L'incaricato di un pubblico servizio

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martello L'art. 358 c.p. dispone che "agli effetti della legge penale, sono incaricati di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio". Il secondo comma, novellato dalla l. n. 86/90 e successivamente dalla l. n. 181/92, aggiunge che per "pubblico servizio deve intendersi un'attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici di questa ultima, e con esclusione dello svolgimento di semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale".

Dal dettato della norma emerge chiaramente che il pubblico servizio, pertanto, è assoggettato alla medesima disciplina inerente la funzione pubblica, difettando, tuttavia, dei poteri tipici che la connotano (ovvero quelli deliberativi, autoritativi e certificativi) ma richiedendo un'attività che non si esaurisca nella mera esecuzione di ordini o istruzioni altrui o nel dispiegamento della forza fisica. Ai fini del riconoscimento della qualifica di incaricato di pubblico servizio è richiesto, invece, un minimo di potere discrezionale, che implichi lo svolgimento di mansioni "intellettuali" in senso lato (Cass. n. 10138/1998; n. 467/1999).

In seguito alla novella apportata dalle leggi n. 86/90 e n. 181/92 all'art. 358 c.p., analogamente a quanto avvenuto per i pubblici ufficiali (art. 357 c.p.), anche la qualifica dell'incaricato di pubblico servizio non è più tradizionalmente legata al ruolo formale ricoperto dal soggetto all'interno della pubblica amministrazione, rilevando bensì la natura pubblicistica dell'attività svolta in concreto dallo stesso.
Come rilevato dalla Cassazione, infatti, "al fine di individuare se l'attività svolta da un soggetto possa essere qualificata come pubblica, ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 357 e 358 c.p., ha rilievo esclusivo la natura delle funzioni esercitate, che devono essere inquadrabili tra quelle della P.A. Non rilevano, invece, la forma giuridica dell'ente e la sua costituzione secondo le norme di diritto pubblico, né lo svolgimento della sua attività in regime di monopolio, né tantomeno il rapporto di lavoro subordinato con l'organismo datore di lavoro" (Cass. n. 11417/2003; n. 17109/2011).

Tipologie di incaricati di pubblico servizio


Sono pacificamente considerati incaricati di pubblico servizio: gli impiegati degli enti pubblici che collaborano con i pubblici ufficiali nell'opera da questi espletata e coloro i quali, pur senza formale investitura, esplichino di fatto un servizio pubblico, in ragione della connessione dell'attività con la funzione pubblica (Cass. Pen. n. 30177/2013); gli esattori delle società concessionarie di erogazione del gas; i custodi dei cimiteri; le guardie giurate.
Nel tempo, la giurisprudenza ha riconosciuto la suddetta qualifica anche: agli addetti alla riscossione delle tasse automobilistiche (Cass. n. 28424/2013); ai bidelli delle scuole, perché unitamente ai compiti materiali (di pulizia e manutenzione dei locali), collaborano con i dirigenti e il personale scolastico in materia di sicurezza (Cass. n. 4814/1993); agli operatori meccanici e motoristici degli uffici provinciali delle motorizzazioni, in ragione delle "competenze tecniche ed intellettuali" richieste per l'espletamento del servizio (Cass. n. 2233/2001); ai portalettere e agli impiegati postali addetti alla regolarizzazione dei bollettini dei pacchi (Cass. n. 46245/2012); ai farmacisti (Cass. n. 7761/1987; n. 4525/1991); ai sacerdoti (Cass. n. 12/2009) e ai conduttori di programmi televisivi (Cass. n. 5508/1996).
Al contrario, in funzione delle attività meramente materiali e di ordine espletate, la giurisprudenza di legittimità ha escluso che possa riconoscersi la qualità di incaricato di un pubblico servizio: ai dipendenti degli uffici giudiziari con funzioni di autista (Cass. n. 3282/1999); ai gestori di posto telefonico pubblico (Cass. n. 10973/1994); agli operai delle società di energia elettrica addetti al distacco della corrente (Cass. n. 2711/1996) e agli addetti ai parcheggi comunali (Cass. n. 9880/1998).
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