Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi

Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi - Elementi di base - Approfondimenti
martello su modello 730

Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi

di Giovanni Tringali

 1. Premessa

La fattispecie della dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi deve essere considerata la più grave tra i delitti dichiarativi: essa infatti riguarda la dichiarazione che non soltanto non è veridica, ma risulta altresì insidiosa in quanto supportata da un impianto contabile atto a sviare od ostacolare la successiva attività di accertamento dell'amministrazione finanziaria, o, comunque, ad avvalorare artificiosamente i dati in essa racchiusi.

 2. La norma

D.lgs. 74/2000 - Art. 3. Dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici

«1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 2, è punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, sulla base di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolarne l'accertamento, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi, quando, congiuntamente:

a) l'imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro trentamila;

b) l'ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all'imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al cinque per cento dell'ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a euro un milione».

 3. Bene giuridico protetto

Il corretto esercizio della funzione di accertamento fiscale.

4. Soggetti attivo

Il delitto è configurabile esclusivamente nei confronti dei soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili, in ciò differenziandosi dal reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, previsto dall'art. 2 del D.lgs., che può essere commesso da qualsiasi soggetto obbligato alle dichiarazioni dei redditi o IVA.

5. Elemento soggettivo

Il dolo è specifico come per tutti i reati di dichiarazione e consiste nel fine di evadere le imposte.

Prima di parlare dell'elemento soggettivo del reato occorre stabilire se il superamento delle soglie previste costituisca un elemento costitutivo del reato oppure se trattasi di una condizione obiettiva di punibilità. La giurisprudenza prevalente ritiene che le soglie di punibilità abbiano natura di elementi costitutivi del reato. Di conseguenza il dolo va inteso come coscienza e volontà del superamento delle soglie di punibilità (vedi infra § approfondimenti).

Onere della prova: in sede penale, l'onere della prova del carattere fittizio dei costi indicati nella dichiarazione annuale è a carico del P.M., stante il principio di presunzione di innocenza fino a condanna definitiva ex art. 27, comma 2, della Costituzione; differentemente da ciò che accade nel processo tributario laddove l'onere della prova della non falsità delle fatture ricade sul contribuente.

 6. Elemento oggettivo

La condotta deve avere essenzialmente i seguenti requisiti:

a.      falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie

b.      impiego di mezzi fraudolenti idonei a ostacolare l'accertamento

c.       presentazione di una dichiarazione falsa

Come è facile immaginare, la sussistenza dei mezzi fraudolenti rappresenta il punto focale del delitto in questione.

E' opinione diffusa che sia necessaria la sussistenza di un "quid pluris" rispetto alla falsa rappresentazione offerta nelle scritture contabili obbligatorie e, cioè, una condotta connotata da particolare insidiosità derivante dall'impiego di artifici idonei ad ostacolare l'accertamento della falsità contabile. Secondo la Relazione ministeriale, il delitto ricorre quando la dichiarazione inveritiera abbia luogo sulla base di una falsa rappresentazione degli elementi attivi e passivi nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei a ostacolare l'accertamento (es. è escluso che si possa qualificare tout court come artificio la violazione degli obblighi di fatturazione e registrazione).

Come ben chiarito nella suddetta Relazione, può essere decisiva la presenza di violazioni sistematiche e continue o la tenuta di una contabilità in nero o l'utilizzo di conti correnti bancari per le operazioni destinate a non essere contabilizzate (es. è stato ritenuto responsabile del reato il socio accomandatario di una società che aveva mistificato il vero ammontare dei ricavi ottenuti da operazioni di vendita attraverso l'omessa registrazione dei contratti preliminari e l'incameramento di una parte del prezzo in contanti).

7. Possibili esimenti

Ai sensi dell'art. 7[1] non danno luogo a fatti punibili:

a.       Le rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio eseguite in violazione dei criteri di determinazione dell'esercizio di competenza ma sulla base di metodi costanti di impostazione contabile

b.      Le rilevazioni e le valutazioni estimative rispetto alle quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio

c.       Le valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al dieci per cento da quelle corrette

Ai sensi dell'art. 15[2] non danno luogo a fatti punibili le violazioni di norme tributarie dipendenti da obiettive condizioni di incertezza sulla loro portata e sul loro ambito di applicazione.

 8. Consumazione

Nel momento della dichiarazione.

9. Pena

Reclusione da 1 anno e 6 mesi a 6 anni. Al di sotto della soglia di punibilità, la medesima fattispecie costituisce illecito amministrativo punibile con la sanzione amministrativa prevista per le dichiarazioni infedeli.

