diritto soggettivo e interesse legittimo

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A cura di Maria Luisa Foti
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Le situazioni giuridiche soggettive del diritto amministrativo: diritto soggettivo e interesse legittimo

Per rapporto giuridico si intende ogni relazione fra due o più soggetti, regolata dal diritto. In un rapporto giuridico, vi è un soggetto attivo titolare di una posizione di vantaggio che può essere un diritto soggettivo, diritto potestativo o interesse legittimo, e quello passivo titolare di una situazione soggettiva passiva come ad esempio un obbligo, dovere, onere, soggezione.

Le posizioni che un soggetto assume all’interno di un rapporto giuridico sono le situazioni giuridiche soggettive.

Diritto soggettivo

Tra queste situazioni giuridiche soggettive del diritto amministrativo, troviamo il diritto soggettivo, posizione giuridica soggettiva di vantaggio che l’ordinamento attribuisce ad un soggetto, riconoscendogli determinate utilità in ordine ad un bene, nonché tutela degli interessi afferenti al bene stesso in modo pieno ed immediato. La tutela del diritto soggettivo è affidata al giudice ordinario (art.24, Cost.) e solo in alcune materie al giudice amministrativo, in base all’art.103 della Costituzione che prevede la cd. giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.

Si ha diritto soggettivo perfetto, ogni qualvolta, una norma di relazione (diretta a disciplinare comportamenti intersoggettivi), attribuisca ad un soggetto un potere diretto ed immediato per la realizzazione di un proprio interesse, a cui corrisponde un obbligo in capo a soggetti determinati o in capo a tutta la collettività.

Si hanno diritto cd. condizionati quando l’esercizio di essi è sottoposto ad una condizione risolutiva o sospensiva. Sono ipotesi in cui l’ordinamento acconsenta al sacrificio del diritto un soggetto per la realizzazione di un vantaggio della collettività, come ad esempio nel caso di espropriazione per pubblica utilità (D.P.R. 327/2001).

 

L’interesse legittimo

L’interesse legittimo è una situazione giuridica individuale che ha trovato riconoscimento nel nostro ordinamento, con la legge n.5992/1889 istitutiva della IV sez. del Consiglio di Stato. Esso è previsto dalla nostra Carta costituzionale che lo inserisce al fianco dei diritti soggettivi nell’art.24 assicurandogli la massima tutela davanti alla giustizia amministrativa. Viene poi inserito anche negli artt.113 in riferimento alla possibilità di impugnare gli atti della pubblica amministrazione dinanzi alla giurisdizione ordinaria o amministrativa. Infine nell’art.103 quando la costituzione afferma che gli organi della giustizia amministrativa hanno giurisdizione "per la tutela degli interessi legittimi". Tuttavia nessuno di questi citati articoli della Costituzione si occupa di dare un’espressa definizione del significato di interesse legittimo. La dottrina si è quindi preoccupata di trovare una definizione a questa situazione soggettiva. Secondo il Casetta, l’interesse legittimo può configurarsi come quella "situazione giuridica di vantaggio, costituita dalla protezione giuridica di interessi finali che si attua non direttamente e autonomamente, ma attraverso la protezione indissolubile e intermediata di un altro interesse del soggetto, meramente strumentale, alla legittimità dell’atto amministrativo e soltanto nei limiti della realizzazione di tale interesse strumentale".

Mentre il diritto soggettivo è una posizione autonoma in quanto prevista compiutamente da una previsione di legge, l’interesse legittimo, può essere espresso in termini di posizione non autonomia: l’utilità sperata dal titolare di questa posizione dipende dall’intermediazione provvedi mentale dell’amministrazione pubblica. Una delle caratteristiche dell’interesse legittimo è la differenziazione: il titolare di questa posizione giuridica individuale è colui che nei confronti dell’esercizio del potere pubblico si trova in una situazione differenziata rispetto ad altri soggetti. L’interesse legittimo può inoltre definirsi una situazione qualificata in quanto la norma che disciplina l’esercizio del potere pubblico prende in considerazione indirettamente l’interesse legittimo individuale che coincide con quello pubblico. Si pensi all’esempio di un concorso pubblico: nel caso in cui la P.A. violi le disposizioni che regolano l’esercizio del potere (norme di azione) attribuendo un punteggio inferiore ad un concorrente che non verrà quindi inserito nella graduatoria, questo soggetto può ricorrere al giudice amministrativo per avere l’annullamento dell’atto illegittimo. Dall’eliminazione dell’atto illegittimo (interesse primario alla legalità dell’azione amministrativa), consegue l’utilità che avrà il candidato una volta che, annullato l’atto illegittimo, verrà inserito nella graduatoria (interesse secondario). Questo soggetto sarà il titolare di un interesse legittimo pretensivo, di una situazione sostanziale individuale che si sostanzia in una pretesa del privato (nel caso di specie il soggetto esercita la pretesa di essere ammesso in graduatoria a fronte dell’eliminazione dell’atto illegittimo) e interessi legittimo oppositivi in cui il soggetti titolare si oppone all’adozione di determinati atti pregiudizievoli per la propria sfera giuridica, come nel caso del soggetto espropriato che si oppone al provvedimento di esproprio.

La dottrina ha elaborato vari criteri distinti gli tra interessi legittimi e diritti soggettivi. Un primo criterio, elaborato dal Guicciardi, si basa sulla natura della norma. Questa tesi parte dal presupposto che le norme si dividano in due categorie: norme di relazione che, attraverso un giudizio di relazione tra interessi diversi dei soggetti dell’ordinamento, tracciano una netta linea di demarcazione, tra sfera giuridica della P.A. e sfera giuridica dei privati. Verrà a configurarsi violazione di un diritto soggettivo nel caso in cui la P.A. violi quella linea di demarcazione invadendo la sfera del privato. Le norme di azione invece regolano l’esercizio di un potere della P.A. (precedentemente attribuito attraverso le norme di relazione). Si avrà violazione di un interesse legittimo nel caso in cui la P.A. violi questo tipo di norme.

Il secondo criterio si fonda sulla natura vincolata o discrezionale dell’attività esercitata. Nei confronti di un’attività vincolata, il privato vanterà un diritto soggettivo. Al contrario, nel caso di attività discrezionale il cittadino può vantare solo un interesse legittimo.

L’ultimo criterio è basato sula distinzione tra carenza di potere o cattivo esercizio del potere: tutte le volte in cui si lamenti un cattivo uso del potere, si farà valere un interesse legittimo. Mentre nel caso in cui si voglia contestare l’esistenza stessa del potere in capo all’amministrazione, si farà valere un diritto soggettivo.

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