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Mediazione e P.A.: Magnanelli, una chiave per risparmiare e ridurre i contenziosi

Intervista al vice segretario Unaep Andrea Magnanelli, in occasione del convegno di oggi a Roma
Andrea Magnanelli Unaep

di Gabriella Lax - La mediazione come strumento per favorire l'efficienza della macchina burocratica e consentire anche un risparmio in termini economici per gli enti pubblici. Di questo tema si è discusso oggi a Roma, nel convegno "Mediazione e pubblica amministrazione", organizzato da Unaep (Unione Nazionale Avvocati Enti Pubblici) (leggi: "Mediazione e P.A.: domani il convegno degli avvocati degli enti pubblici"). Ossigeno per i tribunali intasati dai contenziosi e un risparmio che si aggirerebbe sui dieci milioni di euro l'anno, solo per la realtà romana (v. i dati del dossier sotto allegato), questo l'obiettivo lanciato dall'Unione nel corso del convegno. Un obiettivo che potrebbe tramutarsi presto in realtà, partendo proprio dalla capitale, grazie all'"impegno" da parte del presidente dell'assemblea capitolina, Marcello De Vito, di portare in aula una proposta di regolamento che trasformi Roma in un esempio di efficienza per tutti.

Delle opportunità della mediazione nel mondo della Pubblica Amministrazione abbiamo discusso, a margine del convegno, con l'avvocato Andrea Magnanelli, vice segretario Unaep e segretario regionale del Lazio.

Da dove nasce l'idea del convegno?

«L'idea del convegno prende spunto da una mozione presentata ed approvata nel recente Congresso Nazionale Forense che si è tenuto lo scorso settembre a Rimini, con cui gli avvocati italiani hanno chiesto ai propri organismi rappresentativi di incentivare il ricorso alla mediazione in vario modo, incluso quello di ridurre le responsabilità che assumono i dipendenti di enti pubblici che decidano di accedere alla mediazione, responsabilità che possono essere anche di natura contabile (giudicata dalla Corte dei Conti) ed amministrativa».

Inizialmente l'idea stessa della "mediazione" aveva ingenerato timori nel mondo dell'avvocatura. Sono cambiate le cose oggi?

«Oggi l'avvocatura non ha più timore della mediazione (lo dimostra la mozione di cui parlavo prima) per varie ragioni: anzitutto perché la riforma del 2013 ha reso obbligatoria l'assistenza legale, riconoscendo il ruolo professionale insostituibile dell'avvocato. In questo ruolo rientra anche l'avvocato pubblico del quale l'ente deve obbligatoriamente avvalersi, se dotato di una propria avvocatura interna, in base ad una modifica richiesta proprio da UNAEP al Ministro Orlando in un incontro che egli volle fare con le associazioni su questo tema. Inoltre l'avvocatura ha capito che una soluzione più rapida delle controversie giova anche agli avvocati sotto vari profili, incluso quello di decongestionare i tribunali ed accelerare anche i processi ordinari. Naturalmente, ancora oggi non mancano voci discordanti, ma mi pare che comincino a diminuire. Anzi, adesso si parla di estendere l'istituto anche ai ricorsi davanti al giudice amministrativo».

In che modo la mediazione può servire alla macchina burocratica?

«Se mediazione significa semplificazione, questo giova anche alla burocrazia degli enti pubblici. Una più rapida soluzione delle controversie permette una più veloce gestione delle procedure amministrative e maggiori certezze anche per gli stessi funzionari pubblici nell'esercizio della propria attività».

Quali potrebbero essere le difficoltà (se ci sono) nell'utilizzo della mediazione in questi casi?

«Le difficoltà nascono anzitutto dalla necessità di organizzare i propri apparati burocratici in modo da adattarsi al nuovo istituto. C'è poi il tema della responsabilità personale, di cui la mozione che ho richiamato si è fatta carico, proponendo al legislatore di intervenire. Soprattutto, però, va onestamente riconosciuto che si tratta di un problema culturale. Occorre che tutti, avvocati, cittadini e amministratori pubblici comincino ad avere un approccio nuovo alle controversie comprendendo che si possono risolvere rapidamente e con reciproca soddisfazione con un po' di buona volontà. Nel tempo, se ne avvantaggerebbero tutti».

Ci sono stati riscontri positivi già messi in atto? Se sì, può farci qualche esempio relativo alla P.A.?

«Riscontri positivi, soprattutto quando una parte è una P.A., sono purtroppo pochissimi, proprio per le ragioni che ho detto. Timore per nuove responsabilità, approccio culturale, organizzazione. Il convegno vuole proprio essere l'occasione per sensibilizzare il legislatore e gli enti pubblici al tema, richiamando la loro attenzione su aspetti spesso trascurati. Basti pensare che, dopo le cosiddette linee guida emesse dal Dipartimento della Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio, ben pochi enti pubblici territoriali hanno seguito l'esempio e si sono preoccupati di fissare i criteri per l'accesso alla mediazione. Speriamo, continuando a discutere ed a trattare questi temi, che l'istituto possa trovare sempre più ampia applicazione. L'ho già detto: nell'interesse di tutti, pubblica amministrazione e cittadini. Ed anche degli avvocati».

In che modo potrebbe risultare un risparmio anche economico?

«Il risparmio economico è presto calcolato: anzitutto vi è la naturale riduzione delle reciproche pretese e, considerato che di solito l'ente pubblico è convenuto, significa risparmiare sul quanto effettivamente dovuto; si eviterebbero le spese di giudizio (i costi della mediazione sono solitamente assai inferiori); fino a 50.000 euro vi è l'esenzione dalla tassa di registro; accelerando la soluzione della lite, si riduce il tempo in cui decorrono gli interessi. Infine, va ricordato che se non si partecipa alla mediazione senza giustificato motivo, il giudice può condannare la parte assente ad una sanzione (che va a favore dell'erario) pari al contributo unificato dovuto per il giudizio, che in questo modo si finisce per pagare due volte».

Dossier Convegno Unaep
(06/04/2017 - Gabriella Lax)
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