10.  Prescrizione

Il D.lgs. n. 74 del 2000 non prevede specifici termini di prescrizione dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto; la relativa disciplina, pertanto, si ricava dai principi generali di cui agli articoli 157 e seguenti del codice penale.

La nuova disciplina (modificata dall'articolo 6 della legge 251/2005) stabilisce che la prescrizione si verifica, per tutte le tipologie di reato, "decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto...", come nel caso di tutti i reati previsti dal D.lgs. 74/2000.

La legge 14 settembre 2011, n. 148, ha inserito con l'art. 2, comma 36-vicies bis il comma 1-bis all'art. 17 del d.lgs. 74/2000: «I termini di prescrizione per i delitti previsti dagli articoli da 2 a 10 del presente decreto sono elevati di un terzo».Ciò significa, in ultima analisi, che i delitti in parola si prescrivono in 8 anni.

Si aggiunge, inoltre, che per la determinazione del tempo necessario per la prescrizione, non si terrà conto di eventuali diminuzioni o aumenti di pena risultanti dall'applicazione, nel caso concreto, delle circostanze attenuanti e aggravanti. Il termine di prescrizione del delitto in esame decorre dal giorno della presentazione della dichiarazione - momento di consumazione del reato - secondo la regola generale dell'art. 158 c.p.[3]

Considerato primario l'interesse dello Stato alla percezione dei tributi, il legislatore ha previsto[4], l'interruzione della prescrizione in tre casi:

a. I vari casi previsti dall'art 160 c.p. (sentenza di condanna, misure cautelari personali l'interrogatorio reso davanti al pubblico ministero o al giudice ecc..)

b. Verbale di constatazione

c. Atto di accertamento delle relative violazioni

11. Competenza per territorio

Per i delitti previsti in materia di dichiarazione il reato si considera consumato nel luogo in cui il contribuente ha il domicilio fiscale. Se il domicilio fiscale è all'estero è competente il giudice del luogo di accertamento del reato.

12.  Tentativo

L'art. 6 del d.lgs. 74/2000 prevede espressamente che i delitti previsti dagli articoli 2, 3 e 4 non sono comunque punibili a titolo di tentativo.

13. Procedibilità

D'ufficio.

14.  Concorso con i reati societari

In merito al rapporto tra falso in bilancio e frode fiscale dopo la riforma dei reati societari (D.Lgs. n. 61/2002), occorre prendere atto che gli articoli 2621 e 2622 c.c. prevedono la sussistenza delle ipotesi delittuose qualora i soggetti attivi hanno agito con lo scopo di ingannare i soci o il pubblico: è di tutta evidenza che nel concetto di “pubblico” non possa essere ricompreso il fisco. Quindi, come autorevolmente ammesso anche dalla Relazione Governativa al D.Lgs. 61/2002, è da escludere la possibilità di concorso tra il falso in bilancio e la frode fiscale allorquando la falsa rappresentazione contabile abbia lo scopo esclusivo di frodare il fisco, perché gli interessi di quest'ultimo non appartengono alla categoria dei beni giuridici tutelati dai nuovi artt. 2621 e 2622 bensì dall'art. 3 del D.Lgs. n. 74/2000.

Rimane, tuttavia, ipotizzabile il concorso tra il falso in bilancio e la dichiarazione fraudolenta nel caso in cui la condotta venga realizzata al duplice scopo di frodare sia il Fisco sia i creditori e/o i soci.

 

Approfondimenti

 

Soglie di punibilità

Si richiede che la falsa indicazione nelle scritture contabili obbligatorie abbia determinato un decremento dell'imponibile attraverso la diminuzione degli elementi attivi o l'aumento di quelli passivi. Dalla Relazione Ministeriale si ricava che le stesse devono intendersi elementi costitutivi del reato ed in quanto tali devono essere investe dal dolo.

 Il requisito, previsto espressamente congiunto, riguarda sostanzialmente due casi:

 

1)      Il primo riguarda l'imposta evasa

2)     Il secondo riguarda l'imponibile

 

1)      Imposta evasa

Sussiste questo requisito allorquando l'imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte (imposte sui redditi o sul valore aggiunto), a euro trentamila.

