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La Cassazione nega i domiciliari a Brusca

Nel caso del boss, secondo i giudici della Suprema Corte, la collaborazione non è sufficiente ad indicare "specifici elementi di resipiscenza" e quindi di ravvedimento per concedere gli arresti domiciliari
prigione detenuto

di Gabriella Lax - La sola collaborazione e l'assenza di attuali collegamenti con la mafia non presume un ravvedimento. In base a questo principio la Suprema Corte, con la sentenza n. 35217 del 24 luglio scorso, ha negato i domiciliari a Giovanni Brusca, boss mafioso pentito, ratificando la decisione dell'ottobre 2017 presa dal tribunale di sorveglianza di Roma. Brusca sta scontando una pena a 30 anni che terminerà nel 2022. Al boss non è stato dato l'ergastolo in base ai benefici riconosciuti per la sua collaborazione.

La Suprema Corte nega gli arresti domiciliari a Brusca

Già lo scorso ottobre, il tribunale di sorveglianza di Roma aveva negato il beneficio, osservando nell'ordinanza «come il ravvedimento non potesse tuttora ritenersi di pregnanza tale da giustificare la de-istituzionalizzazione, in relazione ad una revisione critica che gli operatori penitenziari valutavano meramente assertiva e a un atteggiamento del condannato di carattere "pretensivo" e comunque insoddisfacente sotto il profilo riparativo». Infatti, proseguiva il provvedimento «Al di là della verbalizzata sensibilità confronti delle vittime non vi sarebbe stato alcun passo concreto nei loro confronti, né alcuna effettiva disponibilità al risarcimento, anche di tipo simbolico». Sullo stesso binario viaggia la recente sentenza.

La Cassazione, ancora in precedenza nel 2010, sempre a proposito di una richiesta di detenzione ai domiciliari aveva specificato che non bastava, nel caso di Brusca, la buona condotta in carcere e la partecipazione fattiva alle attività rieducative, sarebbero servite invece «più significative manifestazioni - come, ad esempio - concrete iniziative riparatorie nei confronti di quanti avessero subito le conseguenze dei reati commessi, dotate di forza e ampiezza tali da rivelare un serio intento di riconciliazione con a società civile cosi gravemente offesa».

No ai domiciliari a Brusca, i principi affermato dalla Cassazione

Per i giudici della Cassazione con la recente pronuncia, gli «specifici elementi di resipiscenza», nel caso di un soggetto della «caratura criminale» come il boss mafioso Brusca, «con la pregressa devianza», non bastano poiché devono essere sostenuti anche da «concrete iniziative riparatorie» che evidenzino «un serio intento di riconciliazione con la società civile così gravemente offesa». L'ultima sentenza conferma in punto che, per la concessione dei benefici penitenziari in favore dei collaboratori di giustizia «il requisito del "ravvedimento" non può essere oggetto di una sorta di presunzione, formulabile sulla sola base dell'avvenuta collaborazione e dell'assenza di persistenti collegamenti del condannato con la criminalità organizzata, ma richiede la presenza di ulteriori, specifici elementi, di qualsivoglia natura, che valgano a dimostrarne in positivo, sia pure in termini di mera, ragionevole probabilità, l'effettiva sussistenza».

Cass-35217-2018
(25/07/2018 - Gabriella Lax)

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