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Cassazione: non esiste un "diritto a non nascere se non sano"

La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto di nascita esiste sempre, anche per chi non è sano. Il principio e' stato affermato dalla terza Sezione civile (sentenza 10741/2009) che nella parte motiva chiarisce come "la mancanza di consenso informato", tale da porre la madre nelle condizioni di poter scegliere per l'interrruzione volontaria della gravidanza, "non puo' dar luogo a risarcimento anche nei confronti del nascituro poi nato con malformazioni, oltre che nei confronti della gestante madre". La Corte ricorda che nel nostro ordinamento non e' contemplato "un diritto a non nascere se non sano", e quindi il "concepito, poi nato, non potra' avvalersi del risarcimento del danno perche' la madre non e' stata posta nella condizione di praticare l'aborto". La sentenza della Suprema Corte prende in esame il caso di una coppia che non riuscendo ad avere figli dopo il matrimonio, si era rivolta ad una clinica dove veniva prescritto alla moglie un medicinale denominato 'Clomid'. Dopo alcuni mesi arriva la gravidanza ma, come ricostruisce la sentenza, la donna aveva dato alla luce un bambino con gravissime malformazioni.
Il ragazzino, diventato maggiorenne, ha chiesto il risarcimento del danno insieme ai suoi genitori. La richiesta veniva vormulata sia per la mancanza di una corretta informazione sui pericoli della terapia prescritta sia per il fatto che la donna non era stata posta nelle condizioni di poter scegliere per l'interruzione della gravidanza. La Suprema Corte ha ricordato che il ragazzo godendo di una "soggettivita' giuridica sul piano personale quale concepito", aveva diritto "a nascere sano" e quindi ecco il perche' i sanitari dovranno risarcirlo "per mancata osservanza sia del dovere di una corretta informazione (ai fini del consenso informato) relativamente alla terapia prescritta alla madre, sia del dovere di somministrare farmaci non dannosi per il nascituro stesso". Quest'ultimo, però rimarca la Suprema Corte, non ha "diritto al risarcimento qualora il consenso informato necessitasse ai fini dell'interruzione di gravidanza (e non della mera prescrizione di farmaci), dal momento che non esiste il diritto a non nascere se non sano".
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(13/05/2009 - Roberto Cataldi)
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