Ai sensi dell'art. 1 lett. f) D.Lgs. 74/2000 per “imposta evasa” si intende la differenza tra l'imposta effettivamente dovuta e quella indicata nella dichiarazione, ovvero l'intera imposta dovuta nel caso di omessa dichiarazione, al netto delle somme verste dal contribuente o da terzi a titolo di acconto, di ritenuta o comunque in pagamento di detta imposta prima della presentazione della dichiarazione o della scadenza del relativo termine.

La successiva lett. g) dello stesso articolo stabilisce che le soglie di punibilità riferite all'imposta evasa si intendono estese anche all'ammontare dell'indebito rimborso richiesto o dell'inesistente credito d'imposta esposto nella dichiarazione.

In forza di quest'ultima precisazione estensiva, dunque, ai fini della valutazione del superamento delle soglie di punibilità, vengono ad essere accomunate:

a.      L'ipotesi classica dell'imposta evasa

b.     L'indebita richiesta di rimborso

c.      L'inesistente esposizione di credito d'imposta

 Ammontare imposta evasa: ai fini dell'individuazione del superamento o meno della soglia di punibilità, spetta esclusivamente al giudice penale il compito di procedere all'accertamento e alla determinazione dell'ammontare dell'imposta evasa, attraverso una verifica che può venire a sovrapporsi ed anche ad entrare in contraddizione con quella eventualmente effettuata dinanzi al giudice tributario non essendo configurabile alcuna pregiudiziale tributaria. Ovvio che l'A.G. nella pratica faccia riferimento a quanto determinato in sede di processo verbale di constatazione redatto dalla GdF ovvero nell'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate. Ciò nondimeno, si ribadisce che la determinazione dell'ammontare dell'imposta evasa è, in sede penale, di esclusiva competenza del giudice.

2) Imponibile

Sussiste questo requisito allorquando l'ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all'imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al cinque per cento dell'ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a euro un milione.

 Ulteriori precisazioni relative all'art 7 del D.lgs. 74/2000:

 a. Criteri, rilevazione e valutazioni estimative

Tale articolo stabilisce la rilevanza penale (richiamando espressamente gli artt. 3 e 4) degli elementi passivi fittizi, intesi come componenti negative non competenti qualora siano rilevate nelle scritture contabili in assenza di metodi costanti d'impostazione contabile (per la verità la norma è al contrario nel senso che stabilisce la non punibilità nel caso in cui rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio eseguite in violazione dei criteri di determinazione dell'esercizio di competenza ma sulla base di metodi costanti di impostazione contabile; tuttavia, la sostanza non cambia).

b. Verifica superamento soglie di punibilità in relazione alla valutazioni estimative

Non danno luogo a fatti punibili a norma degli articoli 3 e 4 (dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e di dichiarazione infedele) le valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al dieci per cento da quelle corrette (causa di esclusione punibilità).

L'espressione “singolarmente” considerate deve essere intesa nel senso che il limite del 10% va riferito alla singola posta di bilancio come previsto dagli schemi di cui all'art. 2424 c.c.(che disciplina lo stato patrimoniale) e 2425 c.c. (che disciplina il conto economico). In questo modo si evita che vengano fatte medie fra distinte valutazioni di stima.

La ragioneria insegna che le valutazione sono il vero punto cruciale della determinazione del reddito d'esercizio: un reddito d'esercizio può gonfiarsi o sgonfiarsi a seconda del metro con cui sono state fatte le valutazioni estimative. Si pensi a titolo esemplificativo: 

 

- La valutazione corretta di una posta di bilancio è ad es. 1.000.000 €

- Il 10% di tale valutazione corretta è 100.000 €

- Il contribuente indica invece 800.000 € (ossia un valore inferiore di 200.000 €)

- In tal caso, la valutazione differisce in misura superiore al 10% dalla posta corretta, per cui la soglia è superata. 

Elementi attivi

Si definiscono tali i compensi in denaro o in natura con riferimento ai redditi di lavoro dipendente e i proventi relativamente ai redditi di lavoro autonomi; i ricavi, plusvalenze patrimoniali, sopravvenienze attive, dividendi ed interessi, proventi immobiliari per quanto riguarda gli obblighi fiscali relativi ai titolari di impresa; rendita catastale e canoni di locazione con riferimento ai redditi fondiari; gli utili per quanti riguarda i redditi di capitali e le varie tipologie di plusvalenze relativamente ai redditi diversi.

Considerando che la relazione ministeriale al d.lgs. 74/2000, menzionando gli elementi attivi, si riferisce a tutti le voci, comunque costituite o denominate, che concorrono, in senso positivo o negativo, alla determinazione del reddito o delle basi imponibili rilevanti ai fini dell'applicazione delle imposte sui redditi o sul valore aggiunto (accezione lata alla nozione di reddito), sono da considerare tra gli elementi attivi anche i redditi soggetti a tassazione separata.

