurisdizione del giudice ordinario la controversia che abbia ad oggetto l'impugnazione di una cartella esattoriale con la quale il Consorzio di bonifica che sia ente erogatore del servizio di somministrazione di acqua potabile abbia agito nei confronti dell'utente per il recupero delle somme da quest'ultimo dovute per l'utilizzazione del servizio medesimo. Infatti, in tal caso l'ente non agisce nell'esercizio del potere impositivo che ad esso è riconosciuto in tema di contributi consortili, ma in forza di un rapporto contrattuale di erogazione di acqua potabile, che nemmeno comporta l'iscrizione dell'utente al consorzio”.
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(23/05/2010 - Luisa Foti)
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