Il procedimento penale dinanzi al Giudice di Pace

   
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Indice di questa guida:
A cura di: Avv. Francesca Romanelli, Avv. Silvia Vagnoni e Avv. Enrico Leo

IL PROCEDIMENTO DAVANTI AL GIUDICE DI PACE

Cenni introduttivi e competenza:

Il procedimento dinnanzi al Giudice di Pace, regolato dal D.lgs. del 28 agosto 2000 n. 274, è stato introdotto al fine di attribuire alla competenza di questo giudice quei reati che sono considerati di "minore gravità".

L’art. 4 del suddetto decreto detta le regole circa la competenza per materia, stabilendo che la stessa ricorre per i seguenti delitti consumati o tentati: percosse (581 c.p.), lesioni personali perseguibili a querela di parte (art. 582 comma 2 c.p.); lesioni personali colpose, purché perseguibili a querela di parte e "ad esclusione delle fattispecie connesse alla colpa professionale e dei fatti commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative all’igiene del lavoro o che abbiano determinato una malattia professionale quando, nei casi anzidetti, derivi una malattia di durata superiore a venti giorni" (art. 590 c.p.); omissione di soccorso (art. 593 co. 1 e 2 c.p.) ingiuria (art. 594); diffamazione (art. 595 commi 1 e 2 c.p.); minaccia (612 comma 1 c.p.); furti punibili a querela dell’offeso (art. 626); sottrazione di cose comuni (art. 627 c.p.); usurpazione (art. 631 c.p.), purché si tratti di delitto perseguibile a querela di parte; deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi (art. 632 c.p.), purché si tratti di delitto perseguibile a querela di parte; invasione di terreni ed edifici (art. 633 comma 1 c.p.), purché si tratti di delitto perseguibile a querela di parte; danneggiamento (art. 635 comma 1 c.p.); introduzione ed abbandono di animali nel fondo altrui e pascolo abusivo (art. 636 c.p.), purché si tratti di delitto perseguibile a querela di parte; ingresso abusivo nel fondo altrui (art. 637 c.p.); uccisione o danneggiamento di animali altrui (art. 638 comma 1 c.p.); deturpamento e imbrattamento di cose altrui (art. 639 c.p.); appropriazione di cose smarrite, del tesoro o di cose avute per errore o caso fortuito (art. 647 c.p.).

L’art. 4 inoltre prevede la competenza per materia del giudice di pace per alcune contravvenzioni del codice penale e per alcuni delitti consumati e tentati e contravvenzioni indicate in determinate leggi speciali.

Per quanto attiene invece la competenza per territorio, l’art. 5 del D.lgs. 274/2000 stabilisce quale criterio per individuare il giudice competente, quello del luogo in cui il reato è stato consumato.

Peculiarità del procedimento:

Indagini preliminari:

Una volta acquisita la notizia di reato, le indagini preliminari sono compiute del tutto dalla polizia giudiziaria. Questa, entro quattro mesi, ne riferisce l’esito, mediante relazione scritta, al PM (art. 11 D.lgs.) e, se la notizia risulta fondata, "enuncia nella relazione il fatto in forma chiara e precisa, con l’indicazione degli articoli di legge che si assumono violati", e chiede al PM "l’autorizzazione a disporre la comparizione della persona sottoposta alle indagini dinnanzi al giudice di pace" (art. 11 D.lgs.).

Il termine per la chiusura delle indagini preliminari è fissato in quattro mesi che decorrono dall’iscrizione della notizia di reato (art. 16 D.lgs.).

Non è prevista la figura del G.I.P., le cui attribuzioni sono affidate ad un giudice di pace "del luogo ove ha sede il tribunale del circondario in cui è compreso il giudice territorialmente competente" (art. 5 comma 2 e 19 D.lgs).

Citazione a giudizio:

Una volta terminate le indagini, il PM potrà o richiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale, "formulando l’imputazione e autorizzando la citazione dell’imputato" (art. 15 D.lgs.)

In quest’ultima ipotesi la polizia giudiziaria provvede a citare l’imputato dinnanzi al giudice di pace.