Elementi passivi fittizi[5]

In generale possiamo distinguere:

a)      una fittizietà materiale

b)     una fittizietà giuridico tributaria

Mentre la fittizietà materiale consiste in costi non realmente sostenuti (es. indicazione in dichiarazione di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti ex art 2 d.lgs 74/2000), la fittizietà giuridica consiste in costi non ammessi dalla normativa tributaria ma realmente sostenuti dal contribuente (es. dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi o dichiarazione infedele ex art 3 e 4 d.lgs. 74/2000).

A sostegno di tale interpretazione viene incontro la lettura a contrariis dell'art. 7 del d.lgs.: danno luogo a fatti punibili le rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio eseguite in violazione dei criteri di determinazione dell'esercizio di competenza ma sulla base di metodi non costanti di impostazione contabile, le rilevazioni e le valutazioni estimative rispetto alle quali i criteri concretamente applicati non sono stati comunque indicati nel bilancio, le valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura superiore al dieci per cento da quelle corrette. Risulta evidente, cioè, che il legislatore non ha voluto escludere in modo assoluto che l'inesistenza giuridica possa essere rilevante penalmente parlando.

Fittizietà sotto il profilo fiscale

Segnaliamo l'assenza di una interpretazione univoca: difatti il termine “fittizietà” può essere inteso come:

1)      inesistenza

2)   indeducibilità ex art 110 comma 10 Tuir derivanti da operazioni con paesi aventi regime fiscale privilegiato

3)      non inerenza

4)      non competenza

5)      costi dedotti in misura superiore a quello consentito dal legislatore

6)     costi dedotti e preventivamente creati attraverso operazioni elusive ex art 37-bis D.p.r. 600/73

7)   costi dedotti e preventivamente creati attraverso operazioni che integrano l'abuso del diritto

 

Fittizietà sotto il profilo penale

La circolare 1/2008 del Comando Generale della GdF stabilisce che ai fini penali, la nozione di “elementi passivi fittizi” sia comprensiva delle componenti negative: 

1)      non vere

2)      non inerenti

3)      non spettanti

4)      insussistenti nella realtà

5)      che risultino dichiarate in misura superiore a quella effettivamente sostenuta o ammissibile in dichiarazione

Deducibilità dei costi

Secondo l'articolo 8 del D.L. 16/2012 (convertito con modificazioni dalla legge 26 aprile 2012, n. 44):

1) i costi documentati da fatture soggettivamente inesistenti sono sempre deducibili, a condizione, evidentemente che ricorrano le altre condizioni previste dal Tuir (inerenza, competenza)

2) i costi relativi a beni o prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di attività delittuose, non colpose, sono indeducibili (ai fini delle imposte dei redditi) solo dopo l'esercizio dell'azione penale da parte del pubblico ministero relativa al delitto a cui si riferiscono direttamente i beni acquistati (es. contraffazione eccetera)

3) i costi esposti in fatture oggettivamente inesistenti in quanto non sostenuti al fine di acquisire beni e servizi direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto, non rilevano ai fini dell'applicazione della norma in esame (la loro indeducibilità discende, infatti, direttamente dall'ordinaria applicazione delle regole di determinazione del reddito). Di conseguenza, ai sensi dell'art. 8 comma 2, non concorrano alla formazione del reddito oggetto di rettifica i componenti positivi direttamente afferenti a spese o altri componenti negativi relativi a beni o servizi non effettivamente scambiati o prestati, entro i limiti dell'ammontare non ammesso in deduzione delle predette spese.

Es. è indeducibile il costo afferente all'acquisto di merce di illecita provenienza, in relazione al quale il pubblico ministero abbia esercitato l'azione penale per il delitto di ricettazione previsto dall'articolo 648 del c.p.

Es. è deducibile il costo acquisto di cose di sospetta provenienza nei confronti del quale il pubblico ministero abbia ritenuto di procedere ai sensi dell'articolo 712 del c.p. per il reato contravvenzionale punito soltanto a titolo di colpa

Es. è indeducibile il costo sostenuto per la commissione/prezzo riconosciuto all'emittente (ad esempio, la cartiera) in cambio della predisposizione dei falsi documenti contabili

Es. è indeducibile il costo relativo alla corruzione di un pubblico ufficiale ai fini dell'aggiudicazione di un appalto pubblico anche se sostenuti nell'ambito dell'attività ordinaria dell'impresa (costi sostenuti per la commissione di un delitto non colposo)

Es. è indeducibile il costo rappresentato dalle spese postali sostenute per realizzare truffe.

