Sei in: Home » Articoli

Il mobbing familiare

sentenza avvocato giustizia martello bilancia
Il mobbing è una violazione di diritti tendenzialmente localizzata in ambito lavorativo che si sostanzia, secondo la definizione del più illustre teorico della materia, Heinz Leymann, in una particolare forma di vessazione, una “comunicazione ostile ed immorale diretta in maniera sistematica da uno o più individui (mobber) verso un altro individuo (mobbizzato) che si viene a trovare in una posizione di mancata difesa”,  conducendo ad una svalutazione della personalità della vittima e ad una definitiva estromissione, reale o virtuale della stessa, dal contesto in cui opera.

Com'è evidente, i comportamenti coercitivi o persecutori descritti possono essere estesi ad altri settori al di fuori dell'ambito prettamente lavorativo, tant'è che negli ultimi anni si parla sempre più spesso di “mobbing familiare”.

Non è raro constatare, infatti, come ogni giorno vengano denunciati atti di violenza, non solo fisica, ma verbale o psicologica, in contesti familiari che coinvolgono casi di separazione o, nel peggiore dei casi, si costruiscono attorno all'affidamento del figlio ad uno dei due coniugi.

Il mobbing familiare è da considerarsi come una delle principali cause di dispute in un contesto non lavorativo ma puramente sociale che, tuttavia, spesso viene ricondotto, in assenza di specifiche disposizioni di legge e data l'elevata difficoltà a portare in luce il fenomeno, se non nelle ipotesi tipiche di separazione o divorzio, ad un livello puramente civilistico nell'ambito della violazione degli obblighi di cui all'art. 143 e seguenti del codice civile, con il conseguente corollario di tempi di definizione decisamente lunghi che possono addirittura protrarsi per diversi anni.

Le cause principali del mobbing familiare

Quali sono le cause più comuni che contraddistinguono la disputa che conduce al mobbing familiare?

Non è semplice identificare ciò che ne costituisce il catalizzatore, ma, generalmente, il fenomeno si riscontra in contesti familiari difficili, in cui il perenne disaccordo sulle scelte di vita quotidiana induce a vere e proprie azioni mobbizzanti. Pratiche condotte all'interno di dinamiche relazionali, coniugali e familiari, problematiche, contraddistinte da intensa conflittualità soprattutto nei casi di separazione o divorzio, che si concretizzano in azioni e strategie (comportamenti o molestie psico-fisiche) finalizzate alla delegittimazione di uno dei due coniugi e alla conseguente estromissione dai processi decisionali inerenti la famiglia e, nello specifico, i figli.  


Le caratteristiche del mobbing familiare

In genere, il mobbing familiare si estrinseca in una forma di violenza poco visibile (silenzi, parole, inganni, indifferenza, umiliazioni, sopraffazioni, aggressioni verbali) prolungata nel tempo, avente il principale obiettivo di distruggere psicologicamente la vittima.

Nel mobbing familiare puro, il coniuge che ricopre il ruolo di mobber utilizza spesso espedienti strategici che traggono vantaggio dai vari punti deboli dell'altro. Gli stratagemmi adottati variano a seconda del livello di stress che il mobber vuole trasferire sulla vittima, la quale viene indotta in uno stato di violenza psicologica tale da abbandonare la casa coniugale. Spesso, in questi casi, il soggetto mobbizzato opta infatti per una separazione consensuale, che altro non rappresenta se non la volontà di porre fine ai conflitti di interesse con il proprio coniuge ed arrendersi piuttosto che subire un ulteriore carico di intimidazione, emarginazione dai processi familiari più comuni e persino umiliazione nei confronti della società.

Le tecniche di destabilizzazione messe in atto dal mobber non sono sempre riconoscibili, gli atteggiamenti molesti, infatti, raramente sfociano in una vera e propria violenza fisica o raggiungono la soglia dei reati disciplinati dalla legge, ma nel complesso procurano danni di una certa entità, sulla psiche del mobbizzato, sulla sua salute e sulla sua esistenza, causandogli la perdita dell'autostima, minandone seriamente la personalità e spingendolo nei casi più gravi anche a compiere gesti estremi.