Il D.lgs. 274/2000, inoltre, prevede la possibilità per la persona offesa dal reato di chiedere direttamente con ricorso al Giudice di pace la citazione a giudizio della persona alla quale il reato è attribuito: tale facoltà è ammessa nei soli casi di reati perseguibili a querela (art. 21 D.lgs.).

Il ricorso va comunicato al PM; dopodichè va presentato a cura dell’istante nella cancelleria del giudice territorialmente competente, entro il termine di tre mesi dalla notizia del fatto che costituisce reato, unitamente alla prova dell’avvenuta comunicazione (art. 22 D.lgs.)

Se la parte offesa ha inoltre intenzione di costituirsi parte civile, deve farlo, a pena di decadenza, con la presentazione del ricorso medesimo (art. 23 D.lgs.).

Il giudice di pace, quando ritiene che il ricorso non sia inammissibile o manifestamente infondato, che non ricorra un’ipotesi di incompetenza per materia o per territorio, convoca le parti in udienza entro il termine di venti giorni dal deposito del ricorso (at. 27 D.lgs.).

Il decreto e il ricorso vanno notificati a cura del ricorrente al PM, alla persona citata in giudizio e al suo difensore venti giorni prima dell’udienza (at. 27 D.lgs.).

Giudizio:

Una delle peculiarità di questo procedimento è data dal tentativo di conciliazione delle parti che il giudice di pace promuove all’udienza di comparizione, quando si tratta di reati perseguibili a querela. L’art. 29 del D.lgs. 274/2000 prevede inoltre che il giudice possa rinviare l’udienza, purché per un periodo non superiore a due mesi, al fine di favorirlo.

Se la conciliazione riesce, se ne redige processo verbale che attesta la remissione di querela o la rinuncia al ricorso e la relativa accettazione.

In questo caso verrà emessa sentenza di non doversi procedere.

In mancanza di conciliazione, si dichiara l’apertura del dibattimento prima della quale l’imputato è ammesso a presentare domanda di oblazione (art. 29 D.lgs.).

Dichiarata l’apertura del dibattimento, "se può procedersi immediatamente al giudizio, il giudice ammette le prove richieste escludendo quelle vietate dalla legge, superflue o irrilevanti" e invita le parti ad indicare gli atti che vanno inseriti nel fascicolo per il dibattimento, secondo le disposizioni previste dall’art. 431 c.p.p. (art. 29 D.lgs.).

L’art. 32 comma 1 del D.lgs. 274/2000 prevede inoltre che "sull’accordo delle parti, l’esame dei testimoni, dei periti, dei consulenti tecnici e delle parti private può essere condotto dal giudice sulla base delle domande e delle contestazioni proposte dal pubblico ministero e dai difensori".

Terminata l’acquisizione delle prove, il giudice pronuncia sentenza la cui motivazione è "redatta in forma abbreviata" e "depositata nel termine di quindici giorni dalla lettura del dispositivo", quando non è dettata direttamente a verbale.

Va considerato che per tutto ciò che non è previsto dal D.lgs. 274/2000 in questo tipo di procedimento si osservano, in quanto compatibili le norme contenute nel codice di procedura penale e nei titoli I e II del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, fatta eccezione per: l’incidente probatorio; l’arresto in flagranza e al fermo di indiziato di delitto; le misure cautelari personali; la proroga del termine per le indagini; l’udienza preliminare; il giudizio abbreviato; l’applicazione della pena su richiesta; il giudizio direttissimo; il giudizio immediato; il decreto penale di condanna.

Definizioni alternative al procedimento:

Gli art. 34 e 35 del D.lgs. 274/2000 prevedono due modalità di definizione alternativa del procedimento dinnanzi al Giudice di Pace che sono:

esclusione della procedibilità quando il fatto è di particolare tenuità;

estinzione del reato conseguente a condotte riparatorie.

Le sanzioni:

Dinnanzi al giudice di pace non trovano applicazione le pene detentive, ma solo quella pecuniarie e nei casi di maggiore gravità sono previste le sanzioni della permanenza domiciliare e del lavoro di pubblica utilità. Non è ammessa la sospensione condizionale della pena e l’applicabilità delle sanzioni sostitutive di cui alla legge 689 del 24 novembre 1981.

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