Lo sport come strumento di inclusione delle persone diversamente abili: la normativa e la funzione sociale

Lo sport come strumento di inclusione

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La tutela dei diritti dei disabili passa anche attraverso la possibilità di praticare uno sport. L'attività sportiva, infatti, è un grande strumento di inclusione e di integrazione per tutti coloro che vengono lasciati ai margini della società, comprese le persone con disabilità. Ecco perché è importante garantire a chi è considerato diverso la possibilità di esprimere le proprie capacità attraverso l'attività sportiva.

Normativa

Esistono diverse norme, sia nazionali che internazionali, che tutelano tale diritto:
- Carta Internazionale dello Sport e dell'Educazione Fisica dell'UNESCO (Parigi, 1978);
- Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (ratificata in Italia nel 2009). All'articolo 30 parla esplicitamente di partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi e allo sport;
- Decreto Legislativo 43 del 27 febbraio 2017. Tale decreto costituisce il Comitato Italiano Paralimpico e gli riconosce il ruolo di ente di riferimento principale per le attività sportive che vengono praticate dalle persone disabili.

Funzione sociale dello sport

Lo sport non è soltanto la possibilità di offrire alle persone diversamente abili di cimentarsi in un'attività sportiva, ma anche e soprattutto quello di combattere gli stereotipi negativi legati alle loro abilità e alla loro intelligenza motoria.
Per la persona con disabilità lo sport è il primo passo decisivo verso l'integrazione sociale perché induce l'individuo ad interagire con l'ambiente in maniera sicuramente molto più articolata rispetto a quanto richieda la vita di tutti i giorni.
Perché è l'appartenenza ad una squadra sportiva che favorisce nelle persone con disabilità l'adozione di determinati ruoli, rafforzando in loro l'identità personale attraverso la conoscenza degli altri.
La società odierna vive in bilico tra una sfrenata ricerca della perfezione, evidenziata dall'esaltazione mediatica di modelli orientati all'eccellenza dei risultati in ambito sia lavorativo sia sportivo, e un'attenzione sempre più mirata nei confronti di quanti faticano ad adattarsi a un ambiente che non soddisfa le loro esigenze. Tra questi ultimi rientrano le persone con disabilità
Dallo sport bisogna quindi aspettarsi molto perchè la politica passa attraverso i suoi vettori di comunicazione e lo sport è uno di questi vettori della politica, intesa non come partiti ma come convivenza in una polis.
Lo sport educa ai valori autentici della vita, allena ad affrontare le difficoltà e fornisce gli strumenti per poterle risolvere, insegna a rialzarsi e riprendere la corsa.

Lo sport: vero strumento d'inclusione

Lo sport risulta dunque importante strumento di integrazione ed inclusione di tutte le persone a rischio di emarginazione, tra cui le persone con disabilità, facendo loro conoscere il proprio corpo in tutte le potenzialità, ponendolo in un'ottica positiva da valorizzare e far esprimere e non come ostacolo e impedimento; in tal senso rivoluziona il loro punto di vista, fornendo speranza e nuovi obiettivi. Importante è anche la presa consapevolezza della possibilità di offrire opportunità di arricchimento personale per tutti in un contesto motorio non standardizzato.
Questo è possibile attraverso la costruzione di un setting in cui l'attività motoria e sportiva educativa non è costruita ad hoc per il disabile con il supporto compiacente di normodotati, ma è sviluppata per l'accompagnamento di ogni persona, non si pone come specialistica e specializzata per categorie predefinite e separate, perché è proprio nell'incontrare il diverso, nell'interagire, nel testimoniare la differenza che ognuno svela le proprie potenzialità e trova nuovi stimoli alla crescita. "Integrare è far sì che qualcosa interagisca e si interconnetta con qualcos'altro, senza lo spostamento dell'attenzione su uno dei due poli, ma facendo nascere qualcosa di nuovo e di più significativo che valorizzi i vari punti di vista per costruire un approccio complessivo e unitario Non significa dunque lavorare su un solo soggetto e sul suo cambiamento, ma innescare il cambiamento dei due soggetti e/o gruppi di riferimento, in un contesto valorizzante. Si tratta di un nuovo spazio educativo e sociale, collocato nelle dinamiche delle rappresentazioni collettive, in una logica di life long, ovvero per tutta la vita. Integrare presuppone un processo comunque di interazione di "azioni tra" più soggetti in cui ciascuno, non si pone per categorie predefinite e separate, perché è proprio nell'incontrare il diverso, nell'interagire, nel testimoniare la differenza che ognuno svela le proprie potenzialità e trova nuovi stimoli alla crescita.
Il cooperare tra di loro, la comprensione del compito motorio e il lavoro di gruppo deve essere svolto a steps e con una certa propedeuticità. Lo scopo è basato sulla sperimentazione in modo pratico di alcuni momenti di lezione con particolare attenzione alla sfera mentale.

Conclusioni

Unire in un campo sportivo normodotati e soggetti diversamente abili permette ai primi di andare oltre le apparenze e di cogliere la specificità di ciascuna persona con disabilità, comprendendo così che ha una sua storia e un bagaglio di qualità che non possono essere messe in luce dall'etichetta generale di "disabile". Questo processo risulta più facile e veloce nel contesto di una partita sportiva, dove è necessario comunicare e interagire con i compagni sin da subito. Un momento sociale che dà la possibilità di sviluppare un doppio processo di integrazione. Ritengo che lo sport abbia fatto molto, forse indirettamente, per il mondo delle disabilità, perché arrivare ad associare il diversamente abile all'idea di "atleta" significa ritenerlo capace di impegno, rispetto, lealtà, forza, coraggio e costanza. Essere atleti vuol dire saper vincere con umiltà e saper perdere sapendosi rialzare, saper affrontare ogni sfida con la giusta convinzione, conoscere se stessi e avere fiducia nelle proprie potenzialità, essere consapevoli di costituire una risorsa per gli altri e di dover impegnarsi a fondo per raggiungere un obiettivo. Mi piace quindi pensare che lo sport possa dare al soggetto disabile la capacità di affrontare con la giusta grinta e determinazione, e con una sufficiente consapevolezza delle proprie capacità e potenzialità, le difficoltà in cui è costretto a vivere. Lo sport, piano piano, sta contribuendo a mutare il comune modo di intendere la disabilità e forse un giorno si arriverà a parlare di atleti disabili chiamandoli semplicemente "atleti", perché inclusione è cercare qualcosa che rispetti la dignità e valorizzi le capacità di tutti: sia disabili che normodotati. Come?
- Diversificando i ruoli (ruoli differenziati), cioè attribuire i ruoli adatti alle capacità reali di ciascuno;
- Modificando le regole di uno sport già esistente (come ad esempio il Baskin) oppure inventare uno sport completamente nuovo. Cambiare la regola è necessario per rendere il livello dei giocatori equo e il gioco accessibile a tutti. Esempi nella pallavolo: variare l'altezza della rete per i disabili, variare la dimensione delle zone di campo da difendere per i disabili (non è assistenzialismo, perché il disabile deve comunque garantire che la palla non cada a terra), cambiare il numero dei tocchi del pallone, ecc.
Lo specchio della nostra società deve essere in grado di trasmettere modelli di vita e pratiche di comportamento più o meno virtuose. La disciplina, poi, è uno dei valori maggiormente legati alla pratica sportiva.

AVV. MARIA CARMELA CALLA'

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