Secondo diversi studi, il comportamento del mobber, nei confronti dell'altro coniuge, può provocare seri danneggiamenti anche nella psiche dei figli, causando la c.d. “sindrome da alienazione genitoriale”, il cui riconoscimento, tuttavia, oggi nelle Corti e nella comunità scientifica internazionale è oggetto di querelle.


Le tipologie di mobbing familiare

All'interno del mobbing familiare, diversi studiosi individuano due principali categorie: il mobbing coniugale e quello genitoriale.

Il primo viene identificato come un attacco ininterrotto e volontario (esternato attraverso reiterati giudizi offensivi, atteggiamenti irriguardosi, provocazioni continue e sistematiche, pressioni per abbandonare il tetto coniugale, imposizioni della propria volontà e così via) nei confronti dell'altro coniuge per spingerlo a decisioni che altrimenti non avrebbe condiviso, ovvero metterne in discussione il ruolo all'interno della famiglia.

Il mobbing genitoriale viene ricondotto, invece, nei comportamenti finalizzati ad escludere l'altro genitore dall'esercizio della propria genitorialità, in genere nelle situazioni di separazioni o divorzio, estrinsecandosi in sabotaggi continui delle frequentazioni della prole; emarginazione dai processi decisionali nei confronti dei figli; minacce e campagne denigratorie familiari e sociali.


Come difendersi

Il mobbing in famiglia è un fenomeno complesso, di difficile interpretazione anche sul piano probatorio, e l'elevata “cifra oscura” dei casi non rilevati o non denunciati certamente non aiuta.

Per di più, nell'ambito della comunità scientifica vi è ancora oggi chi nega al fenomeno un'autonoma rilevanza. Harald Ege, ad esempio, una delle menti più brillanti legate allo studio e definizione del termine mobbing, non lo riconosce: secondo il noto psicologo, il mobbing è una questione puramente incentrata su temi lavorativi e da essi non deve discostarsi per sfociare in tema familiare.

Tale opinione è tuttora oggetto di critiche e dibattiti ed ogni Paese adotta il proprio stile di pensiero.


In Italia, il fenomeno pur non ricevendo attenzione specifica dal legislatore, è entrato a far parte del vocabolario di dottrina e giurisprudenza. Il leading case in materia coincide con la sentenza della Corte d'Appello di Torino del 21 febbraio 2000 che, in una fattispecie di separazione con addebito, ha riassunto nella formula del mobbing, tutti quei comportamenti emarginanti o irriguardosi, le offese e le mortificazioni esternate in privato e in pubblico e, più sinteticamente, le azioni commesse in violazione “del principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi posto dall'art. 3 della Costituzione che trova nell'art. 29 la sua conferma e specificazione”.


In definitiva, a prescindere dal naming attribuito per descrivere la realtà dei comportamenti elencati, il fenomeno viene ufficialmente sanzionato come condotta illecita. Non resta, perciò, che attendere i futuri sviluppi della nuova frontiera del mobbing.

Print Friendly Version of this pagePrint Get a PDF version of this webpagePDF
(29/01/2014 - Nicolina Leone)
Le più lette:
» Diritto all'indennità di accompagnamento e Inps: la Cassazione accoglie la domanda
» Telefonia: Vodafone e 3 dovranno rimborsare i clienti
» Tribunale di Milano: i redditi in nero del marito non contano ai fini dell'assegno alla ex
» Avvocati: sanzioni fino a 30mila euro per chi non identifica i clienti
» Il rifiuto della notifica di un atto giudiziario
Commenta
con Facebook
 
Commenta
con disqus
Commenta con Disqus: Selezionando "Preferisco commentare come ospite" non serve password. Ultime discussioni
blog comments powered by Disqus
Newsletter f g+ t in Rss
Print Friendly and PDF