La Cassazione ricorda che chi viene condannato per reati di associazione di stampo mafioso e collegati non ha diritto al gratuito patrocinio a meno che non superi la presunzione reddituale
Uomo dietro le sbarre

Presunzione legale superamento limiti gratuito patrocinio

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Con la sentenza n. 29469/2020 (sotto allegata) la Cassazione respinge il ricorso di un condannato al 41 bis, a cui è stata negata l'ammissione al gratuito patrocinio perché, come chiarito nella motivazione, non è riuscito a fornire le prove necessarie a superare quanto previsto dall'art. 76 comma 4 bis del Dpr n. 115/2002. La norma prevede infatti che per i condannati per reati di associazione mafiosa vale la presunzione legale del superamento dei limiti reddituali previsti per essere ammessi al patrocinio gratuito salvo prova contraria. Per chi quindi non riesce a provare la propria condizione di difficoltà economica, come nel caso di specie, non può essere ammesso al beneficio.

La pronuncia chiude una vicenda processuale che ha inizio quando il Tribunale di sorveglianza rigetta l'opposizione al decreto che dichiara inammissibile l'istanza per l'ammissione al patrocinio gratuito a spese dello Stato. Il richiedente è infatti è stato condannato per gli illeciti penali compresi nell'art. 76, comma 4 bis del Dpr n. 115/2002, che contempla anche il reato di associazione di tipo mafioso e quelli commessi per agevolare queste attività, in relazione ai quali sussiste una presunzione del superamento dei limiti reddituali richiesti per l'ammissione, che può essere superata solo con la prova contraria, che nel caso di specie però non è stata fornita.

Provato lo stato di indigenza il detenuto al 41 bis ha diritto al patrocinio gratuito

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L'istante nel ricorrere in sede di legittimità solleva un unico motivo di doglianza, richiamando la sentenza n. 139/2020 della Corte Costituzionale e facendo presente che il suo stato di indigenza è dimostrabile dai documenti depositati e dagli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza.

Il ricorrente inoltre non ha collegamenti con l'associazione mafiosa di provenienza, come desumibile anche dai rari colloqui con i familiari e dal regime carcerario del 41 bis ord. pen. a cui è sottoposto.

Senza prova contraria chi commette reati di mafia non beneficia del gratuito patrocinio

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La Cassazione con la sentenza n. 29469/2020 dichiara però il ricorso del condannato inammissibile.

Per superare la presunzione legale contemplata dall'art. 76 del dpr 115/2002, che ritiene il reddito di coloro che sono stati condannati per il reato di associazione mafiosa "superiore ai limiti previsti", il ricorrente avrebbe dovuto allegare elementi di fatto concreti per dimostrare le sue reali condizioni economiche.

Onere che però non è stato assolto in nessuna sede. Il ricorrente si è limitato infatti ad affermare di aver depositato dei documenti, senza però fornire elementi in grado di supportare la presunzione. Non rilevano a tale fine i rari colloqui con i familiari e i controlli della Guardia di Finanza, che si riferiscono a un precedente procedimento. La doglianza appare pertanto generica e insufficiente e il ricorso è quindi inammissibile.

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Foto: 123rf.com
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