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Riforma penitenziaria: niente carcere fino a 4 anni

Approvata ieri dal Consiglio dei Ministri la riforma dell'ordinamento penitenziario in esame preliminare. Necessario nuovo passaggio nelle commissioni parlamentari
mano di ragazzo attaccato a rete carcere minorile
di Gabriella Lax - «Nessuna riforma "salvaladri"». E' tassativo il ministro della Giustizia Andrea Orlando al termine del Consiglio dei Ministri che ha dato il via libera al decreto attuativo di riforma delle carceri e chiarisce «è una riforma importante che rivede l'ordinamento penitenziario. Le pene dei ladri le abbiamo aumentate rispetto a quelle che c'erano». Maggiore possibilità per i detenuti di accedere alle misure alternative al carcere anche per chi ha un residuo di pena fino a 4 anni, sempre previa valutazione del magistrato di sorveglianza e fatta eccezione per il 41-bis. E' questa una delle principali previsioni contenute nel decreto legislativo di riforma dell'ordinamento penitenziario approvato ieri in secondo esame preliminare dal consiglio dei ministri.

Riforma dell'ordinamento penitenziario, le novità

Il Consiglio ha deciso, in secondo esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della legge sulla riforma della giustizia penale (legge 23 giugno 2017, n. 103), introduce disposizioni volte a riformare l'ordinamento penitenziario. Che cosa prevede la riforma? La ratio è quella di rendere più attuale l'ordinamento penitenziario previsto dalla riforma del 1975, per adeguarlo ai successivi orientamenti della giurisprudenza di Corte Costituzionale, Corte di Cassazione e Corti europee.

Le nuore regole puntano a ridurre il ricorso al carcere in favore di soluzioni che, senza indebolire la sicurezza della collettività, riportino al centro del sistema la finalità rieducativa della pena indicata dall'art. 27 della Costituzione; razionalizzare le attività degli uffici preposti alla gestione del settore penitenziario, restituendo efficienza al sistema, riducendo i tempi procedimentali e risparmiando sui costi; diminuire il sovraffollamento, sia assegnando formalmente la priorità del sistema penitenziario italiano alle misure alternative al carcere, sia potenziando il trattamento del detenuto e il suo reinserimento sociale in modo da arginare il fenomeno della recidiva; valorizzare il ruolo della Polizia Penitenziaria, ampliando lo spettro delle sue competenze. Il decreto è costituito da 6 parti, con altrettanti capi, dedicate alla riforma dell'assistenza sanitaria, alla semplificazione dei procedimenti, all'eliminazione di automatismi e preclusioni nel trattamento penitenziario, alle misure alternative, al volontariato e alla vita penitenziaria.

Il testo ha ottenuto il parere favorevole della Conferenza unificata e tiene conto dei pareri espressi dalle competenti Commissioni parlamentari con qualche correttivo, per cui dovrà tornare alle stesse per un nuovo esame.

Unione Camere penali: «Ora completare iter»

Soddisfatta per il testo l'Unione delle Camere penali italiane poiché «senza le modifiche indicate dalle commissioni Giustizia di Camera e Senato che, di fatto, avrebbero svuotato di significato la riforma che, contrariamente a quanto sostenuto da taluno, garantisce maggiore sicurezza ai cittadini, attuando principi costituzionali» adesso « l'iter per la formalizzazione dell'approvazione sia completato in tempi brevi».

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(17/03/2018 - Gabriella Lax) Foto: 123rf.com
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