Es. è indeducibile un costo indicato indebitamente nella dichiarazione annuale ai fini delle imposte dirette laddove questo non sia inerente all'attività del soggetto dichiarante (una società)

Imposta evasa – maggiore imposta dovuta

Esistono due diversi concetti di “imposta evasa”:

1)      amministrativo (prettamente fiscale)

2)      penale

1) Per il giudice amministrativo tributario, ai sensi dell'art. 1 co. 4 del D.Lgs. n. 471 del 1997, per maggiore imposta dovuta si intende la differenza tra l'ammontare del tributo liquidato in base all'accertamento e quello liquidabile in base alle dichiarazioni, ai sensi degli artt. 36 bis e 36 ter del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600.

2) Per il giudice penale la nozione di "imposta evasa" si ricava dalla lett. f) dell'art. 1 D.Lgs. n. 74 del 2000 e è data dalla differenza fra l'imposta globalmente ed effettivamente “dovuta” e l'imposta materialmente "indicata" nel modello dichiarativo.

Principio di specialità

Il legislatore introducendo l'art. 19 del D.Lgs. n. 74 del 2000[6] ha espressamente escluso l'ipotesi della cumulabilità della sanzione penale e della sanzione amministrativa prevista per la stessa violazione. Purtroppo, l'applicazione concreta di tale principio non è del tutto semplice, difatti:

1.    Il giudice amministrativo, applicando la nozione di propria competenza, potrebbe quantificare l'evasione per un importo inferiore alle soglie penali, e procedere all'applicazione, legittimamente, della sanzione amministrativa.

2.  Il giudice penale, applicando la nozione penale, e sulla base del principio del doppio binario, potrebbe contestualmente quantificare un'imposta evasa superiore alle soglie penali e quindi applicare, del pari legittimamente, la relativa sanzione penale.

Facciamo un esempio:

a. Aspetto amministrativo

  • Un contribuente presenta una dichiarazione fiscale indicando a titolo di Irpef 40.000 euro.
  • La sua dichiarazione viene liquidata per ulteriori 45.000 euro a causa di una serie di errori matematici presenti nel modulo (ai sensi artt. 36 bis e 36 ter).
  • Si accerta che il contribuente ha completamente occultato ulteriori 28.000 euro al fisco.

A questo punto avremo un'imposta globalmente dovuta di:

§         € 40.000 dichiarati

§         € 45.000 rettificati

§         € 28.000 occultati

per un totale di € 113.000.

In questo caso l'imposta evasa sarebbe di:

€113.000 € imposta globalmente dovuta –

€85.000 € imposta liquidabile (€ 40.000 dichiarati + € 45.000 rettificati)

per un totale di € 28.000

b. Aspetto penale

L'imposta evasa ai fini penali sarebbe del tutto diversa in quanto risulterebbe pari a € 73.000, somma derivante dalla differenza dell'imposta globalmente dovuta (€ 113.000), e l'imposta indicata spontaneamente in dichiarazione (€ 40.000). In sostanza ai fini penali non si tiene conto della rettifica artt. 36 bis e 36 ter.

 

Note di giurisprudenza sui concetti sopra richiamati

 

Mezzi Fraudolenti

In tema di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici prevista dall'art. 3, D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, per la realizzazione del mezzo fraudolento è necessaria la sussistenza di un "quid pluris" rispetto alla falsa rappresentazione offerta nelle scritture contabili obbligatorie e, cioè, una condotta connotata da particolare insidiosità derivante dall'impiego di artifici idonei ad ostacolare l'accertamento della falsità contabile.

Sez. 5, Sentenza n. 36859 del 16/01/2013

 

Concorso con il reato di occultamento delle scritture contabili

Il delitto di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici (art. 3 D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74) può concorrere con il reato di occultamento o distruzione di documenti contabili (art. 10 del citato d.lgs.), dovendosi escludere il concorso apparente di norme e il rapporto di genere a specie previsti dall'art. 15 cod. pen.

Sez. 3, Sentenza n. 12455 del 01/12/2011

 

Momento consumativo – ammortamento frazionato

In tema di reati tributari e finanziari, il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti è configurabile nel caso di un frazionamento in successive dichiarazioni annuali delle quote di ammortamento dell'importo di fatture per l'acquisto (inesistente) di beni strumentali ed è integrato da ogni dichiarazione nella quale vengono indicati i corrispondenti elementi passivi fittizi in detrazione dei redditi.

