Studio Cataldi: notizie giuridiche e di attualitą


Opposizione agli atti esecutivi

Guida di procedura civile > Cap. 4 "Il processo di esecuzione" > Opposizione agli atti esecutivi

L'opposizione agli atti esecutivi è detta anche opposizione formale. Con essa si contesta la modalità di svolgimento dell'esecuzione. Poichè riguarda i singoli atti esecutivi, è maggiore il numero dei soggetti legittimati ad avvalersene (legittimati attivi) rispetto a coloro che possono proporre l'opposizione all'esecuzione. I legittimati attivi sono il debitore, il terzo proprietario, ma anche tutti coloro che sono destinatari degli atti esecutivi e quindi interessati alla loro rimozione. Sono, invece, legittimati passivi ossia subiscono l'opposizione, oltre la parte istante, anche i creditori intervenuti. Gli altri interessati sono litisconsorti necessari ovvero devono essere necessariamente coivolti nel giudizio di opposizione a pena di nullità.

Con questo tipo di opposizione si contesta la legittimità del modo con cui l'esercizio dell'azione esecutiva è avvenuto o è stato preannunciato, cioè si contesta la regolarità formale del singolo atto. Quando la contestazione riguarda la regolarità formale del titolo esecutivo o del precetto, prima che l'esecuzione sia iniziata (non c'è ancora la notifica del pignoramento), la connessa opposizione va presentata avanti al giudice dell'esecuzione competente per territorio se vi è stata elezione di domicilio o dichiarazione di residenza nel relativo comune da parte del creditore istante. In caso contrario l'opposizione al precetto va depositata presso il giudice del luogo in cui l'atto stesso è stato notificato e le notifiche alla parte istante si fanno presso questa cancelleria. L'opposizione è costituita da atto di citazione e deve essere notificata al procedente entro 20 giorni (termine tassativo) dalla notifica del titolo esecutivo o del precetto all'opponente (art. 617, comma 1, c.p.c.). Come per il caso dell'opposizione all'esecuzione, anche qui il giudizio di opposizione si svolge secondo le norme che regolano la cognizione e la sentenza risolutiva emessa non è impugnabile (art. 618, comma 3, c.p.c.).

Qualora l'esecuzione sia già iniziata, l'opposizione al titolo esecutivo e al precetto che non possa essere stata proposta prima, alla loro notificazione e ai singoli atti di esecuzione, si presenta al giudice dell'esecuzione. Anche in questo caso il termine perentorio per il deposito è di 20 giorni dal primo atto di esecuzione (ossia dalla notifica del pignoramento) se si tratta di opposizione al titolo esecutivo o al precetto oppure dal giorno in cui i singoli atti esecutivi sono stati compiuti (art. 617, comma 2, c.p.c.). La perentorietà del termine di deposito dell'atto di opposizione implica che se lo stesso decorre inutilmente non sarà più possibile far valere la contestazione e l'esecuzione forzata seguirà il proprio corso normalmente. Nei casi di esecuzione già avviata, l'opposizione è costituita da ricorso, il quale deve essere depositato presso la cancelleria del giudice dell'esecuzione.

Nel caso di opposizione agli atti successiva all'inizio dell'esecuzione è il giudice dell'esecuzione che si occupa di tenere la prima udienza cognitiva. A questo scopo fissa, con decreto redatto in calce al ricorso, l'udienza di comparizione delle parti avanti a sè (udienza a cui si applicano ex art.185 disp. att. c.p.c. le norme che disciplinano il rito camerale) e il termine perentorio entro cui l'opponente deve notificare all'opposto il ricorso e il decreto. Il giudice, nei casi urgenti, emana anche i provvedimenti ritenuti opportuni (art. 618,comma 1, c.p.c.).

Nella predetta udienza di comparizione delle parti, il giudice emana quei provvedimenti che ritiene non dilazionabili oppure sospende l'esecuzione. Può anche revocare quelle disposizioni urgenti già eventualmente emanate. In ogni caso fissa un termine perentorio entro cui la parte opponente deve introdurre il giudizio di merito previa iscrizione a ruolo della causa stessa. Questa sarà decisa con sentenza definitiva non impugnabile (art. 618, comma 2, c.p.c.).    

In definitiva la caratteristica dell'opposizione agli atti esecutivi, come avviene per quella all'esecuzione, è la sua struttura a due fasi: la prima è costituira dall'udienza camerale che si tiene davanti al giudice dell'esecuzione, mentre la seconda si svolge con le regole proprie del giudizio di cognizione. 


« Opposizione alla esecuzione L'opposizione di terzo nel processo esecutivo »



Vuoi pubblicare un nuovo argomento o una tesi?
scrivi alla redazione




In vetrina