Sez. F, Sentenza n. 35729 del 01/08/2013

 

Sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente

È legittimo il sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente, di somme di denaro sottratte al pagamento dell'IVA dovuta, in quanto, per i reati tributari, la confisca di somme di denaro, beni o valori è consentita anche in relazione al profitto del reato. (Nella specie, si trattava di frode fiscale attuata mediante presentazione di una dichiarazione annuale in cui erano stati indicati elementi passivi fittizi derivanti da annotazione in contabilità di operazioni oggettivamente inesistenti, con sottrazione al Fisco del pagamento dell'IVA dovuta).

Sez. 3, Sentenza n. 25890 del 26/05/2010

 

Fatture e documenti modificati dall'utilizzatore

La fattispecie delittuosa dell'uso di fatture o altri documenti emessi e successivamente modificati dall'utilizzatore va ricondotta alla previsione di cui all'art 3 dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi

Sent. Cass. n. 30896 del 08.08.2001

 

A Martina



[1] D.lgs. 74/2000 - Art. 7. Rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio

1. Non danno luogo a fatti punibili a norma degli articoli 3 e 4 le rilevazioni nelle scritture contabili e nel bilancio eseguite in violazione dei criteri di determinazione dell'esercizio di competenza ma sulla base di metodi costanti di impostazione contabile, nonché le rilevazioni e le valutazioni estimative rispetto alle quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio.

2. In ogni caso, non danno luogo a fatti punibili a norma degli articoli 3 e 4 le valutazioni estimative che, singolarmente considerate, differiscono in misura inferiore al dieci per cento da quelle corrette. Degli importi compresi in tale percentuale non si  tiene conto nella verifica del superamento delle soglie di punibilità previste nel comma 1, lettere a) e b), dei medesimi articoli.

[2] D.lgs. 74/2000 - Art. 15. Violazioni dipendenti da interpretazione delle norme tributarie

1. Al di fuori dei casi in cui la punibilità è esclusa a norma dell'articolo 47, terzo comma, del codice penale, non danno luogo a fatti punibili ai sensi del presente decreto le violazioni di norme tributarie dipendenti da obiettive condizioni di incertezza sulla loro portata e sul loro ambito di applicazione.

[3] C.P. - Art. 158. Decorrenza del termine della prescrizione

1. Il termine della prescrizione decorre, per il reato consumato, dal giorno della consumazione; per il reato tentato, dal giorno in cui è cessata l'attività del colpevole; per il reato permanente, dal giorno in cui è cessata la permanenza.

[4] D.lgs. 74/2000 – Art 17 Interruzione della prescrizione

1. Il corso della prescrizione per i delitti previsti dal presente decreto e' interrotto, oltre che dagli atti indicati nell'articolo 160 del codice penale, dal verbale
    di constatazione o dall'atto di accertamento delle relative violazioni.

[5] All'art. 1 lettera b) del d.lgs. 74/2000 vengono definiti per "elementi attivi o passivi" le componenti, espresse in cifra, che concorrono, in senso 
      positivo  o negativo, alla determinazione del reddito o delle basi imponibili rilevanti ai fini dell'applicazione delle imposte sui redditi o sul valore 
      aggiunto.

[6] D.lgs. 74/2000 - Art. 19. Principio di specialità'

1. Quando uno stesso fatto è punito da una delle disposizioni del titolo II e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa, si applica la disposizione speciale. 32. Permane, in ogni caso, la responsabilità per la sanzione amministrativa dei soggetti indicati nell'articolo 11, comma 1, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, che non siano persone fisiche concorrenti nel reato.

 

(14/12/2014 - Giovanni Tringali)
Le più lette:
» Il peggior cliente che l'avvocato possa mai sperare di avere…
» Avvocati di successo: le sei abilità necessarie
» Paga il danno da alienazione parentale la mamma che non fa vedere il figlio all'ex
» Le tasse del defunto le pagano gli eredi
» Risarcimento in libri per la baby squillo dei Parioli
Commenta
con Facebook
 
Commenta
con disqus
Commenta con Disqus: Selezionando "Preferisco commentare come ospite" non serve password. Ultime discussioni
blog comments powered by Disqus
bottone newsletter Icona Facebook Icona Rss Icona Google plus Icona twitter Icona linkedin
Print Friendly and PDF